INTERVISTA CON TIGERS THAT TALKED

 
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10 Gennaio 2011
 

Il 2010 è stato il mio quinto anno come scrittore per Indieforbunnies e senza ombra di dubbio l’anno in cui ho ascoltato più dischi. Ho avuto la possibilità di gestire la MySpace Generation e scoprire tanti talenti nascosti in rete.

Gente che mette online qualche canzone non sapendo di suscitare in chi ascolta, magari a migliaia di chilometri di distanza, forti sensazioni, bellissime immagini, ricordi lontani. L’album che in assoluto più mi ha colpito in questo senso è sicuramente “The Merchant” dei Tigers That Talked, band di Leeds, arrivata finalmente a pubblicare il debut (a Novembre). Il disco, recensito anche su queste pagine, è un concentrato di sentimenti forti, una voce che culla e poi graffia, un violino che maschera la rabbia di chitarre elettriche e un suono orchestrale che non ha molto da invidiare a quello che tanto fece parlare gli addetti ai lavori anni fa a proposito “dei primi” Arcade Fire.

Gestazione lunghissima per la pubblicazione, è vero, ma è vero anche che questa produzione è un gioiello purissimo di classe pop, nonché sicuramente l’album dell’anno per chi scrive. Di conseguenza questa è, sempre a mio avviso, anche la band MySpace dell’anno. Ho scambiato quattro chiacchiere con Jamie Williams (che qui risponde alla maggior parte delle domande) e il resto del gruppo.

Buona lettura!

Ciao ragazzi, dove siete al momento e cosa stavate facendo prima di aprire le domande di questa intervista?
Ciao Giov, dunque, siamo seduti a uno dei tavoli di un pub qui in Leeds dopo aver passato tutta la notte a registrare nuove canzoni. Per ragioni sconosciute nel pub è presente anche l’attore James Nesbitt.

Diteci dove e come avete dato il via al vostro progetto musicale, magari se potete spiegate anche l’origine del nome del vostro gruppo…
Il nome deriva da un libro chiamato “In Watermelon Sugar” scritto da Richard Brautigan, uno scrittore degli anni sessanta americano. Lui descriveva questo branco di tigri che suonavano una musica bellissima sulla riva di un fiume ma erano anche allo stesso tempo selvagge e pericolose come ci si immagina ogni tigre. Per quanto riguarda il gruppo, tutto è cominciato 3 anni fa ma a dire il vero è da poco che abbiamo realizzato pienamente che vogliamo essere musicisti, quindi per noi non sembra passato molto tempo.

Mi sembra di capire che recentemente, durante gli ultimi anni, stia succedendo qualcosa di veramente affascinante in Yorkshire per la musica rock. Tantissime band, così tanti musicisti di talento e idee affascinanti. Lo Yorkshire è oggi “il posto dove essere” in Inghilterra per la musica pop rock?
Si beh, direi che ci sono molte band valide al momento in Yorkshire come i Wild Beasts o i Blue Roses ma non sono sicuro del fatto che lo Yorkshire sia ancora al centro di tutto come lo era quattro anni fa con i vari Pigeon Detectives, Arctic Monkeys, Cribs, Kaiser Chiefs eccetera, però sono convinto che stiano uscendo cose ben più interessanti di allora attualmente dalla nostra regione.

Ah ok, allora la domanda viene naturale: ci sono nuove band provenienti dallo Yorkshire che a vostro avviso andrebbero menzionate?
Assolutamente si, Sam Airey e Paul Thomas Saunders che sono due grandissimi talenti o anche Laura J Martin che usa il flauto e una macchina che crea strani loop. Sicuramente da ascoltare!

La vostra musica è gentile, romantic, incazzata e anche parecchio cupa. Ascoltando “The Merchant” mi vengono in mente i Coldplay, i Radiohead, i Muse, gli Smiths, Magnet e i Veils, giusto per dirne qualcuna. Quali gruppi reputate fonte di ispirazione per la vostra musica?
Sicuramente i Radiohead e gli Smiths hanno giocato un ruolo fondamentale per noi e hanno avuto un forte impatto. Hai detto bene. Romanticismo e rabbia: ci sono nelle due band appena citate in maniera forte ed è quello che cerchiamo di raggiungere anche noi con la nostra musica. Ma per noi anche altre band sono fonte di ispirazione; gente come Queens Of The Stone Age o The National, tanto per citarne un paio. Ecco direi che nel gruppo ognuno ha gusti diversi in fatto di band, ma per quanto riguarda la musica rock quelli su cui ‘concordiamo tutti’ sono i seguenti: Pixies, Smashing Pumpkins e Queens of the Stone Age.

Descrivete la vostra musica usando solamente 5 parole.
Making love to your iPod

“The Merchant” viene dopo un lunghissimo periodo di attesa. Ricordo che la Bad Sneakers Recors (The Rosie Taylor Project, Wild Beasts, The Sugars) mi spedì il promo del vostro primo singolo ben due anni fa. Che cosa è successo durante tutti questi mesi?
Si è vero. Ci siamo chiusi per moltissimo tempo a scrivere in studio e proprio adesso abbiamo finite di scrivere il secondo album che registreremo l’anno prossimo e che vedrà la luce in tempi molto più brevi di quelli utilizzati per il debut. Abbiamo imparato tantissimo riguardo la scrittura dei pezzi e anche tecnicamente siamo migliorati proprio durante le registrazioni di “The Merchant”. È anche vero che la cosa è stata frustrante perché con tempi così lunghi all’inizio avevamo l’attenzione di Radio 1, dell’NME e di vari altri media. Ma non ci importa, riguadagneremo tutto con queste canzoni e andremo sicuramente ben oltre perché le nuove canzoni ce lo consentiranno. Vedrai.

