DUMBO GETS MAD
Elephants At The Door
Genere: elettronica, psych-pop
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Dumbo Gets Mad è l’ennesimo moniker del panorama elettronico, elettroclascico, italico, nuovo tributo al verbo “Do It Yourself”. Il nome del progetto è tratto dalla scena di “Dumbo”, il celeberrimo film d’animazione Disney del 1941, nella quale l’elefantino dalle immense orecchie fa la sua prima esperienza con le sostanze psicotrope e sbarella, vedendo attorno a sé un’allegra parata di elefanti rosa cantanti e ballanti. Il disco, prodotto dalla giovane e intraprendente etichetta italiana Bad Panda Records, anch’essa all’esordio sul “lungo” dopo aver pubblicato 66 canzoni di artisti vari utilizzando quello splendore che è la licenza Creative Commons, è scaricabile gratuitamente e prossimamente verrà pubblicato in edizione limitata in formato vinile da 12”.
Il baffuto ragazzo che si cela dietro la sigla DGM dichiara di ispirarsi al lavoro di gente come Bibio, Gonjasufi, Flying Lotus e poi ancora Radio Dept e Captain Beefheart, insomma mica poco; si avvale di sintetizzatori e macchine d’epoca come vuole la regola, nonché della voce femminile della di lui compagna.
Tutto al proprio posto, tutto perfetto manco esistesse un manuale che spieghi come avvicinarsi al debutto nel caleidoscopico mondo dell’indipendenza, che spieghi pure come, dove e quando farsi fotografare. Perché se è vero che in questo disco ci sono bei suoni di farfisa e dlin-dlin sognanti (“Plumy Tale”), atmosfere surf, richiami pop (“Eclectic Prawn”, il pezzo migliore del disco fra l’altro) è pure vero che tutto suona come trito e ritrito. Proprio perché un disco di elettronica, oggi, è materialmente molto facile da produrre, risulta imprescindibile una dose maggiore di inventiva, un’ispirazione superiore che permetta al proprio lavoro di smarcarsi dalle tonnellate di musica tutta invariabilmente carina, tutta inevitabilmente mediocre. Questo passo in più “Elephants At The Door” non lo fa e un brano come Self-esteem con la sua atmosfera da bassi Settanta, degna di una parodia di Barry White o di “Love Boat” (il telefilm), ne è paradigma esauriente.
Non basta una camicia sgargiante per essere Sgt. Pepper, non basta scriverlo su un foglio per arrivare a Cpt. Beefheart, per ora Dumbo resta un “Private”.
2. Plumy Tale
3. Marmelade Kids
4. Sleeping Over
5. Harmony
6. Why Try?
7. Eclectic Prawn
8. Self-esteem
9. Raymond Play
10. You Make You Feel
Ascolta “You Make Me Feel”
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23 febbraio 2011 @ 12:25
Sinceramente mi sembra una review molto snob. Il disco non è male, e questo tuo snobbismo nel dichiarare che non è abbastanza cool originale e suona trito e ritrito ti rende una vittima di questo sistema COOL per cui tutto non arriva ad essere abbastanza originale.
Tra l’altro il progetto è stato coraggioso, scaricabile gratuitamente tramite un’ottima netlabel, senza essere assolutamente pretenzioso come tu sostieni in alcune parti dell’articolo. Infine, il tuo giudicare dalle foto (camicia) e dall’apparenza (baffi) fa capire la serietà di questa recensione in termini musicali.
23 febbraio 2011 @ 13:30
Recensione veramente poco fortunata… elettronica? Daft Punk? °_°
23 febbraio 2011 @ 14:25
dunque bocciato.
ma se ho ben capito è gratis.
potrei dargli un ascolto comunque.
segnalo, sempre in tema di Italia elettronica in free-download, l’ottimo lavoro degli Apes On Tapes per la Homeworks Records: “Foreplays”, prestategli attenzione perché merita.
23 febbraio 2011 @ 17:20
“un disco di elettronica, oggi, è materialmente molto facile da produrre?” poi questa la vorrei capire.
Concordo con crusca che dice che “ti rende una vittima di questo sistema COOL per cui tutto non arriva ad essere abbastanza originale”.
A me l’album non dispiace anche se non é il mio genere. Ma dal non apprezzare al condannare “aggratis” lo trovo esagerato e fuori dagli schemi.
Grazie.
