INTERVISTA CON UXO

 
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6 Ottobre 2011
 

Continua le sue tappe nell’Italia dell’elettronica più libera e contemporanea il lento viaggio che IndieForBunnies ha intrapreso settimane fa incontrando il beat-maker fiorentino Digi G’Alessio: sempre un giovane talento toscano (livornese questa volta) abbiamo avuto il piacere di contattare telematicamente per riflettere con lui sulle possibilità e le strade intraprese.

Marco Aquaviva, in arte UXO, guida una piccola net-label (Queenspectra) e produce musica dal 2008: ha all’attivo un ottimo album d’esordio intitolato semplicemente “(((1)))” e una recente uscita per la belga Plynt (tutte le sue cose sono reperibili sulla piattaforma bandcamp.com). Il suo suono, di chiara provenienza dub, è prima futuristico e massiccio, ma si evolve fino alle più nuove prove verso un gusto sampledelico più spinto, vibrante e psichedelico, prepotentemente immaginifico ed insieme pressante.

Ma lasciamo alle parole dello stesso UXO il compito raccontarci di sé e dei suoi suoni.

Direi di iniziare con una presentazione: parlaci di te, del tuo background, di come sei giunti a quello che fai adesso.
UXO è, in questo momento della mia vita, sicuramente il vertice della piramide storica ed il frutto del continuum di esperienze che nascono dalla passione per diversi elementi, che ancora oggi considero vitali… Alcuni sono vissuti in prima persona, altri sono eventi osservati: questo progetto si focalizza sul media sonoro, si basa sul sampling, sulla clonazione e la reiterazione di informazioni captate durante la vita vissuta, possano queste essere solchi di vinile o scene di film, field-recordings… Il progetto è nato grazie a una reazione di rigetto per un certo modo di approcciare la produzione e la musica digital: prima di UXO (il progetto nasce a fine 2008) ero molto dentro quel sound che amo definire Future Dub (altri lo chiamano dubstep), purtroppo ero finito in una meccanica produttiva “razionale” che alla fine mi soffocava e non mi divertiva affatto; nonostante la ricercatezza e la bellezza dei suoni ottenuti, mi rendevo conto che ero dentro un processo di “programmazione”.

Potevo ottenere qualsiasi risultato in termini di qualità’ sonora, ma la freddezza dell’approccio (che purtroppo riscontro in molta musica di oggi) alla materia mi ha spinto verso una direzione assai più minimale e fisica, che ha prodotto poi sonorità più spartane e meno patinate rispetto al passato.
Tutto ciò è avvenuto grazie all’acquisto di un sampler SP 555 che mi ha permesso di re-direzionaree la mia attitudine musicale verso una coscienza “old-school” e approcciare le macchine in maniera libera. La perfezione digitale spesso e volentieri rende il suono sterile… Questa ripulsione per la “programmazione” e’ stata una delle cause scatenanti del progetto UXO… Poi ho anche una certa ossessione filosofica di stampo cronenberghiano per quello che deve essere oramai il rapporto tra uomo e macchina, fusione metaforica di carne e silicio… Per capirci, se i Kraftwerk razionalizzavano la battuta con la metronomia meccanica trentacinque e passa anni fa, a noi tocca portare il linguaggio ad un next level per ovvie ragioni storiche. Spero che questo approccio, riassumibile col termine “organico”, esca fuori dal sound…

Ora invece mi sembra opportuno lasciare alle tue parole il compito di descrivere la tua musica: viviamo in un momento in cui nascono nuove correnti elettroniche e nuove classificazioni pressoché quotidianamente (dubstep, wonky, chill-wave, witch-house…) e, anche se ho l’impressione che si tratti piuttosto di un continuo mutare e progredire, ti chiedo se ti senti parte di un qualche movimento, se hai mai pensato a una definizione per il tuo suono. Come nasce lo stesso? Quali sono le influenze?
UXO e’ sample oriented bass music…
Penso che sia un modo molto scientifico di descrivere sound e metodologia di lavoro. Quando compongo penso molto al concetto della moviola cinematografica e i film che venivano editati a mano prima dell’era digitale… Data la limitatezza di scelte nell’editing analogico un regista doveva avere il film in mente già in fase di shooting, per cui si cercava di ottenere il massimo della performance artistica in diretta sulla scena: non a caso si prediligevano inquadrature lunghe e piani sequenza… È curioso poi vedere come certi errori di forma del linguaggio possano essere facilmente associati al concetto di glitch…

