TOP 10 ALBUM 2010 di Bruno De Rivo
Genere: lists
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Menzione speciale #1
Massimo Volume, Cattive Abitudini, (La Tempesta)
Con loro il tempo si è fermato, è come se non fossero mai andati via.
Menzione Speciale #2
The Dead Weather, Sea Of Cowards, (Warner)
E’ immorale metterli sempre in ogni classifica. Però se anche loro cominciassero a fare cose brutte ci rednerebbero il compito più semplice.
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#10) The Morning Benders Big Echo [Rough Trade] Quella voce un po’ Starsailor, quel suono un po’ evanescente quasi low-fi. Un disco sorprendente, emozionale, intuitivo. Non piace subito, anzi, bisogna evitare di abbandonarlo frettolosamente. Questi californiani hanno passato del gran tempo nel deserto del mojave in cerca di ispirazioni. |
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#9) Tame Impala Inner Speaker [Modular] Questo quartetto psichedelico di Perth, Australia, lascia davvero a bocca aperta. Non sono solo la versione down-under dei Flaming Lips ma hanno anche tante idee che li spingono verso un suono da definire impavidamente new psychedelia. |
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#8) Serena-Maneesh S-M 2: Abyss In B Minor [ATP] Questi norvegesi sono davvero strani. Sembra che nel paese dei fiordi, i bastimenti carichi di dischi “shoegazer” siano arrivati l’altro ieri. E quindi vai con My Bloody Valentine, Ride, Lush, Chapterhouse. Un vero guaio se si ricorda con nostalgia quel periodo: l’amore al primo ascolto è praticamente assicurato. |
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#7) Best Coast Crazy For You [Mexican Summer] Si fa fatica ad abituarsi a questo sound quasi privo di bassi ed evanescente. Poi quel senso di splendida superficialità ci avvolge e ci fa pensare: why not? |
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#6) Isobel Campbell & Mark Lanegan Hawk [Vanguard] Come un falco nella notte questo album noir, di swing metropolitani dal retrogusto di sigaro e bourbon d’annata, si abbatte su di voi prima che ve ne possiate rendere conto. Isobel ed il suo prezzemolino Mark Lanegan vi conquisteranno con melodie struggenti e voci suadenti alla Tom Waits tenute insieme da strumentazioni essenziali e garbate. |
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#5) Il Genio Vivere Negli Anni X [Disastro] Alessandra Contini e Gianni De Rubertis non hanno inventato niente. Ci avevano già pensato i Krisma, Serge Gainsbourg e Jane Birkin, e Garbo. Eppure questo elektropop all’italiana piace davvero e vince lo scetticismo iniziale ad ogni giro di lettore. Lo si ascolta con sufficienza per poi sorprendersi a canticchiare sotto la doccia: Io ti voglio subito / ecco perchè dubito / di te. Il nome del duo non cela ambizioni e merita tutta l’attenzione del caso. E a spallate lascia fuori classifica molti blasonati colleghi. |
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#4) Kings Of Leon Come Around Sundown [RCA] I fratelli e cugini Followill hanno forse scoperto la pozione magica che cancella l’imprinting temporale dalle registrazioni moderne. In pratica un disco senza tempo né epoca. E’ davvero una virtù quella di astrarre un prodotto dal tempo in cui si colloca. Specie quando tutto sembra molto volatile, la musica è liquida, tutto si sfiora ma non lo si afferra mai. |
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#3) Les Savy Fav Root For Ruin [Frenchkiss] C’è chi frettolosamente li classifica come post-punk. Chi li vede come post-rock. Di fatto, oltre le facili etichette c’è molta storia della musica indie a stelle e strisce, dai Pixies ai Fugazi. Questo disco sprigiona energia positiva e mette di buon umore anche in giornate piovose tipicamente autunnali. Sembra fatto da chi ama la musica e se ne fotte dei risultati di botteghino. Bravo Tim Harrington, non hai il phisique du role ma trasmetti passione. |
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#2) Four Tet There Is Love In You [Domino] Si chiama in realtà Kieran Hebden, è di origine indiana anche se è nato a Londra. E un po’ si sente il profumo delle spezie del suo paese d’origine in questo disco che profuma di Sud londinese. Un turbinio di sussurri e campanellini vi avvolge e conquista immediatamente, tenuto insieme da una ritmica techno-house quasi di maniera. A condire il tutto una spruzzatina di dubstep et voilà, il piatto è servito (gioco di parole per un DJ). |
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#1) UNKLE Where Did The Night Fall [Surrender All] James Lavelle assieme a Pablo Clements ne ha combinata un’altra. Si è circondato dal solito gruppo di guest stars e ha sfornato un prodotto elektro-indie rock coi fiocchi. Con l’intento di stupire e di salire proprio lassù. Noi ci caschiamo, deboli come siamo al cospetto della voce suadente degli Sleepy Sun o di Joel Cadbury dei South (e dell’immagine di copertina). A decidere la posizione di classifica è stato più che altro il contatore degli ascolti del riproduttore, per il quale questo disco risulta in Heavy Rotation per parecchio tempo, battendo qualsiasi concorrenza. |
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