INTERVISTA CON MICHA SOUL

 
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17 Maggio 2011
 

Micha Soul ha recentemente dato alle stampe il suo esordio, “Seven Soul Sins” (edito da Semai), dimostrando di essere probabilmente una delle voci black più interessanti in Italia e raccogliendo consensi pressoché unanimi sul web (potete leggere una recensione del disco anche qui su IndieForBunnies) e sulle riviste specializzate.

Proveniente dal gruppo hip-hop bolognese Fuoco Negli Occhi, Micha, pur affidandosi alle ottime produzioni dei beat-maker Hiko e Freshbeat (del secondo vi parleremo più approfonditamente a breve), confeziona un lavoro decisamente più classico: infatti è il suo un suono soul che guarda soprattutto ai grandi del passato, ma che può tranquillamente confrontarsi senza timore alcuno con blasonati artisti internazionali.

Nonostante tutto ciò la talentuosa soul-singer fatica a trovare spazio su palcoscenici più importanti e ampi, confermando per l’ennesima volta la cecità asfittica dei canali (oramai sorpassati) convenzionali del music-biz italiano.
Di tutto questo e principalmente della sua musica parleremo ora con la stessa Micha.

Credo sia opportuno iniziare questa intervista con una tua piccola presentazione, Micha: potresti parlare di te, di come sei arrivata alla musica, dei tuoi trascorsi precedenti al disco.
Sono Leocadia, 33 anni, nata e vissuta a Bruxelles fino a 15 anni fa. I miei genitori, entrambi Italiani sono sempre stati appassionati di musica, mia madre cantava e mio padre aveva una radio. E’ stato del tutto naturale che io iniziassi a cantare: a 5 anni non giocavo con le bambole, ma imitavo davanti allo specchio Madonna e Michael Jackson, mi hanno regalato il primo mangianastri a 6 anni ed ho iniziato da subito a registrare puntate radiofoniche con le hit di quei tempi, passavo il pomeriggio dopo scuola ad ascoltare le registrazioni fino alla nausea, perché dovevo conoscere i testi a memoria (che non comprendevo ovviamente) per ricantarli in camera mia. Raggiunta un’età adatta (13 anni), ho fatto un paio di concorsi, ho fondato un paio di band, prima blues poi soul (genere al quale mi sono avvicinata prima con Aretha Franklin, Otis Redding e molti altri che mia madre ascoltava incessantemente e poi con artisti più contemporanei).

A 18 anni lascio il Belgio dove torno però a trovare i miei genitori e mio fratello di 5 anni più giovane, ad ogni festività. Lui nel frattempo entra a far parte di una crew Hip Hop alla quale mi unisco e con la quale realizzo diversi progetti (mixtape, puntate in radio, concerti). Dai 18 anni ai 25, crew Hip Hop a parte, faccio una pausa dalla musica per dedicarmi agli studi universitari (sono laureata in traduzione alla scuola superiore per interpreti e traduttori di Forli) ma un anno dopo la laurea mi trasferisco a Bologna (dopo aver viaggiato e lavorato per un anno in Europa) dove raggiungo mio fratello che nel frattempo si è iscritto all’Università e ha conosciuto Chiodo e Brain, i due altri membri cella crew Fuoco negli Occhi, fondata appunto nel 2004. Da lì in poi mi sono dedicata ai progetti della crew, (due album, uno uscito con la Grande Onda di Piotta e l’altro con la Relief Records.

Parallelamente, sentivo l’esigenza di tornare al mio genere di origine ovvero il soul e il funk. Ho quindi co-fondato Micha Soul & The Funkaddiction, band con la quale ho riproposto brani sconosciutissimi di artiste degli anni 60 e 70 del calibro di Mary Queenie Lyons, Minnie Ripperton, Lyn Collins, e rivisitato brani maschili dei più grandi nomi quali Gil Scott-Heron. Nel contempo, ho partecipato alla creazione dell’album di Brain (che nel frattempo è diventato mio marito) e due anni fa ho deciso che era giunto il momento di dedicarmi al mio primo lavoro solista. Ci tengo a precisare che il mio dedicarmi ai progetti di cui sopra ha rappresentato e rappresenta tuttora un “hobby” o seconda attività, poiché mi porto il pane a casa lavorando come impiegata.