Son sempre rimasto affascinato dai “jump cuts”, quelle scene in cui si verificavano dei salti spazio temporali nell’azione legati proprio all’erroneo taglio manuale della pellicola. Questo e’ un concetto a cui son molto affezionato e che è stato influente sulla visione generale del mio progetto: è stato una forma di ridimensionamento sull’approccio al digitale e alla infinite possibilità creative che questo offre, ma che spesso e volentieri crea delle mancanze di “focus”. Con “Raw Meat” ho cercato di spingere ulteriormente questo pensiero: i ragazzi della Plynt hanno trovato una definizione che mi piaceva molto per descrivere il lavoro… Mi avevano appellato come Future Primitive… Devo dire che ci avevano azzeccato visto che pitture rupestri e geroglifici son cose che sento molto vicine al progetto UXO. Non mi sento parte di un movimento nonostante stimi molti artisti con cui condivido alcune caratteristiche sonore e con cui cerco di collaborare.
Son d’accordo che le miriadi di categorie che hai elencato, tante volte, si distinguano veramente poco l’una dall’altra… E se accade è solo per ragioni di provenienza geografica o per blande tinte di colori… Comunque son sempre utili a riorganizzare i dischi negli scaffali dei negozi.

Poiché parliamo di musica elettronica è sempre interessante esplorare come l’artista produce: qual’è il tuo approccio alla materia, sfrutti le potenzialità del digitale o preferisci utilizzare una strumentazione vintage? Quali sono i vostri attrezzi del mestiere? E qual’è la genesi delle vostre creazioni?
Come UXO tendo ad usare principalmente una SP555 della Roland, un PC, mixer, vinili… E registrazioni da diversi media, che ritengo fondamentali. I pezzi nascono da sessions suonate a rotta di collo: il suonare le macchine digitali come strumenti acustici è una cosa che rende il processo assai divertente, appagante e caotico. Un secondo step è quello della riorganizzazione non invasiva e mixdown per apportare gradevolezza all’ascoltatore.

Non amo la cosiddetta “sperimentazione-rumorosa” fine a se stessa… Penso che la vera sperimentazione si basi sul bilanciamento degli elementi di “avanguardia” e di “ortodossia” linguistica: questi elementi devono essere al servizio di un contenuto e facilitargli il cammino in direzione dell’interlocutore, altrimenti parliamo di pura cosmesi.

Ora mi piacerebbe sapere quali sono i tuoi ascolti? Quelli contemporanei e quelli che invece hanno cambiato la tua vita, quelli che più hanno influenzato la tua proposta musicale?
Per quanto riguarda le mie influenze formative penso che, escludendo i primissimi acquisti (pop tipo Duran Duran -“Arena” o Madonna– “Madonna”), gli scambi di cassette con Rae Martini (noto street artist e writer che ha influenzato anche un certo immaginario grafico di UXO) sia stato fondamentale… Ci passavamo il meglio dell’hard-core e dell’hip-hop nel periodo dello skateboarding: ascoltavamo di tutto, dai Bad Brains ai Fu-Schnickens, dagli Slayer ai Sonic Youth,fino a Public Enemy, Alkaholics… Poi c’è stata la wave contaminata dei PIL (fondamentali) fino al dub di Lee Perry, la Basic Channel di Maurizio, Vladislav Delay, i dischi della Gravity, Coltrane, Battisti, Pink Floyd, eccetera.

Un sacco di roba e un sacco ne dimentico… Penso che la playlist di un mio mix qualsiasi dica molto di più’.
Oggi sento che molta musica contemporanea è veramente scadente artisticamente parlando e su di un piano contenutistico assolutamente inutile. Non parlo con spocchia, ma da consumatore accanito e goloso che cerca appagamento egoistico… Probabilmente stiamo aspettando delle avanguardie che a livello comunicativo ci mettano del sano peperoncino al culo per svegliare le parti alte del nostro corpo… Purtroppo la musica vive di revival da molti anni, si cambian i nomi ai suoni per creare nuovi generi, ma la materia sonora (e il costume) è sempre la stessa…Questo è ciò che penso del marasma che vedo e sento: roba buona ce n’è anche, solo che va cercata con tenacia in un universo di informazioni inutili.

