FRANK TURNER
England Keep My Bones

 
 
27 Giugno 2011
 

Frank Turner lo sa. Sa che di tempo non ce n’è poi così tanto. Sa che, più di ogni altra cosa, serve il cuore. Sempre. Non si stanca mai di ripeterlo e fa bene, sono cose che troppo spesso tendiamo a dimenticare. E, soprattutto, nonostante continui a ripeterlo, riesce nell’impresa di non essere mai prevedibile.

Torna con un nuovo album, il quarto, dal titolo “England Keep My Bones”. Patriottico come pochi altri, onesto e sincero come sempre. Accompagnato dalla sua chitarra acustica, da Bob Dylan, Billy Bragg e Bruce Springsteen, più attento alla produzione e un po’ più razionale del solito, cosa che fa perdere un po’ della spontaneità che permeava gli altri dischi.

La chitarra come colonna portante intorno alla quale giri di piano riempiono il suono, oltre ovviamente alla sezione ritmica e a più chitarra elettrica del solito. “England Keep My Bones” è questo, è l’esplosione di punk-rock che non ti aspetti (“If Ever I Stray”), è la voglia di fuga che incarna perfettamente l’essenza musicale di Frank (la splendida “I Am Disappeared”), è il miglior ritratto di un paese che si possa musicalmente dipingere (“Wessex Boy” e “Rivers” su tutte, che sono un po’ dei sequel di quella “To Take You Home” di un paio di dischi fa), è un album con un’anima folk e un carattere punk, è il riassunto della vita (“Eulogy” e “Peggy Sang The Blues”, ballata che inizia pericolosamente come “She Is Love” degli Oasis, ma non diteglielo), è la voglia di provarci, di non tirarsi mai indietro.

Eppure c’è qualcosa che non torna. C’è una “English Curse” lì in mezzo che risulta un po’ fuori posto, completamente a cappella e che, personalmente, avrei visto meglio come traccia nascosta, c’è “One Foot Before The Other” con la linea vocale di un volume troppo basso rispetto al resto e c’è “Nights Become Days” potenzialmente incredibile, con un meraviglioso arpeggio e un arrangiamento incantevole che, però, si sprigiona solo dopo la metà e che, probabilmente per questo, fa fatica a decollare (oltre al fatto che non ha molto a che fare con il resto del disco).

Ma niente di grave, sono dettagli, fondamentalmente. “England Keep My Bones” non è perfetto, ma è semplicemente il quarto bel disco di un ragazzo che sa come usare le parole e, soprattutto, la chitarra. È il tipico disco con tante canzoni da imparare a memoria e che mette un’incredibile voglia di avere subito per le mani il prossimo album. Non so come fa, ma Frank Turner ci riesce sempre.

Cover Album

England Keep My Bones
[ Epitaph – 2011 ]
Similar Artist: Billy Bragg, Bruce Springsteen, Chuck Ragan
Rating:

Disco 1:
1. Eulogy
2. Peggy Sang The Blues
3. I Still Believe
4. Rivers
5. I Am Disappeared
6. English Curse
7. One Foot Before The Other
8. If Ever I Stray
9. Wessex Boy
10. Nights Become Days
11. Redemption
12. Glory Hallelujah

Ascolta “Peggy Sang The Blues”

Tracklist
 
 

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