TOP 10 ALBUM 2011 di Angelo Murtas
Genere: lists
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Uno di quegli album che al primo ascolto colpiscono ma con quella sensazione che la magia possa svanire a breve. È così che lo abbandoni, sopraffatto dalle percezioni.
Poi ti ricapita tra le mani ed il risultato è quello della prima volta. Peter Silberman è uno che con la musica, lo ha dimostrato, ci sa fare.
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Ascolta Parentheses
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“Arabian Horse” è un disco gelido e sognante. House e techno da ballare tra i ghiacci dell’Islanda, lì dove l’album, non a caso, è stato registrato. Elegante. Anche quando la cassa spinge di più
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Ascolta Over
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Sappiamo tutti quello che succedeva tanto tempo fa in giro per gli States. Musicisti inglesi che facevano enormi tour da New York a San Francisco.
Gente strana che organizzava grossi eventi con strana gente sedotta da droghe misteriose. Sì, lo sappiamo, ma è un bene che qualcuno, di tanto in tanto, ce lo ricordi con dischi del genere.
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Ascolta Through The Floor |

Funky, disco, psichedelia. Tutto questo assemblato in undici pezzi pop genuini. Senza sfacciataggine e con classe.
Per certi versi mi ricorda i Twin Shadow, per altri una serata in riva al mare da qualche parte, nel mondo.

Ti immagini Berlino ed i suoi locali che passano la migliore musica techno al mondo. Lui, Alex Willner, è svedese, ma è un dettaglio.
E “Looping State of Mind” è un disco ossessivo. Un disco in cui la ripetitività è poesia. È fascinazione.

I pregiudizi sono sacrosanti. Sono un filtro. Ma qualora aveste bisogno di un esempio, uno di quelli eclatanti, in cui i pregiudizi non si rivelino cosa buona e giusta, ecco, guardatevi gli Horrors.
I loro atteggiamenti, le loro acconciature. E poi ascoltate questo “Skying”. Qualcosa non quadra?

“Parallax” è un disco grandioso. Notturno. Intenso. Un santuario di confessioni e melodie acquatiche. È l’ennesimo colpo fortunato del giovane Bradford Cox, uno che di talento ne ha a palate e che da qualche anno a questa parte non fa altro che dimostrarlo.
Ci riusciva qualcun altro, ma ne è passato di tempo…

Forse il più bel compromesso, degli ultimi anni, tra quello che la musica era (gli anni 80 ed il pop più kitsch) e quello che la musica è. Citazionista. Nostalgico. Vintage. Mi ricorda le vecchie polaroid, ora oggetto di culto del popolo indie.

Sapevo tutto di PJ Harvey.
Quello che mi mancava è che avesse potuto sorprendermi ancora, nel 2011, con un disco pazzesco.
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Ascolta The Words That Maketh Murder
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Sono cose che capitano. Sei lì che pretendi che certi gruppi non si prendano troppo sul serio.
Odi certa tracotanza. Quasi cafonaggine. E poi ti prendono di spalle con un disco del genere. Semplice. Intenso. Ineccepibile.
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27 dicembre 2011 @ 10:29
quanto mi piace questa classifica!
bella