INTERVISTA CON GOOSE

 
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19 Maggio 2011
 

I Goose prenderanno parte all’edizione 2011 dell’ Electro-Venice festival di musica elettronica che si terrà il 28 giugno a Parco San Giuliano di Venezia. Tra gli artisti confermati, oltre il gruppo belga, Fat Boy Slim, Sven Vath, Deadmau5, Afrojack, Reset!, NT89.

I Goose nascono come cover band degli AC/DC ma l’amore per i sintetizzatori li porta ben presto a creare pezzi propri e comporre un album che esce nel 2006 su Skint l’etichetta di FatboySlim. Il loro primo album “Bring It On”, ha convinto tanto la critica specializzata quanto – soprattutto – il pubblico dei club grazie ad una combinazione quasi perfetta di dance music suonata con attitudine rock.

La loro energia mostrata negli spettacoli live nei più importanti festival del mondo ha generato un ulteriore attenzione particolare nei confronti della band che è presto diventata di culto per un fanbase internazionale pronto a seguire i propri beniamini ovunque e ad attendere pazientemente fino al 2010 l’uscita di “ Synrise” il nuovo album dei Goose pubblicato su K7! (etichetta simbolo dell’elettronica europea), un disco elettronico nel pieno senso della definizione. Un occhio va alla space disco dei ’70s e l’altro al pop con richiami ai synth incalzanti dei primi Chemical Brothers. Ritmo, synth, distorsioni, basso in levare e casse dritte o arpeggi e linee vocali alla Depeche Mode, tutto suonato rigorosamente live, con un’ottica lontana anni luci dall’utilizzo degli ultimi programmi informatici. Da molti vengono ritenuti gli eredi dei Soulwax, sia sia per provenienza che per stile musicale.

Come vi siete incontrati e come siete diventati una band?
Mickael e Bert si conoscono fin dall’asilo, sono sempre stati ottimi amici. A 16 anni, quando facevano le superiori, hanno incontrato Dave e deciso immediatamente di formare una band. Suonavano un po’ di tutto, da Elvis agli AC/DC. Alla fine sono arrivato io (Tom) quando eravamo tutti sulla ventina, e così sono nati i Goose nella loro formazione definitiva.

Chi ha avuto l’idea di chiamare la band Goose? Da dove è nata l’ispirazione?
Goose è un personaggio del film “Top Gun”, un film tipicamente anni 80 che amavamo tutti da bambini. Inoltre volevamo un nome breve e d’impatto, come la maggior parte dei gruppi hanni 90: Oasis, Blur
Oggi la tendenza è invece quella di anteporre “the” a qualsiasi nome.

Il vostro party ideale dovrebbe assolutamente includere….
Noi che suoniamo! L’orario perfetto sarebbe attorno a mezzanotte, così dopo lo show avremmo il resto della nottata per fare festa e ballare fino alle prime luci dell’alba. Magari in un club dall’atmosfera intima, proprio come il Tunnel Club di Milano dove suoniamo stasera.

5 artisti con cui sognate di collaborare. Possibili e impossibili.
In primis: Michael Jackson! Da ragazzo ero decisamente il suo fan più accanito. Poi Prince, Giorgio Moroder, Bon Scott (il primo cantante degli AC/DC scomparso prematuramente) e il compositore Harold Faltermeyer.

Quali artisti o album vi hanno maggiormente influenzato?
I Les Rythmes Digitales sono stati senz’altro una enorme fonte di ispirazione, in particolare con l’album “Dark Dancer”, una vera pietra miliare dell’elettronica. Quell’album ci ha cambiato la vita.

Che musica ascoltavi (Tom) da adolescente? E’ la stessa musica che ascolti oggi?
Come già accennato avevo un’adorazione per Michael Jackson, quindi si, lo ascoltavo decisamente molto. Oggi, e parlo sia per me che per i Goose, ascoltiamo seriamente di tutto. Qualsiasi genere musicale ci affascina e ci influenza in modo diverso.

Vi vedremo molto presto in Italia sul palco dell’ ElettroVenice Festival, che vanterà un cast davvero spettacolare. Siete eccitati? Nervosi?
Sarà il nostro quinto show in Italia, ma il primo di così grande portata. Perciò si, siamo a dir poco eccitati! Non vediamo l’ora di essere sul palco assieme a Fatboy Slim, Deadmau5 e gli altri.

”Synrise” è il vostro secondo album. Che obiettivi vi siete prefigurati con questo secondo lavoro?
Mentre “Bring it on” era contraddistinto da ritmi rapidi, sonorità allegreche invogliavano ad alzare le mani in aria, volevamo sperimentare qualcosa di diverso con Synrise.

Siamo stati ispirati principalmente dalle colonne sonore dei film anni ’80 e da nomi come Philip Glass, Giorgio Moroder e Vangelis.
Anche se tutte le canzoni di “Synrise” sono in tonalità minore non sono affatto canzoni tristi: sono infatti un crescendo e contengono una speranza.

Potete contare su uno zoccolo duro di fans che vi ha aspettato pazientemente nei 4 anni di silenzio successivi a “Bring it on”: come avete impiegato questo tempo?
Beh, dopo il primo album siamo stati in tour per ben due anni, girando Europa, Giappone ed Australia. E’ stata un’esperienza magnifica, che ci ha permesso di conoscere tante persone e culture diverse che ci hanno influenzato enormemente. Quando poi abbiamo iniziato a lavorare al secondo album non volevamo ripeterci, così ci siamo presi tutto il tempo necessario per trovare il giusto sound per questo nuovo lavoro.

La canzone perfetta per dare il via a una notte scatenata? Magari una di quelle che scegliete per far ballare proprio tutti durante I vostri dj sets.
“Da Funk” dei Daft Punk.

Com’è nata la collaborazione coi vostri “cugini” musicali Soulwax?
Il tutto è cominciato quando hanno invitato Dave a suonare la chitarra per il tour “any minute now”. A partire da quella prima collaborazione abbiamo sempre avuto una forte connesione con loro. Li consideriamo appunto come I nostri cugini musicali, e possiamo sempre contare su un loro consiglio sincero. Con loro abbiamo girato mezza Europa con il “Soulwaxmas tour”, a novembre e dicembre scorso, Italia compresa.

I vostri piani per questo 2011?
Suonare, suonare, suonare. Siamo stati in studio così a lungo che adesso vogliamo fare solo quello che ci viene meglio: esibirci dal vivo.

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