Huno – Spessi Muri Di Plastica
Genere: italian rock
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Anno zero.
Non sto parlando della famosa trasmissione di Santoro, ma bensì del nuovo inizio degli Huno, gruppo di ragazzi provenienti da Cuneo. Dopo aver cambiato nel corso degli anni elementi del gruppo e nome (lasciando così il progetto Hacienda), iniziano in questo 2011 un nuovo percorso. “Spessi Muri Di Plastica” è il loro esordio discografico, un EP composto da 6 (interessanti) tracce. Il loro sound ricorda molto gruppi di spicco del panorama italiano come gli Afterhours o i compianti Timoria. Un rock italiano, per niente patinato, molto forte e trascinante.
La title-track apre il disco ed è come una scintilla che si accende. L’impressione dell’energia, quella buona, è immediata. Ed è subito amore a primo ascolto. Pezzo dotato di una buona base ritmica, avvolgente dall’inizio sino alla fine del pezzo. “Giorno Grigio” ha il sapore del rock ruvido, sostenuto da una batteria quasi tribale, ed una chitarra stoniana. Nei pezzi degli Huno c’è un po’ di tutto, dalle influenze seventies, alle distorsioni grunge. Ma la prova più entusiasmante arriva con la prima ballata del disco, “Profonde Tracce”, e qui il ricordo va a Pedrini&soci. Il pianoforte iniziale, la voce calda Giacomo Oro, il crescendo della batteria e il totale coinvolgimento collettivo. Pezzo che definirei trascinante, come minimo. Ed emozionante nel suo complesso.
Ma le emozioni sembrano continuare con la successiva “Pioverà”, altro brano lento, con il suo incipit nervoso, mantenuto dal riff della chitarra. Poi la tensione che aumenta, giro dopo giro. Una canzone che sembra voler esplodere, ma che proprio nel bel mezzo esce la sua sorpresa, una voce calda ed intensa, ed un’atmosfera che da malinconica, diventa quasi rabbiosa. Mi è bastato un solo ascolto e questo pezzo stupendo, non è più uscito dalla mie orecchie.
Il ritmo torna sostenuto con “In Duello Libero”, e qui riecheggiano gli Afterhours sia nelle chitarre che nel cantato. Il risultato finale del pezzo è un rock urlato, sporcato dalle distorsioni, sospinta da una base ritmica martellante.
Il finale sorprendente de “Le Mie Mani” chiude questo lavoro. L’atmosfera sembra discostarsi da tutto il resto del disco. Per il suo clima quasi ipnotico e per i suoni un pò mediterranei, un po’ Litfiba dei tempi d’oro.
Gli Huno sono una band che ha un buon potenziale, che in questo primo lavoro esce subito a galla. Li vedo bene suonare come supporter a gruppi noti come quelli citati. Ma li vedo bene comunque, perché il loro rock, sa essere appiccicoso sin dal primo ascolto. Adesso aspetteremo con più curiosità il primo LP e l’arrivo dell’Anno (H)uno.
2. Giorno Grigio
3. Profonde Tracce
4. Pioverà
5. In Duello Libero
6. Le Mie Mani
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