WYE OAK
Civilian

 
 
25 Aprile 2011
 

In pochi secondi da scettici, siamo diventati adepti a questi soffi d’aria che da Baltimora risalgono su fino alle narici dell’ascolto, quest’espressione smarrita tra refoli di pop-shoegazer e odori di folk come erba appena tagliata che ci fanno tenerezza e un pò di timore, lo stesso che si prova quando si ha nelle mani un oggetto di vetro e si ha paura di infrangerlo; Andy Stack (batteria, voce e tastiere) e Jenn Wasner (chitarre e voce), Wye Oak per tutti, hanno un acquisito un “brevetto di volo” speciale, sanno come salire in quota senza danneggiare l’atmosfera – ora rilassante ora pensosa – che fantasticamente si modella a seconda del movente melodico, sanno interpretare la bolla d’aria della gravità poetica.

Dopo “If Children” e “The Knot”, Civilian è la cartina tornasole del duo americano ed è il disco “maggiorenne” che non si disgiunge dalle immagini che nell’orecchio scorrono tranquille e francamente ascoltare cose così nell’occhio di una cultura industriale musicale votata al massacro danno una certezza, un piccolo tesoretto da proteggere coi denti e con lo stereo.
Non ci sono collisioni o rischi d’impennate, la tracklist serpeggia fluida senza spingere l’acceleratore, delicate minisfide tra balli evanescentemente folkyes “Holy holy”, “Dog eyes” e acrobazie imbronciate di shoegazer “Plains”, “We where wealth”, “Doubt”, e risalgono nelle vibrations la leggiadria degli Shearwater, gli sguardi acquosi degli Early Day Miners, l’odore di malto birraio degli Arab Strap e – allungando finemente le vibrisse dell’inconscio – la semantica border de Yo La Tengo che va ad interiorizzare la delizia a largo raggio che questo sogno discografico emana, sviluppa e infonde.

Uno slowcore che non ha la tara di compromesso o leggero, forse era – nelle precedenti uscite della band – di nicchia come vino introvabile, ma lo sforzo di aprirsi a metraggi ben più nutriti d’ascolto/apprezzamento riesce alla grande e questo anche grazie alla presenza di John Congleton alla consolle che – da grazia dormiente – contribuisce e fa lievitare ai più queste nuvole vogliose che da Baltimora disegnano geometrie campagnole e impeccabili malinconie.
Una tra le cose migliori di questo primo semestre duemilaundici.

Civilian
[ Merge – 2011 ]
Similar Artist:Arab Strap, Shearwater, Early Day Miners e goodbye stress!
Rating:
1. Two Small Deaths
2. The Alter
3. Holy Holy
4. Dogs Eyes
5. Civilian
6. Fish
7. Plains
8. Hot As Day
9. We Where Wealth
10. Doubt

Ascolta “Civilian”

Tracklist
 

1 Comment

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Stessa sensazione, da scettica ad adepta sono bastati un paio d’ascolti. In questo tsunami continuo di uscite discografiche diventa sempre più difficile isolare le gocce più particolari. Meno male che siamo in 2 ad essercene accorti 🙂

 

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