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Intervista con SPIRITUAL FRONT

19 settembre 2011
di InA

Genere:

Giardini di San Lorenzo. Una colonna sonora da B-movie proviene da una giostra. I passeggeri dei suoi cavalli alati sono Pasolini, Fassbinder, Bergman, Bertolucci. A un anno dall’uscita di “Rotten Roma Casino” Simone ‘Hellvis’ Salvatori parla della sua cavalcata lungo il western side dell’esistenza. Lontano dagli appartamenti synthosi dove hanno eretto gli attuali templi musicali. L’Armageddon Gigolò , nella piena maturità artistica del percorso iniziato con il neo -folk di “Songs For The Will” e approdato alle melodie del pop suicida e nichilista, si prepara alla ristampa di alcuni primi lavori. L’evento sarà accompagnato da un video realizzato sempre con Solobuio Visual Factory. Perché da Elvis fino a Lady Gaga il rock è anche estetica. Come testimonia la pelle del Nihilist : tatuaggi con una storia che si snoda tra Morrissey e Morricone. Tra le tenebre del nero e il candore del bianco per raccontare che nessun uomo è totalmente puro o totalmente sporco.

La poetica di Spiritual Front è una statua bifronte . Si riflette in ognuna delle sue metà. Un universo doppio in cui ogni azione, ogni gesto, ogni sguardo significa sempre qualcos’altro, sempre qualcosa di più grande, di sacro. La masturbazione è la via per adorare Cristo sul fronte spirituale dove non si affrontano i grandi meccanismi senza affrontare se stessi. Io sono andato a scuola dalle suore racconta Simone, mi porto dietro un universo dove il senso di colpa e le immagini sacre non hanno mai smesso di esistere. Tutt’ora sono molto attratto dalla redenzione e dalla sacralità. Allo stesso tempo sono affascinato dal lato oscuro dell’umanità, e dalla sessualità che credo sia la sola cosa che possa svelare completamente una persona. Bisogna bilanciare quelle pulsioni differenti che sono anche un sintomo delle piccole rivoluzioni che facciamo nella vita. E’ la rivolta dei dreamers di Morrissey e Bertolucci. Quella rivoluzione individualista che spinge le proprie membra a varcare i limiti, come un popolo. Intorno c’è chi ha bisogno di trovare un nemico per oscurare la paura di guardarsi dentro e scoprire chi è. La gente preferisce far parte di categorie stagnanti e costruirsi un falso ego. Per del tempo ho frequentato il Movimento Hare Krishna per cercarmi in qualcosa. Ho capito che anche lì si trattava di status symbol, non c’era quella verità che puoi conoscere solo da te stesso. La mia è stata una evoluzione -umana e musicale- molto lenta, per motivi personali e lavorativi, ma è stata totalmente lineare. Un corpo di trentacinque anni non percepisce le stesse sensazioni di un corpo di quindici anni.

Simile all’affinarsi dei sensi, al passaggio dal super-8 a 16 mm, è fisiologico l’arrivo ad un suono più pulito. Non c’è senso in chi continua a considerare l’ultimo disco il rottame del vecchio ardore nichilista. Cambiare il corso delle cose è una regola che bisognerebbe darsi. Le metamorfosi che subiamo nella vita si riflettono in quell’arte che è espiazione ed esercizio psicologico. A meno che non si stia parlando di un progetto che è uno stereotipo dell’immaginario collettivo e che ha molto denaro a cui rispondere. In questo caso non c’è evoluzione. Ma se il pubblico è corroso dall’abitudine e si ritira dinnanzi al cambiamento, io voglio essere rapido e diretto, parlare di ciò che sento, non racchiudermi in confini prefigurati. E poi, il vaudeville di Armageddon Gigiolò non cessa di esistere in “Rotten Roma Casino”. Come la “wild rose” “Overkilled Heart” -in coppia con Sonja Kraushofer- è il compimento delle murder ballads alla Nick Cave che da sempre vivono nelle composizioni di Spiritual Front . Non mancano neppure i consueti richiami cinematografici. La traccia “My Erotic Sacrife” era già contenuta in “Songs For A Child”: tributo a Pasolini. L’arte -tutta- dovrebbe aiutare l’umanità a comprendersi. Senza differenze. Anche nel cinema. Bergman, Vanzina: ogni forma d’espressione ha diritto d’esistenza. Non bisogna avere tabù, dividere in compartimenti, altrimenti si diventa come quegli uomini che cercano di allontanare il naturale processo di morte legato alla vita. Bisogna essere fondamentalmente realisti e radicalmente onirici. Quasi felliniani. Bisogna essere parte della realtà nel momento in cui la si vive. Il rock è incarnazione di pulsioni sessuali e di forza: vita. Insomma, spesso, significa entrare senza avere l’invito. Perché esprimere se stessi è esplosivo. Un terreno minato.
La prossima porta buttata giù affaccerà sopra una camera da musica fassbinderiana che vedrà il ritorno della collaborazione fra Simone Salvatori e Sten Puri.

 

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