The Bell Beat – Our Manderley
Genere: folk-pop
| Tweet |
|

Foto Thanx to Luke Hartley
Evoluzione, cambiamento. Due elementi necessari per qualsiasi artista. A volte basta anche cambiare una sola virgola, che il discorso inizia a filare a meraviglia. Di questa opinione saranno stati i Bell Beat, band con base a Detroit, se da un giorno all’altro hanno cambiato nome (un tempo si facevano chiamare Sh! The Octopus, preso in prestito dal titolo di un vecchio film mistery-thriller degli anni Trenta).
Ma i ragazzi non si sono fermati qui. Basta ascoltare il precedente “The Carrot Chase” per rendersi conto delle modifiche (in meglio) che sono state apportate alle canzoni ed all’approccio di fare musica. Innanzitutto, meno armonica, più voce. In “Our Manderley” è giustamente messa in evidenza la vocalità di Marina Trejo, un tempo soltanto un eco rispetto ad adesso, di una sensualità eterea di ninfa primaverile (sì di quelle con i drappeggi svolazzanti) più che da ipnotica sirena incantatrice per intenderci, che accompagna la voce principale di Randy Bishop, autore dei testi e chitarrista. E soprattutto, meno malinconia da tardo pomeriggio e birretta alla mano, più primavera e ridolini maliziosi ed invitanti (“Your Laugh”), e atmosfere soft da pre-innamoramento (“Call Me The Fool”).
“Labrador” è la traccia che più riesce a creare l’atmosfera da vecchia America dei Grandi Laghi, di quella tranquillità da Walden moderno che ogni tanto si ritira nei boschi e bacia la natura sulle labbra.
Atmosfere folk ben riuscite, armonie pulite e quasi cosmiche (nel senso etimologico del termine, non metafisico-spirituale!), e le ammirevoli qualità di songwriter di Bishop fanno di “Our Manderley” un piccolo must per i patiti del genere. Un disco da “provare” assolutamente.
2. Sorry, Didn’t Catch Your Name?
3. Seize it Quick
4. A Herring Overhead
5. Don’t Look Now
6. Labrador
7. Call me the Fool
8. Fools Errand, Fools Gold
9. Your Laugh
10. Cheating at Grief
Articoli Correlati:






