ED
A Quick Goodbye

 
7 aprile 2011
 

ED ha molte cose da dire e nessun timore di esporsi, lo dimostra il fatto che a 28 anni ha già dato alle stampe un paio di lavori con il corrente pseudonimo e diversi altri usciti con svariate intestazioni. La sua forte voglia di emergere si evince da ogni parola usata per descriversi, per pubblicizzarsi, per farsi conoscere, dal suo incessante muoversi fisico e mediatico su e giù per l’Italia, senza nascondere aspirazioni che puntano al di fuori dei confini della Penisola. E fa bene, anzi benissimo perché non ci si deve vergognare dei propri sogni di gloria, specialmente quando si ha talento e ED, indubbiamente, ce l’ha.

Se si può muovere un appunto a questo ragazzo modenese è forse l’eccessiva lunghezza del disco in questione (inopinatamente intitolato a “Quick Goodbye”), 14 brani per quasi cinquanta minuti di musica non si addicono ai tempi che viviamo e rischiano di minare l’attenzione dell’ascoltatore: si fossero tagliati anche solo tre pezzi saremmo di fronte ad un’opera davvero magistrale.

Opera figlia dell’ispirazione, dichiarata, a Elliott Smith e ai Beatles (più il primo che i secondi) e più in generale all’estetica dei Sessanta e dei Novanta. Dichiarazioni pericolose perché l’accostamento ai mostri sacri porta solo sventure, ma nel caso di ED la musica proposta, con melodie cristalline e una voce suadente e malinconica che spesso ricorda quella di Tom Barman, distoglie subito dalle polemiche che potrebbero nascere. Fin dall’iniziale “Timeless Photographs” appare chiaro il richiamo al genio ribelle di Omaha, così come nella successiva “Unknown Song #2″ e in altre come la struggente “It Wouldn’t Be The Same”. Ma più in generale si respira un clima lo-fi, che indirizza l’ascoltatore sulle tracce di altri maestri assoluti come Lou Barlow e Kurt Cobain. I baronetti di Liverpool e un suono marcatamente Sixties si palesano in “I Walk in The Sun” dove fa capolino anche la batteria a dare maggiore ritmo. Ci sono passaggi in tono minore che, come già spiegato, potevano essere tagliati senza dolore, ma nulla che possa appannare il fulgore di una Love is Lying da cantare nei meravigliosi pomeriggi di maggio prossimo venturo.

“A Quick Goodbye” è un disco (almeno nei suoi momenti migliori) al quale abbandonarsi e dal quale lasciarsi cullare, che non concede interpretazioni e non vive di sfumature, non richiede attenzione perché semplicemente se la prende.

A Quick Goodbye
[ Friction – 2010 ]
Similar Artist: Elliott Smith, Josè Gonzales, Canadians, Annie Hall
Rating:
1. Timeless Photographs
2. Unknown Song #2
3. A Fragment of that Day
4. Don’t Be Late
5. It Wouldn’t be the Same
6. Cigarettes & Snow
7. I Walk in the Sun
8. Folk Song in C
9. Serenade
10. I Was Sittin’ On
11. All I Feel
12. Love is Lying (Sometimes)
13. Easy to PLay
14. Lullaby
 

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