INTERVISTA CON BEATRICE ANTOLINI

 
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21 Gennaio 2011
 

Fresca di uscita discografica con il nuovo, eccellente “BioY”, Beatrice Antolini ci accoglie al Circolo degli Artisti per un’intervista, introducendoci alle sue influenze, aspirazioni e interessi.

Cominciamo parlando di “BioY”. Pensi che ci sia stata una continuità con “A Due”?
Sicuramente una continuità c’è sempre, già il fatto stesso che uno sia in vita dà continuità. Non vedo il percorso lavorativo come delle rette, li considero circolari, penso che non sia un caso ad esempio che in “BioY” ci sia un pezzo che ho scritto tantissimi anni fa. Sai, a volte la nostra vera essenza, quella più sincera è quella di quando eravamo più piccoli rispetto a quando iniziamo ad accumulare dati, conoscenza; anche per questo ho voluto inserirlo, per dare continuità ma anche perché vedo il percorso della propria esistenza in maniera circolare. “BioY” infatti nel suo titolo contiene non a caso un cerchio e non a caso c’è la B che è nel mio nome, ‘io’ in quanto m’interessava la conoscenza del sé, non ‘io’ per intendere Beatrice Antolini quanto conoscere se stessi, e la Y che non è altro che una strada che si biforca, che porta magari a un’unità o che semplicemente non è una negazione come la X che ultimamente va molto di moda. La Y somiglia un po’ ad un bastone, ad una spada, qualcosa per difendersi, per difendere il proprio sé, la propria vita. Poi in realtà la parola “BioY” è nata spontaneamente, non è stata una cosa pensata, è nata da sola e solo in seguito ho capito che cosa voleva dirmi.

”BioY” porta alla memoria lo scrittore fantasy Adolfo Bioy Casares. La stessa copertina è contraddistinta da un gusto sci-fi, fantascientifico. Trovi questi argomenti una forma d’ispirazione?
Sicuramente la copertina in sé racchiude più chiavi di lettura, come il titolo, un po’ come le canzoni, un po’ come tutto. La cosa più superficiale e divertente giusto per sdrammatizzare è che sembro una motociclista che va in moto, stellare, e questo già mi divertiva. Poi sicuramente i colori che son stati scelti riprendono un po’ gli anni 70, il funk. Poi c’è questa luna, questo lato oscuro della luna dove c’è la mia faccia e questo dorato che è come se fosse un movimento, un cambiamento che va verso il lato oscuro e che magari mi risolve qualche magagna.

Sei intervenuta nella creazione della cover o ti sei limitata a bocciare o promuovere il risultato finale?
Dipende, dipende dalle copertine. Ad esempio la prima (“Big Saloon”) l’avevo proprio creata io facendo un collage. Per la seconda è stata utilizzata una foto in cui casualmente appariva un 2, è stato abbastanza strano. Nel caso di BioY ho collaborato con un grafico molto bravo. Ha creato anche il font del titolo.

Pensi che il fattore visivo sia importante nel tuo lavoro?
Penso che ci debba essere sempre una sorta di unità, una coerenza che va dalla musica ai testi alla copertina al titolo. Tutto deve avere una forte coerenza. Non mi piacciono le copertine che sono in un modo mentre il disco è in un altro, mi piace quando c’è un lavoro d’insieme.

Quali sono le tue influenze per quanto riguarda il campo visivo?
Sicuramente le copertine funk anni 70 mi fanno molto ridere, sono divertentissime. Hanno un lato ludico eccezionale, non so, quelle dei Parliament, dei Funkadelic, sono veramente eccezionali. Hanno proprio la magnificenza del voler fare il musicista in un modo come adesso non è più purtroppo, sono molto espressive. Poi vabè, nel mondo dell’arte ci sono tante cose che m’interessano, il mio pittore preferito è William Turner, piuttosto che l’arte informale, mi piace molto Rothko. Ci sono dei pittori che mi piacciono molto. Il cinema anche, sempre un po’ del passato, io sono un po’ antichetta. Apprezzo e capisco molte cose nuove, m’interessano, però penso che nel passato l’uomo doveva lottare di più, era un po’ più cazzuto.

