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TOP 10 ALBUM 2010 di Alessio “Axelmoloko” Pomponi

25 gennaio 2011

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Indie Top Ten, settima posizione

#10) Non Voglio Che Clara

Dei Cani [Sleeping Stars]

La scrittura di De Min ormai una certezza (…e tanti saluti al mistico occindetale Bianconi) le sonorità, arricchite e più curate rispetto al passato, una piacevole sorpresa. “Dei Cani” è il disco italiano dell’anno, mai banale, eternamente romantico e citazionista quanto basta. Storie di turbamenti sentimentali e isolamento in provincia raccontate con piglio cantautorale anni ’60.

Indie Top Ten, nona posizione

#9) Lindstrøm & Christabelle

Real Life Is No Cool [Smalltown Supersound]

Il Lindstrøm che meno ti aspetti. Tutti a chiedersi quale fosse l’esatta dimensione del talentuoso produttore norvegese, se in solitario con l’atteso debutto o ancora una volta in compagnia del fidato Prins Thomas, che in pochi sembrano essersi accorti del suo progetto forse più riuscito. Come in passato (appunto con Prins Thomas) anche qui a funzionare è il gioco di squadra. Lindstrøm arrangia il solito debordante mix di house, electro-pop, cosmic disco, funk al quale Christabelle, misteriosa vocalist, fa da eccellente collante con voce camaleontica. Speriamo solo i due diano un seguito al fortunato debutto.

Indie Top Ten, decima posizione

#8) Aloe Blacc

Good Things [Stones Throw]

Non me ne voglia sua maestà Erykah Badu se in classifica ci finisce questo giovane fratello nero e non lei con il suo, comunque ottimo, “New Amerykah…”. Aloe Blacc dopo un debutto a mio avviso poco convincente fa centro con un disco di sanguigno classic soul arricchito qua e là da geniali intuizioni pop. Un plauso ulteriore poi alla Stones Throw che dopo un periodo di appannamento torna a produrre album degni del suo nome (oltre a questo “Good Things” non perdetevi la compila “The Minimal Tape Waves” release che lascia intendere nuovi, affascinanti, orizzonti per l’etichetta di Peanut Butter Wolf…)

Indie Top Ten, seconda posizione

#7) Deerhunter

Halcyon Digest [4AD]

Abbandonati sperimentalismi e slanci artistoidi i Deerhunter piazzano il loro disco più ‘pop’. Tra atmosfere dream intrise d’acido e rumorismi schoegaze “Halcyon Digest” si impone come perfetto compromesso alternative rock, piace tanto agli indie-kids modaioli quanto all’ascoltatore snob ed ipercritico. Alla faccia di chi ha sempre considerato Bradford Cox e soci talenti eternamente incompiuti.

Indie Top Ten, seconda posizione

#6) Scuba

Triangulation [Hotflush]

Un triangolo. Vertici bassi garage e techno, in alto il dubstep.
L’ennesimo amalgama rigenerante per un genere in continua evoluzione viaggia ancora sull’asse Londra-Berlino alimentato da un geniale figlio dell’Uk Bass Sound. Se nel 2010 siamo ancora qui a parlare di dubstep o delle sue innumerevoli mutazioni lo dobbiamo a personaggi come Scuba, Kode9, Shackleton, non semplici ‘musicanti’ ma autentici ‘tutto-fare’ (dischi, etichette discografiche, serate, programmi radiofonici) di una scena che non conosce, per il momento, flessioni o cadute di stile.

Indie Top Ten, quinta posizione

#5) Timber Timbre

Timber Timbre [Arts & Crafts]

Lo chiamano ghost-folk. D’accordo se per fantasmi si intendono le presenze, spesso quasi accennate, di blues, soul e gospel. Il disco ad un ascolto distratto potrebbe sembrare la solita raccolta di scarne ballate folk ma in realtà dietro una voce, una chitarra e a volte un piano cela un’infinità di umori e sensazioni. Questo debutto da noi arriva con un anno esatto di ritardo, poco importa, mai come in questo caso vale il detto ‘meglio tardi che mai’.

Indie Top Ten, decima posizione

#4) Gil Scott-Heron

I’m New Here [XL]

Sopravvivere ad un’esistenza costellata da innumerevoli cadute, dipendenze poco edificanti, galere e ospedali psichiatrici e nonostante tutto confezionare alla veneranda età di 60 anni un capolavoro come questo è un miracolo o poco ci manca. Con “I’m New Here” Gil Scott-Heron torna a vestire i panni di spietato poeta di strada che tanti giovani artisti ha condotto per mano (il rap tutto deve moltissimo al vecchio Gil ). Terribile ammetterlo ancora una volta, ma certi capolavori possono nascere solo da profondi ed intensi processi di autodistruzione.

Indie Top Ten, seconda posizione

#3) Four Tet

There Is Love In You [Domino]

Con “Rounds” inventa la folktronica, con “There Is Love In You” la contamina. Kieran Hebden guarda avanti senza abbandonare il percorso fino ad ora intrapreso. Il risultato è un altro capolavoro trasversale a generi e gusti musicali. Derive dubstep, breakbeat, accenni dancefloor, voci campionate e chitarre indolenti, in poche parole il trionfo dell’elettronica emozionale.

Indie Top Ten, prima posizione

#2) Beach House

Teen Dream [Sub Pop]

Forse perchè al primo ascolto mi ricordava quel capolavoro di “Desert’s Songs” (condizione di per sé già sufficiente per entrare di diritto in questa top ten) per “Teen Dreams” ho provato il più classico dei ‘colpi di fulmine’. Pop sognante, visionario, ‘alterato’, e su tutto la voce di Victoria Legrand traghettatrice ideale di un viaggio lungo un sogno.

Indie Top Ten, quinta posizione

#1) The National

High Violet [4AD]

Matt Berninger è scrittore e crooner sublime, i The National la migliore orchestra rock in circolazione, in studio come dal vivo. “Alligator”, “The Boxer” e ora “High Violet”, tre dischi di ottima qualità, tre gemme in perfetto equilibrio tra indie e mainstream, tre tappe fondamentali per capire, apprezzare, innamorarsi della migliore band pop-rock attualmente in circolazione.

ASCOLTA ALCUNE TRACCE ESTRATTE DALLA NOSTRA CLASSIFICA:

Lindstrøm & Christabelle – “Lovesick”

Scuba – “You Got Me”

Aloe Blacc - “I Need Dollar”

Gil Scott-Heron – “Me And The Devil”

The National – “Conversation 16″

Beach House – “Zebra”

Four Tet – “Angel Echoes”

Beach House – “Zebra”

 

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