THE DECEMBERISTS
The King Is Dead
Genere: folk-rock
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Nella musica dei The Decemberists ci sono sempre entrato a metà, conquistato dalla voce di Colin Meloy, mai conquistato a fondo dalle architetture delle loro canzoni. Il fatto è che ho sempre avuto una propensione ad amare le cose più semplici e, quando hai una voce così emotiva, non hai bisogno di complicarti le cose per fare un bel disco. Opinione personalissima la mia, ma il dato di fatto è che a questo giro la band ha scelto la via del folk acustico, dando alle stampe il disco più semplice che potessero pensare.
Trattasi di un lavoro a suo modo piacevolmente ’subdolo’ che riesce, pur non regalando momenti particolarmente memorabili, a ritagliarsi un numero elevato di ascolti senza stancare. Influente, ma non poteva andare diversamente, la presenza di Peter Buck dei R.E.M. come ospite alla chitarra; praticamente “Calamity Song” sembra presa in prestito dal catalogo sommerso della band di Athens nel periodo “Murmur/Green”. La stessa cosa accade, anche se in tono minore, negli episodi in cui la chitarra elettrica è più in evidenza, come in “Down By The Water”; per il resto, la prospettiva è molto più vicina al folk classico di un Neil Young.
“The King Is Dead” lascerà probabilmente perplessa una grossa fetta dei fan della prima ora, come è fisiologico che accada nel percorso artistico di una band abbastanza influente. Non siamo al cospetto di un disco clamoroso, ma dopo le derive quasi prog del precedente capitolo c’è da restare più che ottimisti. Il Re è morto e nemmeno ce ne siamo accorti.
2. Calamity Song
3. Rise To Me
4. Rox In The Box
5. January Hymn
6. Down By The Water
7. All Arise!
8. June Hymn
9. This Is Why We Fight
10. Dear Avery
Ascolta “Down By The Water”
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11 gennaio 2011 @ 02:25
dischetto carino, nulla di più. di questi ne possono fare a dozzine.
bollitucci.
11 gennaio 2011 @ 20:17
Concordo con Dan. Disco ascoltabilissimo e, se vogliamo, più “rassicurante” del precedente. Ma veramente nulla di più che un discreto album con il quale aprire il 2011
12 gennaio 2011 @ 17:21
Finalmente un bel disco dei Decemberists, dopo due cose secondo me loffie…questo semplice ma efficace..
12 gennaio 2011 @ 18:59
a me invece non convince in pieno. Cioè la partenza con “Don’t Carry It All” è ottima, e ti fa credere, ogni volta che la fai partire, di trovarti di fronte ad uno dei migliori dischi della band. Poi a mio avviso l’album si appiattisce, diventa noiosetto, per ora ho difficoltà ad arrivare a fine corsa…
13 gennaio 2011 @ 10:08
ot: sono gasatissimo per il ritorno degli okkervil river.
elbow+rem+okkervil river= godo
22 gennaio 2011 @ 19:23
Un album ben fatto, orecchiabile ma manca di spessore creativo. Le sonorità più interessanti si ascoltano in January Hymm. E’ possibile che cambino nuovamente rotta con il prossimo.
24 marzo 2011 @ 23:45
DIsco stratosferico, qualcosa che nasce e muore tra Springsteen, un braccio tirato fuori dal finestrino di un’auto in corsa e suoni che solo là sanno fare, c’è poco da fa’… 4 stelle e più per me.
25 marzo 2011 @ 15:23
Concordo, è passato a 4 stelle anche per me dopo un po’ e non vuole mollare la sua valutazione di eccellenza. Nel disco mi sono trattenuto perché da una parte immaginavo che i puristi dei Decemberists potessero storcere il naso e ho cercato di valutarlo oggettivamente. Ma vedo che siamo in tanti ad apprezzarlo
25 marzo 2011 @ 21:57
Sottoscrivo in pieno. E poi i puristi sono dei falliti in ogni campo della vita. Rocchenroll.