TOP 10 ALBUM 2010 di Paolo “Barocciga” Nuzzi
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#10) Aloe Blacc Good Things [Stones Throw] Sia benedetta la Stones Throw e la sua fucina di talenti vecchi e nuovi, specie questo E. Nathaniel Dawkins, più noto come Aloe Blacc che dopo svariate collaborazioni in progetti collaterali di altri artisti della stessa scuderia ed un riuscitissimo esordio in chiave nu soul nel 2006, ritorna in forma smagliante con uno strepitoso disco di soul classico, tra Gil Scott-Heron, Curtis Mayfield, Bill Whiters e la Blaxplotation più acida. Da non credere alle proprie orecchie. |
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#9) Gonjasufi A Sufi And A Killer [Warp] Inaudito. E’ il termine più adatto per queste schegge impazzite di dub, psichedelia, hip-hop, rock, punk, musica orientale, soul e chi più ne ha più ne metta che è questo “A Sufi and a Killer”. Titolare delle musiche: Gaslamp Killer; suo singolare interprete: Gonjasufi alias Sumach Valentine, trent’anni, pelle olivastra, dreadlocks, di San Diego ma trapiantato nel Mojave, che sembra aver trovato la salvezza attraverso Yoga e meditazione, dotato di una voce roca, al catrame, ma soulful allo stesso tempo. Pazzesco. |
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#8) Paul Weller Wake Up the Nation [Island] Paul Weller è come il vino D.O.C.: più invecchia, più diventa buono. Questa nuova, meravigliosa uscita lo conferma a chiare lettere. E’ assolutamente terapeutico lasciarsi cullare in questo mare di Glockenspiel, fiati celestiali, wah-wah, chitarre sature, organi caldi e la voce suadente del Modfather. Che Dio ce lo conservi. |
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#7) Roky Ericson & Okkervil River True Love Cast Out All Evil [Anti/Chemikal Underground] Questo 2010 verrà ricordato per tante cose, non ultima il ritorno di un grandissimo sopravvissuto dei seventies e cappellaio matto di una delle più grandi formazioni di rock psichedelico di tutti i tempi: I 13th Floor Elevators. Rocky Erickson è vivo e lotta insieme a noi con i fidi Okkervil River a fargli da spalla in queste dodici toccanti e avvolgenti confessioni in musica a cuore e mente aperti. Mai un disco è stato così fortemente umano e catartico allo stesso tempo. Da amare senza riserve. |
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#6) Tamikrest Adagh [Glitterhouse] Se il 2009 è stato l’anno dei Tinariwen e del loro ipnotico, circolare desert blues, quest’anno la palma va di sicuro ai loro fratelli Tamikrest. Registrato nei gloriosi Bogolan Studio dell’immortale Ali Farka Tourè, in quel di Bamako, questo strepitoso disco consegna alla storia il sound Touareg, nonché la loro rivoluzione silenziosa. Non resta altro che lasciarsi conquistare anche da loro, così come era avvenuto a suo tempo con i Tinariwen. L’Africa chiama, non possiamo che rispondere. |
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#5) Wovenhand The Treshingfloor [Glitterhouse] David Eugene Edwards è semplicemente, senza timore di smentite, il più grande songwriter della sua generazione. Dai gloriosi 16 Horsepower sino ai Wovenhand la sua musica non ha mai perso di fascino, splendore, freschezza e profondità, anzi si è arricchita sempre più sino a questa stupefacente opera ultima: inaudito crocevia tra musica pellerossa, macedone, americana, greca e turca. Con testi poetici che hanno le sembianze di sermoni piuttosto che di canzoni, the Treshingfloor si colloca tra le migliori opere del folk-rock americano degli ultimi vent’anni nonché la migliore uscita a nome Wovenhand senza ombra di dubbio. Musica senza tempo. |
