TOP 10 ALBUM 2011 DI CLAUDIA DURASTANTI

 
di Claudia Durastanti
4 gennaio 2012
 
Cover Album

10. ICEAGE
New Brigade

[Escho/Tambourhinoceros]

Il punk è un’ossessione che si smette da giovani. Il dark un po’ meno.

Meno assertivi dei quasi coetanei Wu Lyf, questi ragazzini danesi vogliono dare fastidio e allo stesso tempo far finta che si stiano preoccupando dei tuoi sentimenti. Puoi andare a un concerto e fracassare le costole del vicino con movimenti convulsi, o tenere le mani in tasca e risultare molto più bello e austero (probabilmente divertendoti di meno). Tra punk e post-punk, scegliti la parte.

Ascolta You’re Blessed


Cover Album

9. DIRTY BEACHES
Badlands

[Zoo]

Fondamentalmente, è un disco sul metodo. Lo stesso perseguito da Lana Del Rey: un collage di buone intenzioni altrui, in un corpo che non è un corpo ma un ologramma di centinaia di scene trapassate.

E quindi, per congeniale appropriazione del mezzo tecnologico e dei segreti della cantina, Alex Zhang Hungtai non è Dirty Beaches ma Elvis Presley, Alan Vega e l’Agente Speciale Dale Cooper che si allontana con discrezione dalla bara di Laura Palmer. Tutto insieme contemporaneamente.

Ascolta Lord Knows Best


Cover Album

8. LOW
C’Mon

[Sub Pop]

Negli otto frammenti dedicati a Kurt Cobain, Jim Carrol scrisse uno di quei versi destinati a essere riciclati nei momenti più insoliti: Pressure. That’s how diamonds are made.

Ci hai ripensato quando hai ascoltato il nuovo disco dei Low, che è soffocante e ti trascina nel cuore lento delle cose. Poi si riscatta, poiché sembra che per loro la pressione- a differenza del cantante per cui quel verso è stato scritto- non sia l’unica alternativa ma una libera scelta. Conciliabile con la vita, e con il tuo privato modo di accettarla.

Ascolta Especially Me


Cover Album

7. REAL ESTATE
Days

[Domino]

Perché i veri sobborghi sono del New Jersey- dove invece dell’alzabandiera la mattina si recitano passi scelti dall’opera omnia di Philip Roth- con buona pace di Win Butler e della sua ascendenza texana. “Days” ha due chiavi di lettura: la prima coincide con la copertina (case a schiera, sole ovattato, ognuno tragga le sue conclusioni).

La seconda chiave di lettura risale invece al giorno in cui avete usato la bici senza rotelle per la prima volta mentre vostro padre rimaneva a guardarvi dall’altro lato della strada. La banalità, si sa, è una faccenda spietata.

Ascolta Municipality


Cover Album

6. BILL CALLAHAN
Apocalypse

[Drag City]

Quando è diventato un uomo Bill Callahan si è sentito dire da sua madre che con quella voce poteva fare quello che voleva. Deve essere andata così: che prima sua madre, e poi le sue donne, e poi i suoi produttori, e poi gli sfigati a cui ha dato un alibi per sentirsi meno tali, gli hanno detto a cuore aperto: con quella voce, Bill, puoi fare quello che vuoi.

E lui lo ha fatto. Di nuovo.

Ascolta Drover


Cover Album

5. EMA
Past Life Martyred Saints

[Souterrain Transmissions]

Non è che se sei una ragazza questo disco lo capisci meglio. Non è che se hai letto “La Campana di Vetro”, stretto i denti quando Patti Smith urlava Horses, Horses, Horses o conservato vecchie intervista in cui Courtney Love raccontava di essere stata solo una bambola triste in California con un’alta concezione di se e un’altrettante consistente propensione a inciampare, questo disco diventi automaticamente tuo.

Però è un po’ come se accadesse. Un po’ come se il tuo essere ragazza, qui, accadesse. E facesse la differenza.

La Carla Bozulich del domani.

Ascolta The Grey Ship

Cover Album

7. FEIST
Metals

[Cherrytree/Interscope]

Canzoni dall’altra parte del vetro, con cinque dita tese contro la finestra e un sorriso ambiguo che può essere un addio, un arrivederci o un bentornato a casa.

Tra certe atmosfere da Laurel Canyon tanto tempo fa e gli accenti soul-elettronici di una qualsiasi città occidentale oggi, Feist scrive un disco sul modo contorto che hanno le persone di girarsi intorno prima di piombare l’una sull’altra. Dimostrando che si può parlare di felicità e rassicurare l’ascoltare facendo a meno di prevedibili ritornelli.

Ascolta How Come You Never Go There


Cover Album

3. GROUPER
AIA: Alien Observer

[Yellow Electric]

Con il tempo le parole assumono un peso specifico sempre meno importante. Il dream pop riusciva nel nobile obiettivo di trasportarti altrove nonostante l’evidente ostacolo delle parole, di un ragionamento che ti costringeva ad ancorarti a un emozione riconoscibile.

Se Hope Sandoval di Mazzy Star ti dice di piangere, tu lo fai. Ma se Liz Harris in arte Grouper ottiene lo stesso effetto senza dire niente, lasciandoti senza corpo, né voce, né coscienza sensibile, allora la sua deve essere una magia tutta particolare.

Ascolta Alien Observer

Cover Album

2. PJ HARVEY
Let England Shake

[Island]

Se solo non fosse un’offesa all’intelligenza e al talento dell’autrice, lo si potrebbe considerare un disco politico. Lo sforzo che andrebbe fatto- nonostante i tempi cupi e il contesto che ci circonda- è quello di emancipare un’opera d’arte del genere (che rasenta la perfezione, davvero) dal destino collettivo, da qualsiasi primavera di resurrezione in Egitto come altrove, e ricondurla al centro delle cose, dove è il suo posto: nel cuore dell’uomo com’è, e non come dovrebbe essere.

Un uomo che davanti a “Let England Shake” si scuote, si commuove, e non per questo diventa una persona migliore.

Ascolta The Words That Maketh Murder

Cover Album

1. BON IVER
Bon Iver

[4AD]

Prova tu a far fuori il candidato a Gesù Cristo dell’indie folk e a confessare che sei tutt’altro che magnifico, prova tu a convincere il pubblico che anche se smetti di percorrere le strade del dolore hai ancora qualcosa da dire, e che puoi ergerti imperioso sulla tua stessa mitologia. Prova tu a trascinarci nel soft rock e negli strati dei sintetizzatori e a farci sentire ugualmente consolati.

E non sarà magnifico, Justin Vernon, ma ci ha detto che potevamo averlo, che questo potevamo averlo: una guarnigione accettabile, Phil Collins nel retrobottega, i telefilm melensi con le luci natalizie sugli alberi anche quando è estate. Che potevamo averlo, e lo abbiamo.

Ascolta Lisbon, OH

 

L’Attimo Fuggente: 10 ...

01. Singolo della Settimana: Valdimar – This Time 02. Rókkurró – Blue Skies 03.…

L’Attimo Fuggente: 3 novembre ...

01. Singolo della Settimana: Luke Saxton – Song For Harry Nilsson 02. Junkboy –…

L’Attimo Fuggente: 27 ottobre ...

01. Il Singolo della Settimana: Ned Roberts – Winter Sky 02. Nick Edward Harris…

L’Attimo Fuggente: 20 ottobre ...

L’Attimo Fuggente 20 ottobre 2014 01. Singolo Della Settimana: Anthony D’Amato – Good And…

L’Attimo Fuggente: 13 ottobre ...

L’Attimo Fuggente 13 ottobre 2014 01. Singolo Della Settimana: The Orchids – Hey! Sometimes!…