Bè, adesso che ti conosciamo un po’ meglio, ci piacerebbe sapere come e quando si è sviluppata l’idea di un tuo album solista, come ha preso forma concettualmente e poi materialmente.
Come dicevo sopra, appunto, due anni fa (nel 2009) mi sono detta che era arrivato il momento. Vocalmente e tecnicamente, l’esperienza con i FunkAddiction mi aveva fatto maturare abbastanza da poter ‘osare’. Certo, non si finisce mai di migliorare ma se avessi dovuto aspettare il momento in cui mi sarei sentita vocalmente completa, non avrei mai fatto un disco. Mi sono quindi lanciata, ho cercato un beatmaker giovane ma talentuoso che potesse offrirmi degli ottimi tappeti musicali (avevo accantonato l’idea di cantare su basi suonate perché il lavoro avrebbe richiesto il triplo del tempo e il disco sarebbe uscito fra dieci anni).

Ne ho trovati due, Hiko e Freshbeat che mi hanno riempita di basi in grado di farmi venire la giusta ispirazione per scrivere. Il concetto è nato per caso: ero in cucina, un pomeriggio di una sabato d’estate torrido. Dovevo fare da mangiare ma la voglia era poca. Mentre preparavo il tutto, suonava il cd di fresh di sottofondo e ho iniziato a canticchiare sulla base di quella che è diventata “so High”. Le prime parole sono state I just wanna stay all day in my bed cause I feel lazy, frase che è rimasta quella iniziale del brano in questione e che rappresentava il mio stato di totale pigrizia di quel momento. Quel piccolo frammento di canto casuale mi è bastato per accaparrarmi l’idea dei 7 peccati capitali. Questo per quanto riguarda il concetto dell’album. Il come è stato creato materialmente, meriterebbe un’intervista di 10 pagine (considerando che c’ho messo un anno e mezzo ad avere il master in mano). Ma avendo immaginato che prima o poi qualcuno me lo avrebbe chiesto, ho creato un diario di bordo dall’inizio della creazione del disco, che oggi è un blog completo di tutto l’iter e il processo produttivo dell’album: www.sevensoulsins.blogspot.com.

Considerato che comunque “Seven Soul Sins” non è il primo album che registri, sarebbe interessante sapere come e quanto ti è apparso diverso il lavoro per questa esperienza rispetto a quello per i dischi dei Fuoco Negli Occhi o all’esordio solista di Brain cui ha partecipato in maniera rilevante lo scorso anno. È cambiato il tuo approccio? Se sì, come? Quanto? Perché?

Beh stiamo parlando di due mondi completamente diversi, seppur collegati in una sola parola: ‘urban’. Il concetto filosofico di questo tipo di musica, che sia rap (e parlo di quel tipo di MCing che rappresenta ancora una delle discipline dell’ Hip Hop, non quel rap che si sente oggi in TV e nelle radio nazionali) o funk e soul, rimane solidamente ancorato alla strada, a quel mondo black creativo e puro che viene dall’anima, quel tipo di musica che suoni nei centri sociali (il rap), nei “localacci “jazz (il soul). Il mio apporto nei lavori precedenti era finalizzato a rendere il rap un po’ più melodico rimanendo sempre un po’ “sporco”. Certo, ero limitata dal tipo di strumentali e mi ritrovavo spesso a fare dell’R&B moderno piuttosto che il mio genere prediletto. Ma l’approccio è sempre stato molto più souleggiante che non da “fly girl”. E’ chiaro che realizzare un disco da solista è tutto un altro lavoro.