Il disco è semplicemente affascinante e a mio avviso non c’è una canzone debole nella tracklist. Qual è la canzone a cui siete più affezionati e perché?
Grazie! Beh diciamo che abbiamo cercato di coprire tutti gli stati d’animo con questa tracklist, sebbene io sia legato a tutti i brani direi che (almeno per stanotte) le mie preferite sono “The Earth & The Urn”, “And I’m Caring”, “Wrestling with the Wolfcubs” & “In the Pockets of Your Winter Coat”.

Mi ha sorpreso non poco che una stupenda canzone come “The Electric Press” (presente comunque sul vostro sito MySpace) non sia stata poi inclusa nel disco. Perché?
Alla fine non abbiamo incluso quella traccia perché non volevamo riproporre quanto già fatto ascoltare con il “Black Heart, Blue Eyes” EP. Scriviamo talmente tanto come band che c’è sempre nuovo materiale da proporre. Però è vero anche che a volte canzoni come “The Electric Press” purtroppo si perdono un po’ per strada.

Insieme alla title track, la mia traccia preferita è sicuramente “In the pockets of your winter coat”. Un finale eccezionale per il disco. Il testo è romantico, dannato, bellissimo. Potete spiegare ai nostri lettori l’origine di questo pezzo? Voglio dire, c’è una storia su come è stata concepita la canzone e quello a cui ruota attorno nel testo?
Dunque io (Jamie) ho una cosa chiamata synthesthesia, cioè associo o vedo la musica come un insieme di forti colori invece che fermarmi al suono delle note. Questom i permette di seguire un colore e poi scrivere tutto in base a uno stato d’animo. Nel caso di “In The Pockets…” ricordo un sacco di ombre color blu notturno e ricordo bene di aver preso la chitarra e di aver composto questa canzone come se già la conoscessi. In modo così naturale. Per quanto riguarda il testo, è incentrato sugli aspetti più cupi e oscuri che ognuno di noi ha. A volte escono fuori con facilità, altre volte per qualcuno è più difficile. Sono estremamente affascinato da quelle storie nel giornale in cui persone apparentemente normali e tranquille, perdono completamente la ragione e il loro equilibrio mentale e fanno cose atroci, così, di botto. Quel lato della loro personalità era sicuramente già presente ma nascosto, Behind every mirror come scritto nel testo della canzone. Proprio nella canzone ci sono due parti, è un dialogo aperto tra la parte oscura e quella razionale. Quella non controllabile ricorda a quella razinale che lei è sempre lì seppur nascosta, da cui il verso Behind every mirror…I’m underneath your skin. L’una incapace di fuggire lontano dall’altra.

Ci sono artisti con cui vi piacerebbe collaborare o dividere il palco?
Radiohead, Pixies e Flaming Lips all’unanimità direi! Ma vorremmo davvero suonare ancora con i Wild Beasts.

Andrete in tour fuori dai confine inglesi per promuovere “The Merchant”?
Si. Ci sono alcune date in programma perciò sicuramente andremo un po’ in giro.

Siete dei lettori appassionati? Avete letto qualcosa di interessante ultimamente?
Sono sicuramente un lettore appassionato e recentemente ho letto un bel libro su Syd Barrett, qualche breve storia di E.A.Poe e “The Man in the High Castle” scritto da Phillip K.Dick. Tendo sicuramente a leggere più libri nello stesso periodo di tempo, così posso anche mixare qualche idea e trarre fonte di ispirazione per i testi delle canzoni insieme a quello che scrivo io.

Qualche bel film che vi sentite di consigliare?
Si, recentemente abbiamo guardato per la seconda volta un film di Shane Meadows chiamato “This is England” che alla fine si rivela sempre bellissimo e orripilante.

Che ci dite della vostra vita in Inghilterra? Vi piace vivere nel Regno Unito o se aveste la possibilità vorreste andare da qualche altra parte?
Guarda, domandacelo ancora quando David Cameron se ne sarà andato. Vogliamo andarcene in Belize per un po’, nel mezzo della giungla, dove un nostro amico ha un piccolo studio di registrazione.

Diteci 3 cose di cui siete orgogliosi riguardo la vostra nazione e 3 che cambiereste volentieri.
La scena musicale il Lake District e quel raffinato sense of humour direi che sono punti a favore. E per quanto riguarda le ragioni per cui non vorrei essere in Inghilterra al momento direi David Cameron. Per tutte e tre le volte.

Ok ultima domanda: svelate ai nostri lettori un segreto su di voi di cui fino ad ora nessuno era a conoscenza.
Chris Verney (il batterista dei Tigers That Talked N.d.R.) era il doppione del corpo di George Michael nel video “Tropicana” dei Wham.

Grazie Jamie e buona fortuna per tutto!!!
Grazie a te Giov. Stammi bene.

Link:

Ascolta “23 Fears” dal disco “The Merchant”

 

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