INTERVISTA CON THE RADIO DEPT.

 
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27 Aprile 2011
 

Dopo un paio di tentativi andati a vuoto (un tour italiano annullato e la poca voglia della band di incontrare la stampa al recente Way Out West di Goteborg) riusciamo finalmente a strappare un incontro con i Radio Dept in occasione della loro sortita romana.

Per vincere la nota poca disponibilità del gruppo a rilasciare interviste c’è voluta, questa volta, una vera e propria task-force italo-svedese… da una parte la solita preziosa Goodfellas (grazie Rossana!!!) per il supporto logistico dall’altra l’immancabile ‘buona parola’ del nostro amico Johan Angergård, boss della Labrador e membro effettivo di Club 8 e Acid House Kings, utile per vincere anche gli ultimi timidi tentativi dei Radio di sottrarsi alle domande di rito.

Terminato il concerto al Circolo degli Artisti eccoci quindi intenti a braccare nel backstage lo sfuggente trio di Malmo, con la speranza di ottenere il tempo necessario per un veloce scambio di battute…
In realtà, consumato il classico rito della sigaretta post-live, i nostri si sciolgono quasi subito accompagnandoci in un interessante e intensa chiacchierata di oltre mezz’ora ….

Partiamo dalla fine. Qualche settimana fa è uscita la vostra prima raccolta di singoli e b-sides. Dove nasce l’idea di una compila come “Passive Aggressive”?
Martin Larsson: L’idea è partita dalla Labrador. Noi non rilasciamo molto spesso dischi e considerato che abbiamo già realizzato parecchi singoli e EP c’è stato suggerito di raccogliere il tutto in un disco doppio. Considera inoltre che i nostri primi singoli sono stati stampati in circa 500 copie e sono da tempo introvabili, quindi l’unico modo per averli in CD, senza ricorrere ovviamente a internet, è questo.

Romanticamente consideravo questa raccolta come un modo per celebrare i vostri primi 10 anni di carriera…
Martin Larsson:
Diamo poco peso a questo traguardo e ad essere sinceri non lo riteniamo nemmeno tale. Ovviamente è strano incontrare gente che ti dice Sono cresciuto con la tua musica ma per quanto ci riguarda è cambiato ben poco. Io e Johan registriamo ancora a casa come facevamo 10 anni fa, tutt’ora facciamo ancora fatica a considerarla una ‘carriera’….

“Clinging To A Scheme” per sonorità si colloca a metà strada tra i vostri due precedenti dischi: recupera e miscela lo shoegaze di “Lesser Matters” con il dream-pop condito di elettronica del successivo “Pet Grief”. Personalmente se dovessi scegliere il disco che meglio rappresenta il suono dei Radio Dept., espresso fino ad ora, sceglierei proprio “Clinging To A Scheme”…
Martin Larsson:
Capisco esattamente cosa intendi e in parte sono d’accordo. Ascoltando “Clinging To A Scheme” è facile ritrovare sonorità e influenze dei precedenti dischi anche se il tutto è venuto in maniera molto naturale non premeditata, non era nostra intenzione fornire una panoramica delle sonorità espresse fino ad oggi. Per “Clinging To A Scheme” piuttosto volevamo un suono decisamente più ruvido, ‘home made’, cosa che, per esempio, non fu fatta con “Pet Grief” per il quale invece puntavamo a qualcosa di completamente opposto, quasi ‘hi-fi’…. A mio avviso i punti di contatto tra “Clinging To A Scheme” e il nostro primo “Lesser Matters” sono essenzialmente in certa ‘ruvidezza’ del suono….

