NOAH AND THE WHALE
Live @ Circolo Degli Artisti (Roma, 27/09/2011)

 
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3 ottobre 2011
 

Anche a Noah and the Whale piace vincere facile. I film di Noah Baumbach e l’estetica Wes-andersoniana partoriscono un altro figliol prodigo in giacca da collegiale proprio come il miglior Schwartzman di Rushmore. Un pugno di citazioni attuali ma tanto retro e la strada per il successo è diventa un’autostrada. Senza neppure il casello del pedaggio. Troppo facile bacchettare o idolatrare la band londinese per le loro bretelle e per i loro -certo formidabili- parrucchieri.

La verità sta nel mezzo oppure su di un palco. E non si può omettere che i ragazzi di Twickenham spingono oltre la soglia del dolore il nostro amore/odio per la nostalgia dei tempi andati. In mezzo alle folle di super giovani rampanti del pop (tanto il proliferare di band-clone da riempire gli stadi) riescono a ritagliarsi uno spazio, si rendono riconoscibili e anche ascoltabili. Charlie Fink oltre all’occhio ceruleo canta come un cantante, Tom Hobden –e non è affatto una novità- suona come un musicista e Matty Owens non passa di certo inosservato. A farla breve: divertono. Anche sul palco del Circolo degli Artisti confermano di avere una presenza scenica sufficiente a non farci maledire lo studio di registrazione per l’ennesimo falso d’autore. In tempi in cui la “next big thing” sembra destinata a non arrivare mai più, ci basta la loro sobrietà e quel pizzico di allegria mentre uno per uno canticchiamo “Give a little Love” “5 Years time”, “Just Me Before We Met” ,“Tonight’s the kind of Night” ed i suoi fratelli minori di “Last Night On Earth”. La serata si affloscia sul codazzo di ballate romantiche, complice anche la temperatura che non è propriamente quella di Islington. Per fortuna riprende col tenore del saltello brit-pop “L.I.F.E.G.O.E.S.O.N.” poco prima che sia caldeggiato il bis d’ordinanza. Non privo di una sua languida finesse.

Lo ammetto, rispetto alla media ho un debole per questi ragazzi. Scrivono testi discutibili per i maggiori di 20 anni ma apprezzo decisamente il loro compromesso: che si possa anche accettare il citazionismo, se propinatoci con un certo garbo. A loro e a chi li ascolta-incluso chi scrive- si potrà rimproverare al massimo un po’ di leggerezza ma mai del cattivo gusto. Negli anni zero di certo non è un peccato capitale.

 

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