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TOP 10 ALBUM 2011 di Marco “Fratta” Frattaruolo

21 dicembre 2011

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La gestazione di questa mia personale classifica dei dieci migliori album del duemilaundici è stata molto, ma molto lunga, pensata e ripensata. Ero partito con lo scegliere solo cinque album, convinto che quelli erano gli unici che meritavano di finire nella top..5 (Foxes, Noel, Mazes, Wilson e Tom Waits).

Ero abbastanza soddisfatto del lavoro, quando scorrendo nella lista di album presenti sul mio iTunes, ho cominciato a sentire dentro di me qualcosa che non andava, e che sì cinque erano pochi e che alla fine qualcos’altro di buono, in questo 2011, era stato fatto. Ed ecco che tra ripensamenti, correzioni, postille la topten ha preso finalmente e definitivamente corpo. Questa che segue è quindi la mia ‘turbolenta’ classifica di fine anno:

Cover Album

10. THE BLACK KEYS
El Camino

[Nonesuch]

Last but not least! La dinamite che manda in frantumi il 2011. Il duo di Akron spara a raffica i soliti proiettili garage-blues, ma questa volta il tutto suona più catchy.

Senza troppi giri di parole va data ragione a Michael Hann del Gurardian, Auerbach e Carney suonano come una band che pensa di aver fatto il miglior album rock dell’anno, forse perché è proprio ciò che hanno fatto.

Cover Album

9. THE PAINS OF BEING PURE AT HEART
Belong

[Slumberland]

…sempre dal mio blog Dieci pezzi farciti di chitarre taglienti e feedback (in Jesus and Mary Chains style), di tastiere squisitamente pop e dalla bella voce sognante della cantante occhi a mandorla Peggy Wang. Il suono robusto del gruppo newyorkese ti catapulta nei dark anni 80, quando le radio passavano i migliori Cure, Smashing Pumpkins e i sopracitati Jesus and Mary Chain.

Per cui nostalgici cominciate a stropicciarvi gli occhi, a stapparvi le orecchie perché “Belong” vi darà una spintona che vi farà tornare dritti dritti a quando avevate i capelli cotonati e ancora neri come la pece!! Dolce rivelazione di inizio anno.

Ascolta Belong


Cover Album

8. TY SEGALL
Goodbye Bread

[Drag City]

Ty Segall è il precario del rock underground a stelle e strisce, vaga da un gruppo all’altro, produce dischi su dischi, cassette, lp, ep ecc ecc! Devo essere onesto, fino a pochi mesi fa ignoravo ogni suo lavoro, o meglio, ci giravo attorno ma non trovavo mai modo e occasione di soffermarmici.

Finalmente l’ho fatto, ed ecco che Ty Segall finisce nella classifica di fine anno con il suo album di stampo punkpsychgarage, un mix di suoni sospesi tra Stooges, Neil Young e un qualsiasi gruppo pseudogrunge. Forte!

Ascolta Goodbye Bread


Cover Album

7. JONATHAN WILSON
Gentle Spirit

[Bella Union]

Far rivivere i Pink Floyd. Quando ho notato che il disco durasse quasi un’ora e mezza e in media i pezzi si aggirassero tutti sui 5 minuti abbondanti ho pensato “sarà un mattone”.

Tale pensiero non poteva essere più sbagliato. Folk e blues rivestiti di una velata psichedelia. E poi la sua voce che rimanda incredibilmente a quella di un Gilmour d’annata. Un disco complesso, tosto, è vero, ma che si lascia ascoltare con piacere.

Ascolta Gentle Spirit


Cover Album

6. VERONICA FALLS
Veronica Falls

[Bella Union]

A volte ti ritrovi davanti gruppi che fanno sembrare tutto così facile. Arrivare al grande pubblico intendo,pur non essendo dei veri Geni Musicali, ma creando quella miscela di suoni che permette loro di colpire corpo e mente dell’ascoltatore e lasciarlo lì incollato per tutta la durata del disco….È quasi imbarazzante la loro capacità di non risultare pesanti pur girando sempre attorno a quei 3 accordi, a quel ritmo insistente e ripetitivo e a quella voce “tenebrosa”, che finirebbero per sfracassarti le palle nel giro di 6.55 min, e che invece ti portano dritto alla fine.

