NICK DRAKE: VOL.1, TRY TO REMEMBER

 
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di Laura Lavorato
18 gennaio 2011
 

In bilico tra volgarizzazione e agiografia su Nick Drake si è recentemente detto un pò tutto e un pò niente; lo si cita spesso a sproposito presentando cantautori emergenti in odore di depressione, lo citano ormai film e spot televisivi: commedie romantiche, auto sportive o scarpe da tennis, Nick Drake è entrato anche nelle strategie di marketing delle multinazionali.

Non so davvero se Drake sarebbe contento di questa attenzione mediatica che non di rado banalizza la sua musica, tutto questo lo avrebbe sicuramente reso un musicista fortunato e ricco ma non necessariamente compreso in tutta la sua disarmante sensibilità se è vero quanto affermato dallo stesso padre Nessuno sembrava conoscere davvero Nick. Eppure il modo di conoscere Drake c’è, l’unico modo possibile: la sua musica. Per questo vale sicuramente la pena di immergersi nel suo universo, un mondo relegato materialmente a soli tre album (con piccole aggiunte nelle raccolte postume) ma sconfinato dal punto di vista dell’innovazione musicale, della sensibilità artistica e più in generale della percezione emotiva.

La storia di Nick Drake inizia con l’immagine di un ragazzo alto e allampanato, nato a Yangon in Birmania nel 1948. Inizia con un padre ingegnere ed una madre con velleità artistiche e un’immensa passione per la musica trasmessa a Nick ancora bambino. E’ da questo talento, espresso tra le mura domestiche, che Nick –più o meno consapevolmente- attinge ispirazione ereditando stile compositivo, capacità e sensiblità armonica. Family Tree, raccolta postuma a suo modo ‘intima’ e acerba esalta il profondo legame tra le composizioni di Nick e di sua madre Molly (“Poor Mum”, “Try To Remember”, “All My Trials”). Ma la formazione di Drake non sarebbe stata compiuta senza il ritorno a quella campagna inglese che con il suo silente ripetersi di cicli e stagioni diverrà presenza costante nella sua produzione musicale (the season cycle turned gain, an april shower now and then.Trees came alive, bees left their hive, they came out to see you and the blossom[…] untill I find something new I’ll think of you and the blossom – “Blossom”), grazie ai sui cieli del nord (“Northern Sky”), all’osservazione del piccolo quotidiano (golden silver is the Autumn, soft and tender are the skies – “Milk and Honey”) e di una vita che scorre all’apparenza senza ‘sconvolgimenti’ che non siano quelli interiori. Quasi anacronistico, Drake diventa un nuovo menestrello dell’estetica romantica inglese. Non è un caso l’incontro ideale della sua musica con gli scritti di John Keats; il paesaggio ed uno stile di vita ai confini del ‘mondo’ influenzeranno grandemente la sua sensibilità (I was born to love no one, no one to love me, only the wind in the long green grass, the frost in a broken tree – I Was Made To Love Magic). Perché quello del cantautore, come era già stato per il poeta, sarà piuttosto un mondo ‘altro’ che vive sotto la superficie delle piccole cose, quasi l’inquietante premonizione di un destino condiviso: entrambi consumati dalla propria arte, passati quasi inosservato durante la propria vita, riscoperti come geni assoluti solo molti anni dopo.

Immerso nel suo mondo e fortemente incoraggiato dalla madre Nick inizia a registrare e comporre, impara a suonare il piano, il clarinetto ed il sassofono ma la chitarra diventa da subito la sua ossessione. Probabilmente proprio nel tentativo di riprodurre acusticamente lo stesso effetto degli accordi di piano suonati da Molly, sviluppa una tecnica chitarristica assolutamente peculiare. Accordature non convenzionali che cambiano ad ogni brano e gli consentono di tradurre in musica le sue atmosfere interiori.

Sportivo e studente brillante con una borsa di studio per Cambridge, continua a voler guardare il mondo attraverso l’unica lente della musica. Ma Drake non è attore passivo e depresso, come spesso si tende a credere: suona per le strade di Marsiglia durante il suo soggiorno in Francia, fa uso di allucinogeni, compone (does it now seem worth all the colour of skies,to see the earth through painted eyes, to look through panes of shaded glass, see the stains of winter’s grass – “Clothes of Sand”) e nell’estate del’67 parte per il Marocco con un gruppo di amici. E’ Marrakech a fine anni ’60, gli Stones sono seduti in un ristorante e Nick si intrattiene con loro suonando qualche pezzo incitato dai compagni di viaggio. Tornato in Inghilterra ha 19 anni e sette canzoni nel cassetto, scopre la musica di Bob Dylan, passa le sue giornate disinteressandosi allo studio e immerso nell’esercizio maniacale della chitarra sviluppa una vena blues lontana dal mainstream di quegli anni (“My Baby’s so Sweet”, “If You Leave Me”, “Black Mountain Blues”, “Here Comes the Blues”) incrociando il genere nord-americano con il folk brittanico.

A Cambridge conosce Robert Kirby, amico e futuro arrangiatore dei sui successivi due album ma è nel Febbraio 1968 che suonando come spalla per Country Joe and the Fish alla Roundhouse di Londra viene scoperto da Ashley Hutchings dei Fairpot Convention. Il carisma di Drake è tale che immediatamente Hutchings richiama l’attenzione del leggendario produttore Joe Boyd su quel ragazzo dall’aspetto sofisticato e dal carattere riservato.

Erano gli anni sessanta, suonavano i Beatles e i Beach Boys; la musica di quel diciannovenne dandy-sghembo viaggiava su binari completamente diversi. Per Boyd sono l’unicità e l’atipicità di Drake a qualificare le sue composizioni. La forza della sua musica è nella sua individualità; quella di un musicista che non aveva una vita ‘rock’n roll’, che non era coinvolto nelle dinamiche musicali di quegli anni. Perché l’opera di Drake non cristallizza un momento storico, non rappresenta trend stilistici ma assume quasi un valore assoluto ed è dunque per questo senza tempo.

Era la fine degli anni sessanta: gli Stones andavano in Marocco, le ragazze sognavano i Beatles, “Pet Sounds” era il disco del secolo, Dylan avrebbe duettato con Johnny Cash e qualcuno scopriva un introverso cantautore del Warwickshire. Erano gli anni sessanta e oltre il frastuono del mondo, nasceva “Five Leaves Left”.

Guida all’ascolto:

Indie Top Ten, seconda posizione

da Family Tree, Island Records, 2007

Poor Mum performed by Molly Drake
Try To Remember performed by Molly Drake
All My Trials (traditional), with Gabrielle Drake
Blossom
Milk & Honey (Jackson C. Frank)
My Baby’s So Sweet (traditional)
If You Leave Me (Dave van Ronk)
Black Mountain Blues (traditional)
Here Comes the Blues (Jackson C. Frank)
Been Smoking Too Long (Robin Frederick)

Indie Top Ten, seconda posizione

da Time Of No Reply, Hannibal Rec., 1986

Strange Meeting II home demos ‘67-’69
Clothes of Sands home demos 67 69
Man in a Shed home demos ’67-’69
Fly home demos ’67-’69
Been Smoking Too Long (Robin Frederick)

 

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