ZOLA JESUS
Conatus

[ Sacred Bones - 2011 ]
6
 
Genere: alternative
Tags:
 
10 Ottobre 2011
 

Non so se Zola Jesus abbia compiuto uno sforzo completamente a fuoco, perché l’ispirazione non ne richiede, l’ispirazione affiora inconsapevole come le zagare sulle colline riarse, è tuttavia palese come dosi di ammorbidente e sbiancante siano scivolate lungo la creatura ”Conatus”; tante e tali da neutralizzare il furore da epistassi dei precedenti rigurgiti(”Spoils” su tutti) lungo una colata mediamente placida, confortevole come le masse appacificate ma orfana di quel sinistro rumore che arrovellava le orbite oculari e lo stomaco.
Nika si macchia di bianco-un bianco sporco intendiamoci- perché il salmodiare oscuro e cavernoso rimane sempre al limite del luciferino così come la vena goth connaturata all’immanenza della voce, ma lo strappo tra l’underground e la grande utenza ora si estende a macchia d’olio.
Non si tratta di lesa maestà alle origini lo-fi /dark/wave, già ”Stridulum” aveva in sé germi benevoli e cristallini -è solo una questione di scelte e ”Conatus” sceglie la forma pop.

Le litanie claustrofobiche ora si aprono alla luce dell’appetibilità come belve addomesticate, se in passato eravamo in piena apocalisse ora possiamo dire di averla superata grazie ad una virata di eterea malinconia, un appeal che fa molto 90’s e le allucinazioni di Lady Gaga.
Non che il tripode Diamanda Galas/Siouxie/Lydia Lunch sia bruciato nella foga mainstream ma ogni riferimento ora appare veramente casuale; perchè Nika ha indubbiamente una sua cifra stilistica personale- e forse cerca proprio di delinearne i tratti somatici fregandosene dei numi- pero’ è palpabile un’ appiattimento generale delle intenzioni.

Dell’urgenza che dominava i precedenti lavori la tracciasi è persa.
Se “Avalanche” restituisce un po’ il corpo criogenico dell’artista, refrigerando l’emozione e poi subliamndola grazie a una vocalità quasi disumana (sostegno di synth invasivi e funzionali al memorandum emotivo) il taglio disco di “Seekir” e lo scialbo mood electro di “Ixode” segnano invece i momenti di maggior discontinuità col passato.
L’impennata techno-pop di “Hikikomori” e le limpide vesti da sacerdotessa pop in “Lick The Palm Of The Burning Handshake” confermano la direzione: ripulirsi e aprirsi al nuovo, nell’approccio/produzione musicale e nell’immagine(vedasi copertina immacolata).

Onore e ossequi alla ricerca del sé dunque-sempre di conato evolutivo si tratta- è un peccato pero’, che proprio in quest’annata di grandi ritorni al femminile(Pj Harvey e Feist come giganti) Zola Jesus debba perdere il suo posto sotto la voce ‘Ispirazione’.

Tracklist
1. Swords
2. Avalanche
3. Vessel
4. Hikikomori
5. Ixode
6. Seekir
7. In Nature
8. Lick The Palm Of The Burning Handshake
9. Shivers
10.Skin
11.Collapse
 
 

Huge Molasses Tank Explodes – ...

Milano blindata, come anche il resto d’Italia, e questo è assodato oramai. Il fatto di non dover uscire non è un effettivo problema per ...

Islet – Eyelet

Ci sono voluti ben sette anni per avere tra le mani il nuovo attesissimo lavoro del trio gallese degli Islet. Questo “Eyelet” ...

Twisted Wheel – Satisfying ...

Otto anni dopo il secondo (e fino ad oggi ultimo) album, sei dopo l’autoproclamato “funerale”, riecco sulla lunga distanza ...

Spinning Coin – Hyacinth

La compagine di Glasgow composta da Cal Donnelly, Chris White, Jack Mellin, Sean Armstrong e Rachel Taylor ripropone con ...

Waxahatchee – Saint Cloud

E’ sempre un vero piacere ascoltare la musica di Katie Crutchfield, ovvero Waxahatchee, che seguiamo ormai da parecchi anni. Questo ...