Con i Fuoco negli Occhi, le mie parti erano brevi e molto spesso il mio ruolo era quello di “lasciarmi coordinare” dagli altri 3 riguardo al tema, al punto in cui avrei dovuto registrare ecce cc. Il mio disco invece mi ha vista l’unica coordinatrice e quindi mi sono dovuta occupare di tutto. Nel suddetto blog, descrivo non solo il processo produttivo e creativo ma anche le mie sensazioni, i miei pensieri e le difficoltà a cui ho dovuto far fronte.

A me pare che ultimamente, in campo internazionale, vi siano ottimi esempi di black music; vorrei conoscere quali artisti apprezzi, chi ti pare più interessante, su chi nutri qualche dubbio. E partendo da queste considerazioni potresti anche citare qualche nome storico che che più ammiri, che magari più ti ha spinto verso questa realtà.
Guarda, voglio essere onesta. Ho smesso di ascoltare musica da quando la creo. Non per una questione di superbia o di snobismo per carità! Ma per la mancanza di tempo. Come dicevo sopra, lavoro, ho un marito, una casa, e faccio musica in una crew Hip Hop e con una band. Con la creazione del disco il tempo a mia disposizione anche solo per accendere la TV o leggere siti che mi aggiornassero sulla musica black attuale si è ridotto a 0.

Quindi posso dirti che continuo ad ammirare i grandi nomi del soul contemporaneo quali Erykah Badu, Leela James, Raphael Saadiq (e molti altri di quel filone), mi sono capitati fra le mani dischi di soulsinger tedesche e olandesi molto valide, ho acquistato il disco di Aloe Blacc…diciamo che di attuale ho sicuramente ascoltato molta musica in streaming dalle trasmissioni di nicchia (lasciate di sottofondo mentre cucinavo o facevo altre attività domestiche) ma i nomi non li ho memorizzati tutti.
I nomi storici che mi hanno portata fin qui invece sono Marvin Gaye, Al Green, Aretha Franklin, Janis Joplin, Ray Charles e il grande maestro James Brown. Questi sono i rpimi che mi vengono in mente naturalmente ma diciamo che la Motown Records ha contribuito con i suoi artisti a sfamarmi con quel tipo di musica che più mi rappresenta.

Chi mi lascia perplessa? Mah in generale tutto questo R&B uguale e impersonale di una Rihanna, di una Beyoncé (che ammiravo tanto tempo fa ma che ora vedo solo come un prodotto senza anima) e di nuove ragazzine afro-americane ma anche europee che non tirano fuori qualcosa di unico che possa rimanere nel tempo. Dopo gli anni 90, l’R&B è diventato la brutta copia della brutta copia di ciò che era nato con Kelly Price, Alyiha, Floetry ecce ecc.
E’ per questo che il mio intento è quello di portare il mio show in giro con la band (ispirandomi al tipo di live “baduiano”), per evitare i suoni troppo “moderni” che mi accosterebbero all’R&B e lasciar spazio invece ai suoni degli strumenti che creano un’atmosfera più soul, funk, jazz. Certo, chi ascolterà il disco e poi il live, sentirà la differenza, ma credetemi, il salto di qualità è altissimo.

E invece, per quanto riguarda l’hip-hop italiano, come ti poni? Tu stessa fai parte di una realtà che esiste nel panorama da più di dieci anni, immagino quindi che la tua conoscenza di questo mondo sia alquanto approfondita e possa aiutare anche i lettori meno consci a capirne le dinamiche.
Credo che a questo punto sia inevitabile chiederti quali sono le realtà i protagonisti dell’hip-hop italiano che più ti piacciono

Non ascolto Hip Hop Italiano a dirti il vero. Io sono entrata a far parte di una crew Hip Hop in Belgio ed ho sempre e solo ascoltato rap americano e francese. Di Italiano conoscevo poco e niente. I nomi che ricordo con piacere sono Neffa, Zona Dopa, Lugi. Da quando sono in Italia non ho avuto molte occasioni per ascoltare hip hop Italiano, proprio per il percorso che ti ho descritto sopra. Certo, Brain ne ascolta molto e in macchina sono obbligata ad ascoltare quello che ascolta lui e che devo dire apprezzo molto (i nostri gusti musicali sono ovviamente in linea).