La gestazione di Clinging To A Scheme è stata molto lunga, in quel periodo avete composto circa 100 canzoni…
Martin Larsson:
In realtà erano 120…

120? In che modo da una session di così tante canzoni è possibile individuare i brani che finiranno nella versione finale di un disco?
Martin Larsson:
Non è così difficile. Quando registri circa 120 canzoni probabilmente la metà fanno veramente schifo. Per molte di queste si tratta solo di veloci esperimenti, tentativi di mettere in musica alcune idee. Per le altre, circa una cinquantina, invece è semplice individuare quelle su cui puntare, ti colpisce la melodia, il ritornello…

Johan Duncanson: Nella maggior parte dei casi inoltre l’ultima cosa che realizziamo sono i testi, quindi all’inizio ci troviamo spesso di fronte solo a brevi composizioni strumentali. Quando iniziamo a lavorare sulle parole molte delle idee sono già state scartate…

Avrete tonnellate di materiale strumentale non pubblicato allora… Avete pensato mai di farlo uscire in qualche modo?
Johan Duncanson:
Ci pensiamo spesso, e credo che prima o poi faremo anche questo…

Per la prima volta in “Clinging To A Scheme” utilizzate, con ottimi risultati direi, anche dialoghi pre-registrati…
Johan Duncanson:
In “Heaven’s On Fire” la voce è di Turston Moore l’abbiamo recuperata da “”1991: The Year Punk Broke” un documentario su alcune band punk e alternative rock (Sonic Youth, Nirvana, Dinosaur Jr) americane che mi è capitato di vedere diverse volte. Quel dialogo (tra un giornalista e Moore) mi è girato in testa per anni e cercavo sempre il modo di infilarlo in qualche canzone. In questo caso è venuto molto prima quell’intermezzo che il resto della canzone…

Rivolgo a voi la stessa domanda che il giornalista fa a Moore all’inizio di “Heaven’s On Fire” People see rock’n’roll as youth culture and when youth culture becomes monopolized by big business what are the youth to do? Do you have any idea?
Johan Duncanson:
Ci pensiamo continuamente. E’ difficile di questi tempi uscire del tutto da certe logiche, specialmente se devi pagare l’affitto… .Qualche volta facciamo la scelta sbagliata, il nostro obiettivo è sempre però quello di mantenere lo stesso approccio di quando abbiamo iniziato, di quando, tanti anni fa, registravamo a casa nel modo più naturale e semplice possibile.
Credo che in parte ci siamo riusciti, non siamo mai scesi a compromessi, tutt’ora abbiamo il controllo totale sulla nostra musica, questo è già un buon traguardo…

Già con il vostro secondo album vi siete allontanati da certe sonorità shoegaze che invece, considerato il successo di “Lesser Matters” sarebbe stato ‘comodo’ continuare a proporre … credo che già questo possa considerarsi come un tentativo autentico di sottrarsi al ‘big business’…
Johan Duncanson:
Esatto. “Lesser Matters” era stato pubblicato con ottimi risultati in UK e in altri paesi dalla XL Recordings. Quando ci siamo messi al lavoro sul secondo disco la XL, interessata a distribuire anche “Pet Grief”, fu da subito contraria alla direzione musicale che stavamo intraprendendo. Questo ci fu detto chiaramente le poche volte che vennero a trovarci in studio. Volevano più distorsioni, più chitarra, ci dicevano You have to be more rough!!!. E ovviamente anche per questo noi decidemmo di andare in una direzione completamente opposta!!!

In diverse interviste vi dichiarate amanti di certo pop britannico anni ’80 passato alla storia anche come ‘anti-Thatcher pop’ (Style Council, McCarthy, Billy Bragg), inoltre spesso nei vostri testi affrontate temi politici…. Ambite in qualche modo ad essere riconosciuti anche come band ‘politica’?
Martin Larsson:
La musica è la nostra priorità. Ovviamente siamo sensibili a quanto ci accade intorno, specialmente se si tratta di politica o di temi sociali e questo si riflette in quello che scriviamo. Il nostro obiettivo non è comunque mandare solo quel determinato messaggio e se penso ai gruppi ‘politici’ che conosco non vorrei mai che i Radio Dept finissero per ‘parlare’ esclusivamente di quello…

A proposito come se la sta cavando Fredrik Reinfeldt ( primo ministro svedese al quale fu dedicata l’ironica “Freddie and the Trojan Horse”)
Johan Duncanson:
Non bene e nonostante questo sembra che agli svedesi vada bene così…

Martin Larsson: Vi assicuro che gli svedesi adorano Reinfeldt. Questa cosa è pazzesca… in parte credo sia molto simile alla vostra situazione con Berlusconi

Potremo tentare un scambio di primi ministri tra Svezia e Italia e vedere quel che succede..
Martin Larsson:
Non credo possa essere un buon affare per nessuno scambiare due cose che non funzionano….

