INTERVISTA CON CAKE

 
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di Jacopo Ravagnan
7 giugno 2011
 

Ci sono personaggi da cui non sai mai cosa aspettarti, tanto più quando li intervisti.
Ricordo giornalisti con lunghissima esperienza essere atterriti dal dover affrontare un tipino come Nick Cave, prodigo soprattutto di silenzi e mugugni, o intervistatori ‘di primo pelo’ essere presi a lungo in giro da un Mark Lanegan non propriamente disponibile (ma quando lo è mai stato?)

Con i Cake il problema è riuscire a circostanziare le domande e non farsi sommergere dal flusso di parole e di sana ironia che il buon John McCrea non manca mai di mettere nelle sue risposte.
Dopo breve tempo dall’uscita del nuovo lavoro “Showroom of Compassion” ci siamo tolti qualche curiosità.

Sette anni di silenzio(o quasi) prima dell’uscita di showroom of compassion…cosa è successo?
C‘è stato il tour di “Pressure Chief”, il lavoro per mettere assieme b-sides e rarità (per l’uscita della compilation “B-sides And Rarities” del 2007 appunto), il tour anche per questo album, l’installazione dei pannelli solari nel nostro studio, la registrazione di “Showroom Of Compassion”. Insomma gli anni sono passati senza che neanche ce ne accorgessimo.

Sono passati invece diciassette anni da “Motorcade of Generosity” e quindici da “Fashion Nuggets”, che ha decretato il vostro successo, cosa è cambiato nel frattempo?(sia all’interno del gruppo che intorno a voi)
Per quanto riguarda il nostro approccio alla musica niente. Abbiamo aggiunto al nostro suono quello delle tastiere però e abbiamo integrato in maniera migliore la linea vocale, rendendola un tutt’uno con il nostro suono. Inoltre abbiamo scoperto l’incredibile potenzialità di internet. Il mega-cervello del pensiero collettivo ci ha trascinato dentro.

Com’è avvenuta la stesura delle nuove tracce? E’ stato difficile scegliere i brani che sarebbero finiti su “Showroom Of Compassion”?
Ci sono state parecchie tracce che sono rimaste fuori…o non c’entravano molto con il ‘tema’ del cd o non si sposavano a dovere con gli arrangiamenti.

I tuoi testi sono spessi ricchi di giochi di parole e un po’ bizzarri…è un modo per affrontare la realtà con il giusto ottimismo?
E’ una figata avere dei testi che sono universali. Anche quello che potrebbe sembrare molto personale, quando viene cantato da un gruppo, diventa qualcosa che riguarda il mondo intero.

Quanto influenza la vita di un’artista quello che gli succede attorno? Ci sono musicisti che preferiscono chiudere fuori il mondo esterno e guardare solo dentro di sè. Non la trovi una scelta pericolosa?
Essere concentrati su se stessi è importante, ma quando hai una naturale e sana tendenza alla socialità senti il bisogno di essere parte di una coscienza collettiva. In questo modo diventa una sfida ancora maggiore.

Il nuovo cd è stato registrato nel vostro studio alimentato tramite energie pulite e rinnovabili…un impegno concreto per l’ambiente. Pensi che sia ora che anche la musica faccia qualcosa di più concreto per salvaguardare il pianeta?
Cerchiamo di aiutare a ritrovare un equilibrio e a riportare indietro il tempo. Bisogna che ‘rallentiamo’ per capire qual è la cosa giusta per il pianeta.

Nel vostro sito invitate ad acquistare la versione ‘downloadabile’ del nuovo lavoro per un minor impatto ambientale. Pensi che comunque ormai il cd come supporto sia pronto per la pensione?
Spero il prima possibile onestamente. In realtà anche noi amiamo tutto quanto riguarda il packaging quindi il lavoro artistico e le sensazioni tattili che stanno dietro ad una copia fisica.

Il vostro video di “Federal Funding” è molto particolare e interessante. Vi piace la possibilità di avere un maggior impatto visivo tramite i video?
I video danno la possibilità di aggiungere una nuova dimensione alla musica. Inoltre è un modo di intrattenere e , dopo tutto, siamo tutti un po’ intrattenitori.

Com’è il vostro rapporto con la rete internet? E’ un mezzo ricco di possibilità, ma anche molto dispersivo.
Il nostro sito ci ha aiutato a focalizzare la nostra visione del mondo come gruppo. Sebbene sia un modo per aprirsi agli altri e comunicare con una larghissima quantità di persone, per noi è diventato anche una modalità di comunicazione all’interno della band.

Hai qualche artista che stai ascoltando ultimamente da consigliare ai nostri lettori?
Mahalia Jackson è una straordinaria cantante gospel. Ci piace ancora tantissimo inoltre ascoltare James Brown.

Cosa dobbiamo aspettarci per il tour di “Showroom Of Compassion”? Qualche contaminazione elettronica, uno show più semiacustico?
I Cake sono chitarra, basso, batteria, tromba e voce. In chiave live vengono utilizzate anche le tastiere, ma solo come supporto agli strumenti ‘reali’.

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