Quello che posso dirti è che non amo il tipo di hip hop alla Club Dogo perché dopo un po’ mi annoia e infastidisce il mio udito (flow sempre uguale, basi tutte uguali, temi sempre uguali…) che Fabri Fibra lo preferisco negli album vecchi (prima che entrasse in major) e che in generale quello che passano sui canali televisivi musicali che dovrebbe rappresentare questa cultura, a me personalmente non piace. Così come non amo il rap TROPPO conscious o il rap da terza elementare per testi e temi troppo scontati.

In poche parole, o prediligo il rap tecnico, dagli incastri incredibili e geniali, quello che se lo ascolti anche con l’orecchio straniero, dici “spacca!!”.
Considera che la crew FNO non si ferma mai, abbiamo sempre nuovi progetti, e ogni giorno vi è un brano nuovo da ascoltare (ora per esempio Brain sta preparando il disco con Madness e il terzo disco con i FNO, immaginati quanti brani nuovi sto ascoltando!). Se ti dico che il mio gruppo è ciò che ritengo di più valido e completo nell’ambito Hip Hop attuale in Italia passo per quella che si autocelebra vero?? Quindi per farti qualche nome ti dirò che mi è capitato di ascoltare il nuovo disco di KappaMaiuscola e mi sono piaciuti davvero tanto, così come Lord Madness e alcuni mc molto validi della realtà Bolognese degli ultimi tre anni.

Domanda inevitabile: quanto è difficile, in Italia, fare del soul di qualità in maniera davvero indipendente?
Se parliamo di realtà indipendente, è un’impresa quasi impossibile. La fortuna gioca un ruolo molto importante in questo caso. Se hai fortuna di vivere a Milano o a Roma, di conoscere gente che conosce gente, di avere a tua disposizione professionisti che sanno già indicarti e portarti sulla strada giusta per avere i mezzi necessari per fare un prodotto di qualità…sei già a buon punto. Penso ad un Al Castellana che grazie ai suoi tanti anni di esperienza, ha accanto a sé veri e propri professionisti che rendono il suo soul un soul di qualità.
Io sono partita da zero. E so che in altre condizioni, avrei potuto fare un album che suonasse come lo sognavo io. Ma non mi lamento, per essere il primo, è un bel bambino. E soprattutto, l’ho partorito da sola e con tanto sacrificio.

E dopo questo disco quali altri progetti hai?
Per il momento, vorrei trovare date per suonare il mio disco in giro. Questa è un’impresa molto ardua, sempre perché avendo poca visibilità, avendo goduto di una promozione “di nicchia” e non avendo le “conoscenze che contano”, devo portare io stessa il mio lavoro presso i locali che rimangono comunque indecisi (della serie: “ma chi sei?”). Ho provato a rivolgermi ad agenzie di booking, ma sembra che per questo genere di musica si faccia fatica a trovare interesse. Quindi, armata di tanta pazienza, continuo a provare con la mia band che crede fermamente nel mio progetto (a cui si è aggiunto un tastierista e due coristi) una volta a settimana nell’attesa che qualcuno si accorga di me. Intanto, quando mi è possibile (essendo in dolce attesa di ormai 6 mesi), mi esibisco con i FNO agli eventi più rilevanti e registro le mie parti per il terzo disco ufficiale.
Vorrei ovviamente pensare già ad un secondo disco, interamente suonato, che si avvicini maggiormente alle atmosfere di una Sharon Jones & The Dap Kings (altra artista contemporanea che ammiro!), ma non lo farò prima di aver venduto tutte le copie del primo e di essermi esibita almeno in 50 locali italiani. Solo così, potrò permettermi (in termini economici) la creazione di un altro progetto che sia di una qualità degna di essere proposta.

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