Però sai, alla fine le cose vecchie vengono sempre recuperate, c’è sempre un ritorno.
Sì, però magari ritorna l’estetica e basta, invece magari nel passato c’erano dei forti moti interiori che portavano a far le varie cose.

Quindi se io ti domandassi le tue uscite preferite dell’ultimo anno, non solo in campo musicale, non sapresti rispondermi o hai delle idee precise?
Mi aggiorno abbastanza però di dire proprio una roba che mi ha shockato uscita quest’anno non saprei. Secondo me ci potrebbe essere l’opportunità che ci sia una cosa nuova veramente nuova, il problema è che bisogna accettarla. Bisogna accettare e dire ‘ok, questa cosa non assomiglia a nient’altro che c’è stato in passato’. E invece purtroppo si cerca sempre di associarla. E invece magari a volte ci sono delle cose nuove che noi magari ci facciamo scappare, semplicemente perché andiamo a vedere a cosa assomigliano. Secondo me c’è la possibilità che l’uomo si rinnovi, ho questa speranza.

Prima parlavi di questo pezzo che hai composto da adolescente e hai inserito nella tracklist di “BioY”.
Guarda, semplicemente ho fatto un trasloco ultimamente, ho trovato questo cd con copertina e tutto fatto in casa con la stampante, l’ho rimesso su e ho trovato questo disco compiuto, con titoli, credits e tutto, che però ho venduto penso a tre amici, e ho trovato il pezzo “Night SHD”. L’ho un po’ riarrangiato ma non è tanto diverso, ho lasciato anche le stesse parole perché erano semplici ma era nato così.

Pensi di recuperare altre tracce da questo cd?
Sì, ma anche da cose più vecchie, vado a ritroso. Fra un po’ farò uscire i pezzi di quando avevo tre anni, non lo so. Troverò le cassettine, coi tamburelli. Da piccola avevo un tamburello peloso, ancora me lo ricordo; era fatto con la pelle di vacca, con le corde, piccolino, peloso, e mi piaceva un casino.

Stai già cominciando a farti qualche idea per quanto riguarda le prossime uscite?
In realtà no, è troppo presto. Il disco è uscito ora quindi adesso non ci sto pensando. Sicuramente ho voglia di un rinnovamento. Prima una ragazza in un’intervista mi ha chiesto se questa fosse come una trilogia perché comunque c’è un moto, una cosa comune. Potrebbe darsi, mi ha fatto riflettere su questo, in effetti potrebbe essere che il prossimo disco nasca e sia completamente diverso. Anche con altri metodi di produzione.
Sicuramente non credo che riuscirò a perdere per adesso la ritmica. Diciamo che il disco cantautorale lo faccio fra un dodici anni!

Ti destreggi bene nell’uso di strumenti elettronici. Pensi che possa interessarti un disco di sola elettronica, esclusivamente digitale?
L’ho fatto! Non lo conosce nessuno, però l’ho fatto. Ho un paio di demo di musica elettronica completamente digitale, però non mi piace più. Quella cosa lì non m’interessa più, mischiarlo a dei ritmi suonati è interessante; fare dei dischi come si fa nel resto del mondo dove si suona veramente e poi magari si lavora sui suoni, si lavora sull’editing, quello è interessante. Quello magari mi piacerebbe farlo. Per adesso non lo sto ancora facendo, però è interessante.

C’è qualche collaborazione che sogni di fare?
Mi piacerebbe collaborare con un non italiano. Ce ne sono talmente tanti che staremmo qua per ore, però ho desiderio, senza fare nomi, di lavorare con qualcuno all’estero. Mi piacerebbe, per capire se quello che faccio ha un interesse anche all’estero.

