PILLS ‘N’ THRILLS & BELLYACHES: Dicembre 2011, PT.2
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A dispetto delle origini albioniche (nato a Winchester e residente a Londra), Jon Allen appartiene a quella schiera di onesti cantautori moderni legati a doppio filo alla tradizione rock americana. “Sweet Defeat” è un’ottima raccolta di episodi pop-rock con influenze roots come ce ne sono tanti; forse è per questo che ogni piega del disco risulta familiare e confortevole.
Tra il primo Josh Rouse e il Josh Ritter meno intimista, si tratta di un buon disc,o che somiglia in tutto e per tutto al piacevole gusto di un pranzo domenicale in famiglia.

Nel disco di Butcher The Bar convivono, seppur solo di riflesso, le influenze di Elliott Smith, la leggerezza di Badly Drawn Boy e le soluzioni agrodolci degli Eels meno cupi. Solo di riflesso però, senza quel “fuoco” dentro capace di rendere “For Each A Future Tethered” qualcosa di più corposo di un piacevole episodio morbido ed acustico.
Un lavoro volatile, di passaggio, al quale avrebbe giovato una maggior ispirazione in fase di composizione. Le basi ci sono, manca quel tocco di originalità capace di fare la differenza.
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Ascolta Alpha Street West
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Non basta farsi produrre un disco da Bernard Butler (Suede) per avere successo. Richard Walters combina un mezzo pasticcio con questo “Pacing”, presentando una raccolta di canzoni poco convincenti, incastrate tra aneliti mainstream e approccio cantautorale, finendo per non essere né carne né pesce.
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Ascolta Pacing (demo)
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Esce per Rough Trade l’esordio solista di Alexander Ebert (Edward Sharpe & The Magnetic Zeros/ Ima), non certo una piccola indie label. Ed è anche roba buona quella che circola nelle dieci tracce del disco; folk pop con quell’attitudine lievemente psichedelica che richiama alla mente i paesaggi sonori dei Fleet Foxes.
Incursioni in territori più propriamente americani si alternano ad aperture pastorali di scuola britannica. Un incontro tra Donovan e Bob Dylan, tra cazzeggio e rilassatezza.

Un più che discreto disco di post-qualcosa, anche se la definizione calzante sarebbe math-rock. Otto strumentali per la durata complessiva di tre quarti d’ora scarsi, tra chitarre spigolose e progressioni rock a velocità sostenuta.
Più orecchiabili di quello che di solito approda su questo tipo di lidi. Se avete voglia di rilassatezza e sensazioni più melliflue rischiate il mal di testa, altrimenti dategli un ascolto.
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Ascolta BEAUTIFULUNIVERSEMASTERCHAMPION
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Tornano a battere la strada maestra del pop gli Elected, con un disco solo a tratti brillante, mentre il resto è solo piacevole routine. Un peccato, perché questo “Bury Me In My Rings”, almeno negli episodi migliori, sembra uscire dalla penna ispirata dei Wilco più morbidi.
L’ispirazione si perde in momenti più stantii, per quanto comunque piacevoli. il risultato è un lavoro onesto, capace solo a tratti di brillare di vera luce.
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Ascolta Go For The Throat
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28 dicembre 2011 @ 12:49
rubrica agile ed efficace che apprezzo un botto