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TOP 10 ALBUM 2010 di Roberto Strino

12 gennaio 2011

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Indie Top Ten, nona posizione

#10) Gayngs

Relayted [Jagjaguwar]

L’uomo che irradia luce, Justin Vernon, aka Bon Iver, con un nuovo manipolo di musicisti, ci restituisce il fascino late’80s. La sua voce è una guida perfette che scivola sul velluto di sensualità lasciva fino agli ultimi secondi di questo LP. Da ascoltare con impianto a piedi scalzi.

Indie Top Ten, decima posizione

#9) Maximum Balloon

Maximum Balloon [Polydor]

Il genio di Dave Sitek, producer degli Yeah Yeah Yeahs e mente dietro i Tv On The Radio, ci regala un gioiellino di elettronica per palati raffinati, quest’anno che questo genere ha avuto uno spreading enorme, infettando la corrente Indie e ospitando nuovi adepti (vedi Sufjan).

Indie Top Ten, seconda posizione

#8) Peter Wolf Crier

Inter-Be [Jagjaguwar]

Folk vibrante con songwriting disimpegnato alla James Mercer (The Shins, Broken Bells), e atmosfere sospese e brillanti (non in senso lato), con amplificatore regolato su bright al massimo suonato in mezzo ad un prato. Frightened Rabbit ma asciugati dalla produzione.

Indie Top Ten, settima posizione

#7) Woods

At Echo Lake [Woodsist]

Una sorpresa incredibile. Gli unici in grado di riportare nel 21esimo secolo qualcosa di verosimilmente ’60s quest’anno. Dove i The Coral sembrano contraffatti e i CYHSY non rispondono all’appello, ecco i Woods a mixare i Talking Heads con Question Mark e The Zombies.

Indie Top Ten, seconda posizione

#6) The Walkmen

Lisbon [Fat Possum]

La band più stralunata nelle liriche e più maniacale nell’utilizzo di strumentazione analogica degli ultimi anni. Lisbon è un delicato antipasto saturo di suggestioni esotiche. Impossibile spiegare l’incanto con le parole.

Indie Top Ten, quinta posizione

#5) Tokyo Police Club

Champ [Mon And Pop]

Commoventi, carichi di agitazione, goliardici, ci regalano hit estive intervallate da momenti di introspezione inaspettati. La semplicità con cui si presentano può farli collocare più in basso di certe band che si presentano con più ghingheri concettuali, ma i Tokyo Police Club hanno molto da dire se ascoltati con attenzione.

Indie Top Ten, terza posizione

#4) Local Natives

Gorilla Manor [Rough Trade]

Rivelazione della scena losangelina, che ha già regalato ottime sorprese al pubblico. “Gorilla Manor” è un indefinibile commistione di psycho-bucholic primi Animal Collective e ritmiche alla Dodos.

Indie Top Ten, prima posizione

#3) Beach House

Teen Dream [Sub Pop]

Tra la solfa di lavori sospesi tra l’etereo ed il revival (How To Dress Well, Helicon Digest, ecc.), questo lavoro è il più equilibrato, sobrio ed efficace di quest’anno. I Beach House sanno cogliere lo spirito dei loro pezzi e utilizzarli spogliandoli da tutti i fronzoli che comporterebbe un’errata concezione di se stessi.

Indie Top Ten, seconda posizione

#2) Ok Go

Of The Blue Colour Of The Sky [Capitol]

Sembravano solo dei coglioni che girano video virali sul tapis roulant, ma a dispetto di tutto e tutti hanno dimostrato che si può unire Prince alla psichedelia.

Indie Top Ten, settima posizione

#1) Vampire Weekend

Contra [XL]

Dopo l’esordio irritante(per quanto fosse sputtanato e servile al pubblico di saccenti hipster), ma che non era stato capace di distrarre dalla loro intuibile bravura, i Vampire Weekend sfornano un capolavoro alla seconda prova (stesso decorso storico dei Foals), tirando fuori abilità compositive impressionanti, miscelando samba ed elettronica, toccando il punto più alto nel momento in cui l’ascoltatore realizza che non potrebbero essere altro che Ezra Koenig e soci a poter cacciare quelle determinate note assemblate in quel modo.

ASCOLTA ALCUNE TRACCE ESTRATTE DALLA NOSTRA CLASSIFICA:

Beach House – “Zebra”

Vampire Weekend - “Holiday”

Gayngs - “Ride”

Peter Wolf Crier - “Down Down Dwon”

Woods - “Blood Dries Darker”

 

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