SLEIGH BELLS
Live @ Covo (Bologna, 04/02/2011)

 
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15 febbraio 2011
 

C’era grande attesa (almeno da parte mia, da parte degli altri francamente non so) per la discesa in terra italica degli Sleigh Bells, la nuova creatura musicale dell’ex chitarrista della hardcore band Poison The Well Derek Miller nonché nuova sensazionale scoperta di M.I.A., una delle artiste più sopravvalutate degli ultimi dieci anni.

Gli Sleigh Bells non sono nulla per cui ci si debba strappare i capelli però sono un progetto niente male, che prende i riff di chitarra para-metallici dei gruppi hardcore fine novanta/primi anni zero, li decontestualizza e li associa a basi elettroniche che sembrano giusto appena uscite dalle pagine di Pitchfork e al cantato cinguettante di Alexis Krauss. Derek Miller con questo gradevole guazzabuglio noise-punk non inventa nulla, inserisce il suono della sua vecchia band in un contesto meno muscolare e più modaiolo cercando di rimediare più soldi e f**a possibile (qui sono costretto ad autocensurarmi perché io sono una persona seria e non uso termini spregevoli come “figa” per riferirmi alle ragazze). Elementare no? Derek Miller è uno che sta provando disperatamente a svoltare, anche se per me resta sempre il chitarrista dei Poison The Well e gli voglio un sacco di bene comunque.

E come è stato questo benedetto concerto? Un show bello e pacchiano, divertente e ben confezionato, ma nulla di memorabile e soprattutto nulla che non sia già stato visto e sentito. Introdotti dagli insopportabili Be Forest (una sorta di cover band da doposcuola dei Jesus & Mary Chain, con tanto di batterista che suona in piedi e mimica facciale che simula tormento esistenziale & abusi di droghe chimiche – se devo ascoltarmi roba del genere mi ascolto gli originali), son saliti sul palco per la gioia di tutti i presenti (per la cronaca: età media 19 anni. Gente che non ha nemmeno visto Totò Schillaci fare gol all’Austria, per intenderci) ed hanno iniziato a darci dentro, anche se sembravano avere il freno a mano tirato. La gente sotto il palco pogava, io devo ancora capire il perché ma mi sono limitato a ballare parecchio.

L’idea è che se ne ricava dopo averli visti live è che sono una band che cerca di seguire un copione, uno schema predefinito, tanto se ce l’hanno fatta i Crystal Castles possono benissimo farcela anche gli Sleigh Bells che sono pure meglio (e non di poco). Non si discostano di un millimetro da ciò che è possibile sentire su disco (a tratti Alexis Krauss pareva addirittura cantare in playback, ma forse è stata solo una mia impressione), non osano e probabilmente non andranno più in là di un secondo disco che nessuno si filerà, eppure bene o male funzionano e divertono. Ed è questo ciò che conta: chi se ne frega se hanno suonato con il freno a mano tirato.

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