Comunque trovo più semplice citare nomi di artisti che stimo che non singole release nel contemporaneo, anche perché è assai più semplice trovare degli ottimi singoli che non opere di lunga durata: comunque negli ultimi anni ho apprezzato molto i lavori di Madlib, Sun Araw, Paul White, James Ferraro, Oneothrix Point Never, Kevin Martin, Congotronics, Filastine, Jojouka, Digi G’Alessio, AD Bourke, la cricca Brainfeeder…
Se dovessi consigliarti degli album recenti, questa è la mia top-list dell’estate:
Daretta – “Heavy Mental”
KWJAZ – “s/t”
Caretaker – “An Empty Bliss Beyond This World”
Jeremiah Jae – “Rappayamatantra EP”
Finest Ego – “Uk/Ireland Compilation”

Stiamo assistendo ultimamente in Italia alla fioritura di realtà interessantissime in ambito elettronico, legate magari a precise zone geografiche (penso alla ReddArmy in Friuli, alla OverKnights a Firenze, alla Homeworks a Bologna, solo per citarne alcune) ma contemporaneamente inserite in un discorso sonoro che coinvolge (grazie anche alla rete) luoghi lontanissimi fra loro. Tu che ne pensi di tutto ciò? Vi sono artisti (principalmente italiani, ma non solo) che conosci e coi quali condividi visione e suoni?
Conosco le realtà che hai citato, e con molti degli elementi che compongono queste realtà ho un rapporto di stima e di amicizia a distanza. Con i ragazzi di Overknights ci siam conosciuti quest’inverno, sono stato ospite loro a Firenze… Esperienza assolutamente grandiosa quella di poter associare volti e umanità ai suoni. Nutro la più profonda stima per l’operato dei ragazzi…Digi, Johnny Boy, Atzeni e Ether (Biga & Colossius) saranno presenti su un remix album che sto preparando, così come e Railster e Kappah.
C’è molto fermento in Italia, anche grazie all’importante attenzione di programmi radiofonici come Ragnampiza, Ritmo Radioshow, Mixology che stanno supportando con professionalità e entusiasmo questo fenomeno.

Considerato che la tua produzione solista è completamente disponibile in free-download, vorrei da te una riflessione sui canali convenzionali di distribuzione, sulle varie piattaforme on-line basate sul name-your-price (o addirittura gratis), sulla concorrenza e anche sulla reazione del pubblico? La musica in free-download è sentita come qualcosa di meno valido proprio perché non si fa pagare o questa metodologia (che teoricamente consentirebbe a chiunque di ascoltare) permette agli artisti di ampliare il proprio range di pubblico?
I punti che stai affrontando son materia difficile da un punto di vista analitico: siamo in una fase storica di transizione tecnologica, per cui anche il tipo di fruizione del pubblico penso sia destinata a cambiare.
Le nuove tecnologie devono ancora assestarsi e penso che da qua ai prossimi due anni ne vedremo di tutti i colori. È evidente che i sistemi di streaming stiano iniziando a insidiare anche il download… Penso che ci sian diverse tipologie di consumatori e che non tutti abbiano necessità di possesso di materia musicale,che la categoria che si riflette in questa attitudine “passiva” sia la maggioranza dei fruitori. Dj, produttori e freaks della materia continueranno a desiderare il possesso della musica essendo categorie “attive” nella materia stessa… Ma il futuro mi è assai nebuloso dal punto di vista mercantile, è un mondo in divenire. Detto questo, il free-download non penso che oramai incida con discredito sull’immagine che un artista si crea. La musica dovrebbe essere la principale materia di discussione… E il download è un mezzo.

Allo stesso tempo penso che purtroppo la musica non sia l’elemento chiave per analizzare l’hype nell’universo di internet dove è facile rimanere soffocati dall’abbondanza di informazioni inutili: buona parte del seguito che un artista (o la sua label) si crea è legato alla sua abilità nel sapersi muovere nel network dei sistemi promozionali… È inutile mentire ed è lampante alle orecchie di tutti che tanta musica “venduta” con premesse eccezionali moltissime volte delude le aspettative, proprio perché il sistema di marketing creato attorno o il bombardamento mediatico è stato di una efficienza inversamente proporzionale al valore artistico del prodotto. Cinico ma vero… Comunque live/dj sets, radio e tutto ciò che è intrinsecamente legato alla cultura attiva e performante della musica rimangono il metodo più onesto e veritiero perché l’operato dell’artista circoli in maniera sana…

Ti ringraziamo assai per la disponibilità e ti chiediamo di salutarci con qualche anticipazione su progetti futuri: uscite, collaborazioni e live.
Sto lavorando ad un nuovo album di UXO che è quasi finito… Un album di remix di “(((1)))” con tanti collaboratori stimati…
Per quanto riguarda le strette collaborazioni, il 2011 e partito con il progetto di uno split album con Digi G’Alessio e recentemente ho iniziato a lavorare con Grillo ad un nuovo progetto che si chiama Go Savant!: stiamo cercando di realizzare un ep… Sto anche lavorando ad un progetto elettroacustico che si chiama AshEthics. Il 17 settembre faremo un live con il buon Digi G’Alessio a Milano… Dimentico sicuramente qualcosa e qualcuno.

 

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