TOP 10 ALBUM 2010 di Andrea Marchetti
Genere: lists
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EPs
#10) First Aid Kit – Ghost Town
#9) Jimmy Edgar – Hot, Raw, Sex
#8) Young Henry – U_N
#7) Autolux – The Bouncing Wall / Census
#6) Meishi Smile – Synthetic Girl
#5) Four Tet – Sing
#4) David Lynch – Good Day Today / I Know
#3) Massive Attack – Atlas Air
#2) Oneohtrix Point Never – Antony | Fennesz – Returnal
#1) oOoOO – No Summr4U
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#10) Darkstar North [Hyperdub] Nell’album dubstep più atteso dell’anno non si trova quasi alcuna traccia di dubstep. Un dettaglio così ha spiazzato l’intero folto di fan, hypster e curiosi che lo attendeva. Ma fin da subito le dieci bellissime tracce hanno messo d’accordo praticamente tutti, forti di un spleen sonoro irresistibile, acquistato anche grazie alla sofferta voce di James Buttery. La vellutata introduzione di “In the Wings”, il lento, bellissimo crescendo di “Two Chords”, e l’emozionato finale di “When It’s Gone”, fanno di questo disco, per chi scrive, il miglior esordio dell’anno. |
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#9) Recoil Selected [Mute] Praticamente ignorato da buona parte della critica nazionale e mondiale, il best of dell’ex Depeche Mode, Alan Wilder, non è semplicemente una raccolta del miglior materiale di più di vent’anni di carriera solista, ma anche l’occasione di dare allo stesso una nuova vita. |
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#8) Oneohtrix Point Never Returnal [Editions Mego] L’hypnagogic-pop è stato il trend di maggior richiamo di quest’annata, e se per caso eravate impegnati a fare altro, questo non è solo un buon riassunto o un ottimo punto di partenza, ma anche uno degli album che sopravviverà quando l’hype volgerà altrove il suo sguardo volubile. |
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#7) Hurts Happiness [RCA] Li hanno definiti glamour, patinati, addirittura un prodotto di marketing costruito a tavolino. Ma il successo che hanno riscontrato lo devono soprattutto ad un altro “particolare”: le canzoni. |
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#6) Blonde Redhead Penny Sparkle [4AD] Il regalo più elegante che abbiamo potuto fare alle nostre orecchie durante l’autunno appena trascorso, a maggior ragione se i nostri gusti sono affetti da metereopatismo. |
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#5) Matthew Herbert One [Accidental] Un disco senza tempo. E’ la prima cosa che si arriva a pensare durante l’ascolto di una qualsiasi delle dieci tracce di questo “One One”. Non so quanti altri album si possano fregiare quest’anno di tale minuziosa ricerca sonora e raffinatezza vocale (non a caso parliamo dell’autore del manifesto PCCOM) ma sarebbe un vero peccato se, come scrive nella sua recensione il nostro Federico “Accento Svedese”, tale gioiello andasse perduto. Stavolta è un ordine: ascoltatelo! |
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#4) Bachi Da Pietra Quarzo [Wallace] Italia. Anno 2010. Blues. Coordinate come queste si leggono davvero di rado, per non parlare dei contenuti cui si riferiscono. Parole rabbiosamente sussurrate e sputate all’interno di ritmiche granitiche e graffianti, in grado di spaziare dal blues disilluso di “Dragamine”, a quello morboso di “Niente Come la Pelle”, fino ad arrivare all’ipnotico bellissimo jazz di “Orologeria”. |
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#3) Uochi Toki Cuore, Amore, Errore, Disintegrazione [La Tempesta] Quello che abbiamo detto sui Bachi da Pietra vale forse a maggior ragione per i Uochi Toki. Impiegheremo infatti mesi e mesi ad ascoltare veramente questo album, ad assaporare e comprendere a pieno le cervellotiche scorribande di parole che il geniale Napo affida ad ogni solco/bit di un disco enorme, denso come non mai di tutti gli aneddoti, i ricordi, i sogni e i folli pensieri cui la testa di un singolo uomo può dare vita. Se la musica italiana ha band da farsi invidiare all’estero, i Uochi Toki sono una di queste. |
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#2) Four Tet There Is Love In You [Domino] Kieran Hebden mette i puntini sulle i, e ci regala finalmente il suo disco più compiuto, maturo e personale. Nove tracce in cui la gioia per la musica e per la vita si fondono in un’intima dichiarazione di felicità a stento trattenuta dall’esplodere, in un disco dove niente appare fuori posto, tutto suona come dovrebbe suonare, e all’ascoltatore non rimane altro che lasciarsi andare a voci evanescenti, beat vellutati e onirici riverberi digitali. |
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#1) Vex’d Cloud Seed [Planet Mu] Il 2010 è stato senza alcun dubbio l’anno dell’hypnagogic-pop, della witch house e, di nuovo, del dubstep. Ma anche l’anno in cui quest’ultimo è morto e subito rinato sotto mille vesti, nuove mescolanze e mutazioni di ogni tipo. |
ASCOLTA ALCUNE TRACCE ESTRATTE DALLA NOSTRA CLASSIFICA:
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Darkstar – “North” Blonde Redhead – “Here Sometimes”
Uochi Toki – “Permettendomi Artifici Spontanei”
Four Tet – “Angel Echoes” Vex’d – “Heart Space” [Clip]
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11 febbraio 2011 @ 10:15
Wow! Apprezzo le vostre scelte un po’ in controtendenza, ma il disco dei blonde redhead secodno me è da buttare…
se vi interessa queste sono le mie:
http://theflyingclubcup.wordpress.com/2011/02/10/top-10-album-del-2010/