ZOLA JESUS
Live @ Covo (Bologna, 07/12/2011)

 
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18 dicembre 2011
 

Io amo l’estetica di Nika Roza Danilova aka Zola Jesus. O meglio amo quello che sembra voler far trasparire di sé attraverso musica e grafica dei dischi, la giovanissima (22enne!) russa trapiantata negli States. Le copertine, essenziali dal punto di vista cromatico, mostrano un paio di pose della stessa, molto delicate e tendenzialmente malinconiche (e un po’ cupe, specialmente quella di “Stridulum II”). Lei biondissima (tinta) e con una voce a metà tra Lisa Gerrard dei Dead Can Dance e Karin Dreijer Andersson dei Knife/Fever Ray, che rievoca sonorità gotiche e dark-wave (a me molto care) accompagnate da note elettroniche.

La somma di tutti questi fattori, mi accresce moltissimo le aspettative di vederla dal vivo. Per cui, Covo a Bologna, tour del suo terzo disco “Conatus”, c’ero.
Purtroppo.
Mi spiego meglio. Il Covo era gremito, immagino che molti come me avessero grandi attese. Lei si fa attendere un po’ (problemi alle tastiere?), poi la sua immagine minuta e nordica si fa strada tra la folla ad occhi bassi (il Covo non ha un retropalco, quindi tutti i musicisti devono per forza passare tra il pubblico…).

Il concerto inizia un po’ giù di fase per quel che riguarda la parte vocale, poi la Danilova si riassesta in un paio di pezzi. Sul palco, è molto sensuale con movenze fiabesche, e sfodera la sua parte forte, una voce molto profonda ed intensa: io però mi immaginavo uno spettacolo molto più cupo, atmosfere dilatate e sofisticate. Ed invece a me è parsa un po’ la copia indie di Christina Aguilera, eccessivamente pop e troppo sorridente…
Che poi è un po’ il mood del suo nuovo album “Conatus”, meno misterioso e più di facile ascolto rispetto al precedente e forse sono solo scelte stilistiche, che però faticano ad arrivarmi a livello emozionale. E’ una brava performer, ma non come me l’aspettavo io.
Neppure la band che l’accompagnava mi ha convinto troppo, forse perché troppo statici, forse perché troppo ‘altro’ rispetto al suono che mi aspettavo di sentire/vedere (il batterista con maglietta nera smanicata e i lunghi capelli, sembrava uscito da un redivivo gruppo metal).

Insomma, se potete, continuate ad ascoltarla su disco, ma prima di vederla dal vivo aspettate che acquisisca un po’ di esperienza e si immedesimi con il tipo di musica che propone.

 

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