23 febbraio 2011 @ 20:29
“Cool” e “originale” non sono esattamente sinonimi e io non scriverei “cool” nemmeno se mi pagassero per farlo. “Snobbismo”? Le parole erano importanti una volta. Comunque mi sembra che si sia fatta confusione, d’altronde dire che ho giudicato il disco dai baffi e dalle foto denota che non si è letto con molta attenzione la recensione. Il disco si scarica gratuitamente, quindi è buona a prescindere? Fare un disco e paragonarsi ai mostri sacri di cui sopra per me è pretenzioso. Mi è capitato di leggere che se si facesse oggi, “Sergent Pepper’s” suonerebbe così, ma qua siamo tutti fuori di testa.
24 febbraio 2011 @ 21:17
Quei paragoni chi li ha fatti? Non credo che DGM si sia paragonato a questi “mostri sacri” di cui parli. Queste opinioni arrivano dall’esterno e sono certamente discutibili (senza dire “ma qua siamo tutti pazzi!”), ma dovresti considerare il fatto che ciò non dovrebbe influenzare il tuo giudizio sulla musica (e infatti di musica nell’articolo non ne parli molto). Il fatto che tu ti senta in dovere di ridimensionare pareri esterni sull’album dandone un giudizio così negativo, la dice lunga sulla serietà della recensione.
Riguardo al mio commento sull’abbigliamento/look, peraltro discutibile nelle foto e sono d’accordo(!), mi riferisco a frasi del tipo “Non basta una camicia sgargiante per essere Sgt. Pepper” che si potevano assolutamente risparmiare. Poi non ho capito quel “per ora Dumbo resta soltanto un “Private”. Cosa vuol dire? In senso di soldato, o cosa?
Altra cosa, come giustamente sottolineato da altri commenti: elettronica? Daft Punk? Ma che paragoni sono. A me non pare proprio..magari però li dovrei riascoltare!
Ultimo appunto, se dovessimo paragonare tutti i nuovi album in uscita con LP del calibro di Sergent Pepper’s o anche Kid A o Pink Floyd o chi vuoi tu, allora di voti alti se ne vedrebbero molto pochi. Anche perché è oramai difficile trovare qualcosa che non sia “trito e ritrito”. Spari veramente sentenze che non trovano fondamento da nessuna parte e cito “Proprio perché un disco di elettronica, oggi, è materialmente molto facile da produrre”. ????
Credo che la tua recensione sia stata eccessivamente cattiva, e purtroppo non in senso musicale, questo è il peggio.
25 febbraio 2011 @ 01:21
Ho citato in un solo caso una recensione che ho letto, il resto viene dalla scheda fornitami col cd che non penso sia stata scritta da persone estranee alla produzione del disco. La foto che commentavo l’ho vista su un qualche sito, sempre ricercando notizie. Il punto è questo: sono profondamente convinto che il 90% della musica che viene prodotta oggi sia perfettamente inutile e non perché suonata male ma perché scimmiotta altri e si fa forte solo di una pretenziosa immagine che viene prima, e a volte sola, di un qualsiasi spessore artistico. Rimango dell’idea che per tirare fuori suoni da un computer usando qualche programma oggi in voga non si richieda dispiego di forze umane nè di capitali che insieme fanno il “materialmente”. Sul “genere” ho scritto elettronica perché mi è richiesto di etichettare i dischi che recensisco e che altro dovrebbe essere un disco fatto in questa maniera? ditemelo voi a me non interessa. Mi interessa solo dire che le cose che ho trovato qui le avevo già sentite, migliori, in decine di altri dischi. Tra questi Discovery dei Daft Punk, non siete d’accordo? liberissimi. Inoltre non sono io a fare paragoni tra passato e presente, lo trovo ridicolo come scrivere recensioni solo delle cose che ci piacciono, che sappiamo ci piaceranno e quindi sempre pronti a fare marchettone a chi non le richiede e non ne ha bisogno. Io prendo i dischi a scatola chiusa, li ascolto e ne scrivo di conseguenza, quindi non ci potrà mai essere cattiveria (parola insulsa fin dai 14 anni) in ciò che scrivo perché non conosco questa gente, non sono un fan o un anti, non tifo nemmeno nello sport, il dividersi in fazioni che piace tanto ai miei coetanei connazionali non mi riguarda. Dalla musica cerco che mi trasmetta qualcosa, che mi smuova dentro oppure che ci sia classe, perizia e tecnica quando ci sono di mezzo strumenti o canto, gusto per la melodia o l’accostamento dei suoni, una cazzo di scintilla. Il resto sono chiacchiere noiose, e ne ho fatte fin troppe.
26 febbraio 2011 @ 14:22
Ciao Gianluca.
Tengo a precisare solo che DGM non si è mai sognato il paragone con Captain Beefheart.
“Essere influenzati dal lavoro di un’artista” (ed è quello che abbiamo scritto noi) non significa nè “arrivare a” nè “suonare come”.
Le parole sono importanti.