THE KOOKS
Junk Of The Heart
Genere: pop-rock
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Se tutto il disco fosse come il quasi omonimo singolo (batteria che pare uscita da “Hallogallo” dei Neu!, chitarre alla Strokes strafatti di ammorbidente, sintetizzatori vagamente ambient, voce di Luke Pritchard mai così convincente, ritornello-chewing gum che ti si appiccica addosso per non staccarsi mai più: davvero una delle cose migliori passate nelle radio di regime da parecchio tempo a questa parte, a modo suo sia facile che sperimentale) ci troveremmo di fronte ad un vero e proprio capolavoro, roba da consumare a furia di ascolti gridando al miracolo.
Ed invece “Junk Of The Heart” non è tutto così ma è pur sempre un bel disco, soprattutto se paragonato al piattissimo (sicuramente a livello mainstream, e forse anche a livello indie) panorama pop-rock odierno. Giunti al terzo disco e verosimilmente liberi da ogni timore reverenziale verso la loro base di pubblico i Kooks hanno abbandonato ogni velleità di diventare i nuovi Coldplay (o peggio, i nuovi Oasis) ed hanno scelto di fare la loro cosa, con un pizzico di ignoranza e voglia di divertirsi/divertire. Qualche caduta di tono eccessivamente mielosa (sono pur sempre degli animi romantici che al debutto riuscirono a far breccia nel cuore di migliaia di giovani fan in cerca del nuovo Julian Casablancas, no? Devono pure vendere qualche altro disco, no?) come “Killing Me” e “Petulia” ed un suono a tratti forse eccessivamente pulito (cosa sarebbe stata “Is It Me” in mano ad uno come Steve Albini? Roba che neanche nel più bagnato dei sogni, direi) non inficiano il valore di un album che non ha grosse pretese ma che comunque riesce a fare fino in fondo il suo dovere (vedasi ad esempio le super-catchy “How’d You Like That” e “Rosie”, canzoni che nella loro semplicità paiono uscite dalla penna dei migliori Supergrass).
Però diciamolo: se “Junk Of The Heart” fosse uscito per la Domino o per una qualunque altra etichetta mediamente indie ed i Kooks non fossero mediamente famosi a quest’ora tutti in rete starebbero gridando al miracolo, a prescindere dal livello del resto del disco pari a quello del quasi omonimo singolo di cui parlavo in apertura. Non volevo dirla, mi è scappata.
2. How’d You Like That
3. Rosie
4 .Taking Pictures Of You
5. Killing Me
6. Fuck The World Off
7. Time Above The Earth
8. Runaway
9. Is It Me
10. Petulia
11. Eskimo Kiss
12. Mr. Nice Guy
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19 settembre 2011 @ 12:22
solo una cosa: che ci azzeccano i compianti Oasis?!
per il resto disco frivolo, niente di più..
19 settembre 2011 @ 14:40
ma che cagata, una lagna da tin-eiger
19 settembre 2011 @ 15:09
Ecco come riabilitare la carriera dei Coldplay in un colpo solo, più bravo di molti altri contributi a tema spuntati fuori da varie web-zine a cui piacerebbe non sembrare indie…grande. Continua ad annoiarti tanto da lacrimare per futuri sottofondi agli spot di Lines Seta Ultra con ali, sei vagamente commovente.
19 settembre 2011 @ 22:10
@ fratta: sei anni fa quando pompavano tantissimo questi Kooks ci han fatto credere per un attimo di essere di fronte ad i nuovi Oasis. Semplice associazione mentale la mia.
@ alfio: disco carino, si ascolta bene invece.
@ sleepyhead: scusami ma non ho capito un cazzo di quello che hai scritto, davvero. Ma l’hai letta la recensione? Non mi pare di aver riabilitato i Coldplay, anzi.
Riguardo al disco ho scritto solo le mie impressioni ma non intendevo non sembrare indie. Non è che ti ha dato fastidio leggere Kooks su un sito che ha “Indie” nella sua ragione sociale? Ma magari è solo perché non ho capito nulla nel commento.
20 settembre 2011 @ 01:26
Si capisce benissimo che non ami determinati gruppi del mainsteram odierno, (l’uscita infatile su Chris Martin si fa notare), ma utilizzare i Kooks (!) e il loro ultimo singolo come l’eccezione al trend attuale è veramente deprimente; hanno presentato un singolo dal ritornello tronfio e scontatissimo, uno dei più banali di sempre…Come si fa a non trovare nient’altro di meglio in giro? Aloe Blacc, Fitz and the Tantrums, i Foster, the People sono tanto peggio ultimamente? cioè mi limito alle radio di regime.