Così scrivevo qualche tempo fa nel mio blog riguardo ai VF. Confermo, rincaro la dose e vado avanti.

Ascolta Bad Feeling


Cover Album

5. TOM WAITS
Bad As Me

[Anti]

Sembra un lupo con la rabbia quando sbraita a quel microfono, ma riesce sempre e comunque a farsi amare. L’ultimo, o quasi, dei poeti Beatnik, sempre stato dalla parte dei reitetti sociali, è tornato dopo sette lunghissimi anni dal precedente “Real Gone”, e lo ha fatto lasciando il segno. Ha custodito gelosamente il suo lavoro fino a pochi giorni prima dell’uscita, diffidando dalla rete e dai rischi del leakaggio.

Se ne andava in giro a bordo della sua vecchia quattroruote e dava passaggi a destra e manca a gente sconosciuta facendogli ascoltare in preview il suo lavoro, GENIALE! Musicalmente parlando è sempre il solito vecchio lupo di mare, bluesouljazzrocknroll e si finisce ai bordi di una strada, con il cuore spezzato, sporchi lerci, a elemosinare un amore, una bottiglia o una dose.

Ascolta Bad As Me

Cover Album

4. THE VACCINES
What Did You Expect From The Vaccines?

[Columbia]

Il mio rapporto con questo gruppo è stato turbolento. Dopo una prima immediata repulsione, dovuta forse al troppo hype che li circondava, ho cominciato ad apprezzare il loro lavoro e il loro postpunkrock con forti influenze Ramonsiane.

L’augurio è che riescano a resistere alla prova del tempo e che non si facciano maciullare dal tritatutto enemiano, il nuovo singolo, “Tiger Blood”, infonde speranze…

Ascolta Post Break-up Sex XFM


Cover Album

3. NOEL GALLAGHER
Noel Gallagher’s High Flying Birds

[Sour Mash]

Nessuna delle classifiche di fino anno riporta questo album, mi prendo la briga di farlo io allora (oasisiano doc). Un disco alla Noel Gallagher. Non più il solito rock’n'roll che ruotava attorno alla corde vocali del fratellaccio Liam, ma un disco da cantautore maturo.

Noel riparte dai suoni kinksiani e vi aggiunge un tono epico (degno del grande Ennio Morricone l’intro di “Everybody on the run”). Un bel disco che conferma l’ottima vena compositiva della ex mente del gruppo di fratelli ‘burrascosi’ più noti al mondo!

Cover Album

2. MAZES
A Thousand Heys

[Fat Cat]

sentiti sto gruppo di Manchester e dimmi che te ne pare! ma sei sicuro siano proprio di Manchester, Manchester…la Manchester degli Oasis, degli Stone Roses sìsì, proprio quella Manchester!.

Piccolo siparietto tra me e un amico a cui avevo consigliato “A Thousand Heys”, album di esordio dei quattro inglesi. E’ sì, in molti di voi rimarrebbero un po’ disorientati ascoltando questo disco che sa più di West-Coast, di skateboard e di sole piuttosto che della grigia, ‘pallonara’ vecchia città inglese. I Mazes sanno vagamente di Dinosaur Jr, più puliti, meno distorti e più Pop.

Peccato che pop, loro, non lo saranno mai. Ah, motivo più per ascoltarli, tra loro si nasconde il Lester Bangs del 2011, prendete una loro foto e noterete la somiglianza.

Ascolta Most Days

Cover Album

1. FLEET FOXES
Helplessness Blues

[Sub Pop]

“Helplessness Blues”, per chi come me ama i 5 di Seattle sin dall’esordio di 3 anni fa, è senza dubbio l’album dell’anno. La formula letale è la solita: melodie ancestrali, suoni medievali e dosi su dosi di vecchio folk. Non ci troverete capolavori o pezzi che rimarranno nella storia a lungo, perché ognuno dei dodici è nel suo piccolo un capolavoro e ha una storia a se.

Pecknold e le altre volpi dovrebbero entrare di diritto nella classifica delle band folk di sempre. Nella mia, di classifica, già stanno ai vertici.

Ascolta Helplessness Blues

 

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