BON IVER
Bon Iver

[ 4AD - 2011 ]
8
 
Genere: folk, songwriting
Tags: ,
 
20 Giugno 2011
 

Abbiamo atteso Bon Iver dal 2007, da quando “For Emma, Forever Ago” si è insinuato nelle orecchie e nel nostro cuore di ascoltatori. Se fosse una storia d’amore le canzoni di “For Emma” non sarebbero sms o email ma lettere scritte su bigliettini improvvisati, improbabili ed eccezionali istantanee emozionali.

Ad un primo ascolto del nuovo disco omonimo, come amanti pazienti oggi siamo colti dall’immediata consapevolezza che l’attesa è stata ripagata, che non ci siamo traditi e non siamo stati traditi, che quel filo conduttore tra noi e la musica di Justin Vernon non è stato spezzato. Per ogni lettera di “For Emma”, oggi ci sono tante cartoline, un diario di viaggio, come se Vernon stesso fosse uscito dalla sua stanza, dai suoi accordi scheletriti e dal suo lirismo spezzato per consegnarci il resoconto del suo percorso, per dirci che non si è dimenticato di farci sapere cosa c’è dentro e fuori da quella stanza. Per renderci ancora una volta partecipi delle sue ambientazioni sonore che si arricchiscono in questo nuovo album di strumentazioni più dense, più consistenti.

I testi non sono più appesi al falsetto di Vernon ma vivono in sincrono con arrangiamenti strutturati, distorsioni, riverberi, beat downtempo o sassofoni come in “Minnesota WI” e “Hinnom TX”. Percussioni da marching band e chitarra elettrica per l’apertura di Perth, ancora rimpiazzo della vecchia acustica ed impianto melodico più consistente in “Towers”, squarcio di bellezza tra i migliori prodotti dal cantautore americano. Tenue e pop la chiusura di “Beth/Rest” mentre l’inconfondibile voce dell’autore si fonde e colora la barriera dei synth per “Calgary”, meravigliosa cifra di stile del ‘nuovo’ Bon Iver.

Un disco che senza rinunciare ad una vibrante carica emotiva, suona maturo, aperto e meno ostinatamente ripiegato su se stesso ed in cui persino i brani più marcatamente introspettivi come “Michicant” assumono toni meno drammatici e assoluti rispetto al passato.

C’è chi dice “toccare il cielo con un dito” ma con questo album Bon Iver fa qualcosa di più intenso e disarmante. Bon Iver tocca il mondo con un dito. E se fossero cartoline, vorrei che la mia venisse da Calgary.

Tracklist
1. Perth
2. Minnesota, WI
3. Holocene
4. Towers
5. Michicant
6. Hinnom, TX
7. Wash
8. Calgary
9. Lisbon, OH
10. Beth/Rest
 

7 Comments

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Concordo con la recensione. Questo è un disco che dividerà gli estimatori del primo disco di Bon Iver. Seppur diverso, l’ho trovato coerente con lo stile, forse meno intenso, comunque di una disarmante malinconia.

Nella top ten delle delusioni di quest’anno. Peccato.

forse perché non sono stato un grande amante di “for emma”, ma a me questo sembra un gran bel disco.

Davvero una delle cose migliori che ho ascoltato quest’anno. Liberatorio.

o a me sto disco mi sta stregando. Lo trovo davvero bello e assolutamente non noioso. sarà solo questione di mood personali? a me mi rilassa, mi da belle sensazioni. Liberatorio è la deifnizione giusta!

Anch’io non sono una grande fan di “For Emma…”, apprezzo molto di più questo album. Poi “apprezzo” è poco, l’ho già sentito tantissimo. Stranamente, ai primi due o tre ascolti, non l’ho provato affatto significativo, anzi, mi sembrava noiosissimo. Poi però ha “funzionato”, e benissimo, direi.

Le canzoni sono buone (ottima Calgary) però la sua voce è veramente imbarazzante. Peccato.

 

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