Ho notato che i tuoi cd sono in vendita anche all’estero e che hai fatto delle date in giro per l’Europa. Come pensi venga recepita la tua musica al di fuori dell’Italia?
Guarda, io non penso, come fanno in molti in Italia, che ah se vai all’estero non ti caga nessuno, devi metterti a fare il gruppo ultraspalla dei gruppi esteri. Io quando sono andata all’estero non mi sono sentita meno di nessuno, mi sono sentita normale, come qua in Italia. Né meno né più. Ho portato il mio progetto all’estero e c’è stata una risposta buona secondo me, ho visto delle facce contente, non mi sentivo ah no , sono all’estero quindi devo avere paura. Mi sentivo ‘sono all’estero quindi faccio la mia cosa come se fossi in Italia’. Senza stare a dire come a volte leggo ‘ah se una cosa funziona in Italia se vai all’estero gli fa schifo, non la considerano nessuno’. Non è detto. Magari all’estero qualcosa in Italia se fosse potenziata potrebbe andare anche di più.

Paradossalmente, penso che la tua scena, il tuo genere in Italia sia anche apprezzato meno di quanto possa essere all’estero, almeno per quanto riguarda la grande distribuzione.
Purtroppo son nata qua. O per fortuna. Almeno ho mangiato le lasagne!

Oltre la musica, quali sono gli interesse in cui ti applichi maggiormente?
Gli interessi a lungo termine sono tantissimi. Ad esempio sono due-tre anni che ho in mente di prendere una laurea, tipo assurda. In astronomia. Però non per adesso, una cosa per quando sono un po’ più grande, più vecchia. Per adesso, come interessi, ne ho tantissimi, però il principale è quello di star bene al di là di come va una cosa o l’altra, trovare una mia unità, un mio equilibrio. Il centro di gravità permanente! Ecco, quello sarebbe molto interessante, ed è un grandissimo lavoro. Ma in realtà non è così semplice. Star bene, vivere bene, essere felici e non fare male a nessuno e non aver paura. La vita, se hai paura, non è così bella come potrebbe essere.

Hai citato Battiato, un personaggio che nonostante non faccia un tipo di musica alla portata di tutti è riuscito a commercializzarla molto bene. Hai mai pensato di inseguire le strategie di mercato per allargare il giro delle vendite?
Scherzi? [Battiato] la creazione pop più interessante della storia, secondo me, in Italia. Il fatto è che io non ho richieste di mercato! Secondo me si può fare anche della musica più semplice, che arrivi di più, però comunque bella, interessante. Io quello vorrei fare, vorrei arrivare a fare una roba che sia meno ostica, però nello stesso tempo semplice ma bella, e quello secondo me è ciò che hanno fatto i grandi anche per esempio in Italia. I grandi cantautori possono fare delle musiche anche semplici, che però arrivavano a tantissimi. Io vorrei imparare a semplificare, togliere, ma non togliere poi il valore, togliere le cazzate, il superfluo e anche un po’ le mie influenze, trovare una formula più comunicativa. Quello sì, m’interesserebbe molto, ma non vuol dire svendersi, solamente arrivare a più persone possibile. Secondo me è una cosa bella. Se uno poi esce in major è meglio, se fai una cosa bella.

Quindi firmeresti per una major?
Dipende da cosa una major ti offre. Se la major ti mette all’ultimo posto rispetto a tutti quanti ti conviene essere il primo di un indipendente. Se poi sparisci nel marasma della major… dipende da cosa ti offre la major. Comunque adesso non è un mio problema.

Battiato ha confermato la sua presenza a Sanremo. Tu ci andresti?
Certo. Con Franco soprattutto! Con Franco andrei ovunque! Secondo me in quelle situazioni se sei bravo puoi fare la differenza, e secondo me dobbiamo potenziare queste cose. Se sono chiaramente manifestazioni oneste, dove c’è veramente una selezione, sarebbe bello da vedere – io ho un sacco di amici cantautori, non faccio nomi, e mi piacerebbe vederli lì, perché no. C’è gente, anche nell’indie, che secondo me starebbe benissimo, per esempio, a vincere un premio, gente che scrive veramente bellissime canzoni. Io sono incapace di farlo, spero d’imparare. Non ci trovo niente di male guarda, anzi spero di vedere un Sanremo più interessante.

Scriveresti una canzone in italiano per un’esperienza simile?
Sì. Sì. Ci sto provando.

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