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#4) Erykah Badu New Amerykah Part Two: Return of the Ankh [Motown] Dopo quel juke box impazzito di hip hop, soul, funk che è “New Amerykah part one” sembrava quasi impossibile che Erykah Badu potesse replicarne gli ottimi esiti e addirittura stupire. Quanto è bello smentirsi. Sì, perché, non solo riesce nella difficile impresa di confezionare un disco assolutamente magnifico, ma addirittura supera il suo predecessore, virando verso sonorità più vintage, più classiche ma non di sicuro meno moderne. Una novella Billie Holiday che jamma con Miles Davis, i Wu-Tang Clan e Roy Ayers. Da perdere i sensi. |
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#3) Konono N°1 Assume Crash Position [2010 Crammed Discs] Non poteva esserci ritorno migliore per l’ensemble conogolese , titolare di una musica primitiva, ancestrale ma allo stesso tempo incredibilmente moderna. Protagonista assoluto, il likembe, mirabile pianoforte a pollice della regione sub-sahariana dal suono tintinnante, ipnotico, che trasporta l’ascoltatore in un limbo di sogni e visioni lisergiche in multicolor, come in preda agli effetti devastanti dell’acido. Musica immortale, senza tempo e senza spazio, da sprofondarci dentro. |
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#2) Micah P. Hinson And the Pioneer Saboteurs [Full Time Hobby] Con una ragione sociale coniata per l’occasione e un manipolo di musicisti nuovi di zecca, ritorna il giovane vecchio di Abilene, Texas, che risponde al nome di Micah P. Hinson. Echi Morriconiani, dolci nenìe alla Van Zandt e folli schegge quotidiane alla Elliott Smith si susseguono senza soluzione di continuità in questo disco-romanzo sulla perdita, la redenzione, la vacuità degli esseri umani e le follie della guerra. Micah canta delle miserie del mondo moderno, facendosi aiutare da uno dei più grandi poeti del secolo scorso, Walt Whitman. Il risultato è un disco che difficilmente verrà dimenticato, ma che troverà un suo posto privilegiato nella storia della musica che conta. L’erede di Townes Van Zandt non è né Steve Earle, né suo figlio Justin che del sommo maestro porta il nome, bensì lui: Micah P. Hinson, almeno secondo chi scrive. |
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#1) Gil Scott-Heron I’m New Here [XL] Gil Scott-Heron è tornato, risorgendo dalle sue ceneri come un’araba fenice, con i solchi nell’anima e il fuoco nel cuore. Il poeta ha conosciuto l’inferno, ma poi è tornato per raccontarcelo. Dub poetry affilata come una lama, jive fantascientifici e magma ribollente di elettronica il substrato, testi che sono il resoconto di una seduta psicanalitica, l’umbratile corollario. Infine la sua voce: roca, martoriata, ma così incredibilmente viva. Non si tratta di un semplice disco, ma di un’esperienza o meglio di una somma di esperienze. E’ il suono dell’anima che si stacca dal corpo e si libra in alto a contemplare le miserie dell’uomo e del suo operato, con un filo di speranza in un mondo migliore riposto tra i suoi anfratti. Un capolavoro assoluto senza se e senza ma. |
ASCOLTA ALCUNE TRACCE ESTRATTE DALLA NOSTRA CLASSIFICA:
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23 dicembre 2010 @ 13:15
Pensavo fosse ancor più strana invece appoggio. Anche se Gonjasufi non fa proprio pe rle mie orecchie
23 dicembre 2010 @ 14:41
fratello negro, la tua è la classifica di cui conosco più materiale. però non abbiamo neppure una posizione in comune (Erykah, Aloe, Gil e i Konono non sono riusciti ad entrare nella mia).
mi stupisce l’assenza degli Heliocentrics + Lloyd Miller, disco certamente molto bello ma che credevo davvero da perdere la testa dopo aver letto certi commenti entusiasti.
23 dicembre 2010 @ 15:24
Fratello Ghemison, il disco di Lloyd Miller è molto bello ma, a mio avviso, anche molto discontinuo. Ovviamente degustibus. Un gran peccato invece non avere inserito Ebo Taylor (di cui arriverà presto la recensione) ma quest’anno è uscita proprio musica bella ed è stato doloroso scegliere.
Yò!
26 dicembre 2010 @ 16:02
grande classifica per la barocciga, evviva a negritudine..i tamikrest mi interessano..ma non riesco mai a trovarli…