I Coldplay si rivalutano di conseguenza, per quanto testardamente e inutilmente provocatori e pieni di vacuità personali sanno regalare molti recensori come te in giro, specie quando si parla dei Coldplay che ultimamente sono il feticcio preferito per potersi sfogare…e stavolta addirittura utilizzando i Kooks! Dai, su con la vita.
20 settembre 2011 @ 08:33
Di Aloe Blacc qui se ne è parlato in tempi non sospetti
http://www.indieforbunnies.com/2010/11/15/aloe-blacc-good-things/
Fitz and The Tantrums mi piacciono parecchio, forse un giorno mi deciderò pure a parlarne – o forse no, il tempo a disposizione è quello che è. Foster, the People purtroppo non pervenuti (mea culpa).
Detto questo, ho parlato del disco dei Kooks perchè con tutti i suoi limiti mi pare interessante, ed il singolo non mi pare poi tanto banale per essere un pezzo che passa ad intervalli regolati in radio. Se poi l’hai vista come una scusa per potermi sfogare sui Coldplay non so che farci. Direi che la vita reale è altro e sicuramente non è una recensione o lo scrivere in rete, dunque non da ricorrere a mezzi del genere per sfogarsi. Se poi ti sei sentito addirittura toccato dal fatto che io abbia chiamato in causa i Coldplay e non ti sei sentito toccato per Oasis e Strokes non so che farci. Avrei voluto tanto chiamare in causa i Doves, ma il cosiddetto “grande pubblico” non se li è mai cagati abbastanza nonostante fossero superiori (e di parecchio) ai Coldplay per freschezza e qualità di scrittura. Succede.
p.s. non ho capito bene la frase “per quanto testardamente e inutilmente provocatori e pieni di vacuità personali sanno regalare molti recensori come te in giro”.
20 settembre 2011 @ 14:26
Non vedo l’ora di essere messo alla gogna quando uscirà la mia recensione dell’ultimo Coldplay
20 settembre 2011 @ 15:10
Posso anche sentirmi toccato riguardo agli Strokes e Oasis che ora si sono pure sdoppiati, però loro non sono stati legati ai paraurti della tua auto.
Il tutto assume i toni da ipotetico frustrato perchè t’inventi Martin in questa tua posa crudele utilizzando al confronto gente che arriva spudoratamente a incidere un ritornello come: “I wanna make you happy, I wanna make you feel alive”. Wa-wa-waterfall sarà della stessa pasta, ma è qui il punto, siamo sullo stesso identico livello se non peggio, non si capisce nella tua recensione quale sia la sostanziale differenza a favore dei Kooks. Non basta una batteria presa da Hallogallo a salvarli, che poi è come dire che l’ultimo disco dei Coldplay suona a tratti come Velvet Underground and Nico. I Doves, così come gli Elbow, non si sono arrufianati troppo nelle loro composizioni, i Coldplay già dagli esordi, ma non mi sembra questo il loro problema perchè hai preso in mano i Kooks, che in passato hanno inciso robe come Shine On, e il mainstream trovandoci poi in simbiosi pure dettagli vicini ai Neu e Steve Albini, mi sembra tanta confusione e invettiva fine a se stessa, e qui esce fuori l’indie profile per eccellenza, potresti lavorare pure per Vitaminic e Panopticon e nessuno noterebbe la differenza.
Comunque sarò un fan esagitato e pedante dei Coldplay che non accetta critiche sui suoi beniamini, o forse no, però continuo a non comprendere la tua preferenza (im)motivata per i Kooks, e posso continuare a vivere anche con questo peso eh, anzi grazie per avermi risposto.
20 settembre 2011 @ 15:16
“Non vedo l’ora di essere messo alla gogna quando uscirà la mia recensione dell’ultimo Coldplay”
=
Giudizio preventivo verso un disco che è già destinato a essere cacca, e sicuramente lo sarà visto le prospettive, infatti state già tutti sbavando con ardore. Non sarà invece interessante leggervi quanto Win Butler suonerà al Superbowl.
20 settembre 2011 @ 18:56
l’ultimo dei coldplay si sente dall’aria che è bruttissimo… più fanno brutti singoli più li passano alla radio…. E il nuovo singolo ‘Paradise’ è veramente triste per quanto è scarso