JOSH T. PEARSON
Last Of The Country Gentlemen
Genere: folk, songwriting
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E’ una casa semplice ed essenziale, confortevole e calda. Aperta a tutti ad ogni ora. Le storie che ci vivono dentro hanno bisogno del momento perfetto e dello spazio necessario. Non c’è posto per tutti in queste intime preghiere a lume di candela. Flussi di parole che non hanno la pretesa di scegliere l’interlocutore, più probabile il percorso inverso, in cui il proprio sentire e la predisposizione all’ascolto faranno la strada.
Così capita che la musica di Josh T. Pearson trascenda il concetto di canzone e vada oltre, schivando le melodie, fondendo in corpo unico e struggente le residue armonie con i brandelli di carne ferita dalla vita. C’è una pioggia meteoritica di lacrime e dolore sussurrato, un ballo ubriaco e romantico a lume di candela e poco altro: le corde di una chitarra ed un violino prezioso.
“Last Of The Country Gentlemen” è un lavoro che non compiace nessuno, è così sicuro di sé che è destinato a suscitare sensazioni diversissime. C’è chi lo odia, considerandolo come qualcosa di terribilmente noioso e chi, come il sottoscritto, pensa che sia una delle cose più intense e struggenti ascoltate negli ultimi anni. Non facile districarsi con costanza tra questi solchi, più probabile abbandonarsi ad essi nei momenti adatti, quelli in cui riusciamo a spegnere il mondo attorno a noi, infilando le cuffie ed immergendoci in un flusso di sensazioni di poco cangianti e crude come qualsiasi verità.
E’ limitante descrivere le atmosfere scheletriche e folk che compongono le sette tracce del disco, di cui quattro che durano tra i dieci e i tredici minuti. Se avete fretta allontanatevene immediatamente, altrimenti, se avete la voglia e la pazienza di essere accolti tra le braccia di queste storie malconcie e pulsanti di vita, accomodatevi pure, potrebbe essere la casa dei vostri sogni più nascosti.
2. Sweetheart, I Ain’t Your Christ
3. Woman, When I’ve Raised Hell…
4. Honeymoon’s Great Wish You Were Here
5. Sorry With a Song
6. Country Dumb
7. Drive Her Out!
Ascolta “Woman When I’ve Raised Hell”
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25 aprile 2011 @ 11:35
Disco “oltre”.
29 aprile 2011 @ 19:35
Complimenti. Concordo con Luca. Disco oltre.
28 giugno 2011 @ 19:45
Artista fin troppo sincero, che ha tante cose da comunicare, ma ciò non fa di lui un GRANDE artista: non c’è un pezzo che riesca ad essere coinvolgente dal punto di vista musicale, non ci sono melodie, è tutto così prolisso e piatto. Senza dubbio, uno dei peggiori dischi dell’anno.