L’anno scorso vi abbiamo visto suonare al Way Out West di Goteborg, ed eravamo anche all’after party non ufficiale che si teneva vicino all’università e al quale voi mettevate i dischi. Che tipo di djset è stato il vostro? Noi purtroppo vi abbiamo solo visti arrivare, la birra era finita e abbiamo lasciato il party in cerca di un drugstore….
Johan Duncanson:
Avete sbagliato ad abbandonare la festa, la birra è arrivata subito dopo!!! Al djset comunque io facevo solo presenza dietro la consolle, a mettere i dischi era Daniel

Quella dell’anno scorso è stata la nostra seconda presenza consecutiva al Way Out West, ottimo festival davvero…
Martin Larsson:
Si, è un grande festival. Eravate lì anche due anni fa? Avete visto i My Bloody Valentine?

Si e sinceramente non ho un gran ricordo di quella performance… è stato solo un prolungato e assordante ‘rumore’….
Martin Larsson:
Io invece li ho adorati proprio per questo. Avrebbero potuto suonare i loro pezzi più conosciuti, assecondare il pubblico che magari voleva sentire per intero “Loveless”, invece sono andati nella direzione opposta. Il loro era rumore nel quale non riuscivi a distinguere parole, melodie, volevano ‘non piacere’..e per questo ho adorato quella performance così provocatoria.

Suonereta anche quest’anno al Way Out West?
Johan Duncanson:
No. Solitamente non richiamano le stesse band per due anni di seguito…. Ma credo saremo lì come spettatori…

A parte l’Inghilterra nessun altro paese europeo in questi anni sta esportato così tanta musica come la Svezia. Come vi spiegate il periodo di grazia che sta attraversando musicalmente il vostro paese?
Johan Duncanson:
Non so cosa accade da altre parti, ma in Svezia il governo da un grande supporto a chi decide fin dalla giovane età di suonare uno strumento. Fino a quindici anni le lezioni di chitarra e piano sono molto economiche, quasi gratis, anche se nel mio caso sono state altre le ragioni per le quali ho iniziato a suonare in una band. Negli anni ’90 nel nostro paese c’erano ottime riviste di musica, ricordo che all’epoca non leggevo altro… Chiunque oggi in Svezia realizza dischi fa parte di una generazione cresciuta con un’ottima istruzione musicale…

Credete che questo periodo di grazia per la artisti e band svedesi possa durare a lungo ?
Johan Duncanson:
Che la Svezia produca oggi buona pop music non significa che sia in grado di farlo anche per i prossimi cinque anni. Per esempio negli anni ’70 parecchie buone band erano danesi e olandesi, mentre adesso è difficile sentire artisti provenienti da Danimarca e Olanda.
Probabilmente fra qualche anno, per una o mille ragioni, ci sarà un altro paese in grado di esportare musica come sta facendo adesso la Svezia…

Non vedete positivamente il fatto che oggi per gli artisti svedesi sia più facile varcare i confini nazionali e farsi conoscere in tutto il mondo? In un certo senso l’etichetta ‘swedish pop-music’ sembra essere accolta come marchio di assoluta qualità….
Martin Larsson:
Si ok può essere positivo, ma trattare la musica ‘geograficamente’ distoglie l’attenzione dall’unico obiettivo, appunto, la musica. Ad un certo punto tutto questo diventa solo fascinazione esotica, dovrebbe interessare poco o niente da dove viene un artista…
Per farti un esempio: al momento noi adoriamo una band turca, i Kim Ki O, sono stati con noi in tour in Germania. La loro musica è brillante e poco importa che la Turchia non sia al momento il paese della musica ‘cool’….

Ok, ma i Radio Dept quali artisti e band svedesi ascoltano ?
Johan Duncanson:
Adoriamo Jens Lekman, i The Embassy e gli Studio, tutti gli altri ci fanno schifo….

Amen…

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