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TOP 10 ALBUM 2011 di Marco D’Alessandro

23 dicembre 2011

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Classifica compilata sudando e piangendo vista la quantità esorbitante di bei dischi usciti nel 2011, integrata, per sentirmi un po’ meno in colpa verso i tanti scartati, con quella dei migliori brani dell’anno, rigorosamente scelti escludendo gli album della classifica a seguire.

10. “How I Know” – Toro Y Moi
9.“Evil Twin” – Modeselektor
8.“The BirdsPt. 1” – The Weeknd
7. “NorthernLights” – St. Vincent
6. “Slippery Slope” – The Dø
5. “Vanessa” – Grimes
4. “Face in the Crowd” – Cat’sEyes
3. “MarchingSong” – Esben and the Witch
2. “Beat and the Pulse” – Austra
1. “Midnight City” – M83

Cover Album

10. THE HORRORS
Skying

[XL]

Dopo lo svezzamento shoegaze del precedente “PrimaryColours” con l’aiuto di Geoff Barrow, gli Horrors continuano a muoversi raffinatamente verso il gusto per la psichedelica filtrata da distorsioni sonore, da un’insolita vena dreamy e dal consueto fascino per la darkwave inglese.

Post-punk per gentiluomini.

Cover Album

9. BON IVER
Bon Iver

[4AD]

Justin Vernon abbandona le montagne di “For Emma” e s’incammina verso l’America continentale; ogni brano del suo diario di bordo è la fotografia opaca di una diversa tappa del viaggio, a formare un disco dalle atmosfere avvolgenti e rarefatte.

Cover Album

8. METRONOMY
The English Riviera

Because]

Lessis more, eliminare fronzoli inutili, concetti che gli autori di musica pop non riescono a far propri.

Fortuna che c’è Joseph Mount, che in “The English Riviera” scarnificando la precedente formula indietronica scrive un ottimo disco di pop obliquo dalle affascinanti atmosfere retrò, senza dimenticare il gusto goliardico che da sempre contraddistingue la formazione inglese.

Cover Album

7. BATTLES
Gloss Drop

[Warp]

Disco attesissimo, anche per sondare il terreno in seguito all’uscita dal gruppo di Tyondai Braxton, “GlossDrop” sorprende ad ogni nuovo ascolto per la propria complessità, un circo di suoni deliranti perfettamente incastrati tra di loro con un’accuratezza eccezionale.

Ascolta Ice Cream


Cover Album

6. ANNA CALVI
Anna Calvi

[Domino]

Il più grande pregio della bella Anna è di riuscire a non passare mai inosservata, senza tuttavia essere un personaggio particolarmente appariscente.

Tutto frutto di un magnetismo che si rispecchia in pieno in un debutto dai toni caldi, passionali, rossi come le camicie che è solita indossare. Suo il miglior assolo di chitarra visto dal vivo nel 2011 (“LoveWon’t Be Leaving”).

Ascolta Desire (7″ single version)


Cover Album

5. JAMES BLAKE
James Blake

[Atlas]

Un buon lavoro si valuta anche in base alla scia di emuli che riesce a produrre, e il debutto di Blake è quello che più di ogni altro è riuscito a crearne nel 2011.

Un gran disco di buone melodie, ottimi bassi ed emozioni grosse come case.

Cover Album

4. PJ HARVEY
Let England Shake

[Island]

PJ Harvey è forse l’ultima icona rock al femminile a non aver ancora sbagliato un colpo, e “Let England Shake” ne è la tangibile prova. Un concept sulla guerra e sulla Gran Bretagna d’oggi, cantautorato rock à la Nick Cave e testi d’impatto (I’ve seen soldiers fall like lumps of meat / blown and shot out beyond belief / arms and legswere in the trees racconta PJ in “The Words That Maketh Murder”, macabra e affascinante nella miglior tradizione dell’artista inglese), ritmi ansiogeni e trascinanti che accompagnano l’ascoltatore nell’inquietante visione bellica di Polly Jean.

Ascolta The Words That Maketh Murder

Cover Album

3. BJÖRK
Biophilia

[One Little Indian]

Reinventarsi sapientemente ad ogni uscita non è cosa da tutti. Gli stessi cedimenti del precedente “Volta” avevano fatto un po’ temere, ma mai ci si sarebbe aspettati un recupero così singolare, che va oltre la solita confezione altisonante per dare atto a una prova musicale apparentemente scarna e un po’ arrangiata, ma che si rivela dopo qualche ascolto come una delle migliori esperienze dell’artista islandese.

Cover Album

2. ZOLA JESUS
Conatus

[Sacred Bones]

Si rimpiange sempre un po’ il lo-fi selvaggio dei primi lavori, ma nonostante una nuova veste patinata Zola continua ad affascinare, perfezionando le proprie capacità sia sotto il profilo più intimistico per soli piano e glitch che sul versante sintetico-danzereccio.

Ascolta Most Days

Cover Album

1. PLANNINGTOROCK
W

[DFA]

Prendi i Residents di “Duck Stab”, aggiungi il Klaus Nomi più drammatico, il vocoder dei Knife, le atmosfere di Badalamenti, il sax di “Young Americans” di Bowie e gli archi indie-chic di Owen Pallett, frulli tutto non troppo fluidamente e lo regali a una visual artist col naso di cartapesta. Disco dell’anno.

Ascolta Helplessness Blues

 

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