HABEMUS PAPAM di Nanni Moretti
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Alla morte del Pontefice si riunisce il conclave. I primi scrutini si concludono con delle fumate nere, dato che i cardinali favoriti alla successione non ottengono il quorum necessario. Dopo altre votazioni, viene eletto a sorpresa il cardinale Melville (Michel Piccoli). In piazza San Pietro i numerosi fedeli attendono ormai da ore il nome del nuovo Papa e proprio mentre il cardinale protodiacono esce dal balcone per annunciare il nome del nuovo Pontefice, il neo-eletto ha una violenta crisi di panico e fugge via nello sconcerto generale, interrompendo la cerimonia prima che sia proclamata la sua elezione.
A 5 anni dal suo ultimo lavoro (“Il Caimano”), il nuovo atteso undicesimo lavoro di Nanni Moretti segna una svolta nella geografia sentimentale del regista romano che decide di ambientare la sua storia all’interno delle mura vaticane e di scandagliare da vicino le fragilità umane di una figura imponente che dialoga quotidianamente con il divino, rinchiuso nella prigione dorata vaticana.
Non una dissacrante opera anti-clericale, ma un film dalle due facce: una più umoristica e l’altra drammatica. Un Moretti diverso, non più perno intorno a cui girano le vicende ma, ingranaggio a servizio della storia. I suoi leit-motiv (l’interno in auto, la scena danzante, lo psicologo..) ci sono tutti ma hanno un sapore diverso, più lieve e mite anche la sua vis polemica.
Una riflessione sulla solitudine, sulle fragilità e le difficoltà di un uomo di fronte a grandi responsabilità e sul fallimento. Fosse anch’egli un Papa (interpretato da uno straordinario Michel Piccoli) siamo destinati a soffrire soli, con o senza fede Un film ambizioso alla ricerca disperata di un equilibrio formale ed emotivo che non raggiunge mai, incerto tra il serio e faceto. Evitabili e discutibili le scene con i cardinali pallavolisti e alcune trovate surreali in un opera tecnicamente ineccepibile ma sostanzialmente incompleta.
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Regia di Nanni Moretti |
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26 maggio 2011 @ 12:46
L’ho trovato un gran film, per coinvolgimento emotivo, idea motrice, finale, e tema affrontato: la sensazione dell’inadeguatezza rispetto ai compiti a cui siamo chiamati nella vita. Non lo reputo un capolavoro, ma unicamente perchè a mio parere il film si sarebbe dovuto concentrare maggiormente sul travaglio interiore vissuto dal Papa, tralasciando l’attesa dei cardinali (eccellente comunque Moretti nel mostrarli, comunque, uomini). Molto meglio, a mio giudizio, de “Il caimano”, film forte e forse (speriamo di no)profetico, ma imperfetto.