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IndieForBunnies Readers Poll’s: THE 100 BEST ALBUMS OF 2011

5 gennaio 2012
di ifb

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La seconda parte della classifica:

I VINCITORI DEL CONTEST:
CD PJ HARVEY – “LET ENGLAND SHAKE” —> Klauus
CD BON IVER – “BON IVER” —> dogeatdog
CD JAMES BLAKE – “JAMES BLAKE” —> Filippo
1 T-SHIRT CATS ON FIRE (misura S) – “PHOSPHENE DREAM” —> Marta
1 T-SHIRT MAGELLANO (misura S)—> anton_88
CD ARTISTI VARI “ROUTE DU ROCK” —> forbis

#100) The Joy Formidable – Big Roar [RECENSIONE]
#99) Neon Indian – Era Extraña [RECENSIONE]
#98) The War On Drugs – Slave Ambient
#97) The Feelies – Here Before [RECENSIONE]
#96) Other Lives – Tamer Animals
#95) Bugo – Nuovi Rimedi Per La Miopia [RECENSIONE]
#94) Black Lips – Arabia Mountain [RECENSIONE]
#93) My Brightest Diamond – All Things Will Unwind [RECENSIONE]
#92) Cut Copy – Zonoscope [RECENSIONE]
#91) WhoMadeWho – Knee Deep [RECENSIONE]
#90) Modeselektor – Monkeytown [RECENSIONE]
#89) Ex-Otago – Mezze Stagioni [RECENSIONE]
#88) EMA – Past Life Martyred Saints [RECENSIONE]
#87) Okkervil River – I Am Very Far [RECENSIONE]
#86) White Lies – Ritual [RECENSIONE]
#85) John Maus – We Must Become The Pitiless Censors Of Ourselves
#84) Eddie Vedder – Ukulele Songs [RECENSIONE]
#83) Veronica Falls – S/T [RECENSIONE]
#82) Cansei de Ser Sexy – La Liberación [RECENSIONE]
#81) Opeth – Eritage
#80) Cults – S/T [RECENSIONE]
#79) The Roots – Undun
#78) The Field – Looping State Of Mind [RECENSIONE]
#77) Chad Valley – Equatorial Ultravox [RECENSIONE]
#76) Aucan – Black Rainbow [RECENSIONE]

#75) Justice – Audio, Video, Disco [RECENSIONE]

#74) Elbow – Build A Rocket Boys! [RECENSIONE]
#73) Metronomy – The English Riviera [RECENSIONE]
#72) Mr.Oizo – Stade 2
#71) Fink – Perfect Darkness
#70) The Decemberists – The King Is Dead [RECENSIONE]
#69) Thurston Moore – Demolished Thoughts [RECENSIONE]
#68) Arbouretum – The Gathering [RECENSIONE]
#67) dEUS – Keep You Close [RECENSIONE]
#66) Dustin O’Halloran – Lumiere
#65) Youth Lagoon – The Year Of Hibernation [RECENSIONE]
#64) The Rapture – In The Grace Of Your Love [RECENSIONE]
#63) Snow Patrol – Fallen Empires ]
#62) Joan As Police Woman – The Deep Field [RECENSIONE
#61) Zomby - Dedication
#60) Apparat – Devil’s Walk [RECENSIONE]
#59) R.E.M. – Collapse Into Now [RECENSIONE]
#58) Florence + The Machine – Ceremonials [RECENSIONE]
#57) Adele – 21 [RECENSIONE]
#56) Explosions In The Sky – Take Care, Take Care, Take Care [RECENSIONE]
#55) SBTRKT – S/T [RECENSIONE]
#54) Tom Waits – Bad As Me [RECENSIONE]
#53) Foo Fighters – Wasting Light [RECENSIONE]
#52) Dente – Io Tra Di Noi [RECENSIONE]
#51) Coldplay – Mylo Xyloto [RECENSIONE]
tUnE-yArDs – W H O K I L L [RECENSIONE]

Cover Album

50. tUnE-yArDs

W H O K I L L
[4AD]

Un’ascesa repentina quella di Merrill, anche grazie alla complicità di Pitchfork che con costanza da mesi la spiattella in home page innalzandola a salvatrice della musica contemporanea. Un giudizio enfatico che a distanza di mesi dal lancio del disco si sta tuttavia rivelando sensato: “W H O K I L L” è il tipico album che si fa apprezzare al primo approccio, magari non nella sua totalità, magari altalenando grandi momenti musicali a brani di minore impatto, per crescere nei mesi a venire e confermarsi definitivamente come uno dei dischi che rimarrà di questo 2011.
(Marco D’Alessandro)

Cover Album

49. IRON & WINE

Kiss Each Other Clean
[4AD]

“Kiss Each Other Clean” è disco ambizioso che non colpisce nel centro il bersaglio prefissatosi, alcune scelte appaiono fuori fuoco eppure è sempre un piacere ascoltare quanto uscito dalla penna di Sam Beam.
(Gianluca Ciucci)

Ascolta Me and Lazarus


Cover Album

48. GUSGUS

Arabian Horse
[Kompakt]

…quando “Arabian Horse” finisce vorresti subito che ricominciasse da solo senza nemmeno dover fare la fatica di premere il tasto play, perché un disco come del genere è di una bellezza capace di prosciugarti dentro lasciandoti senza forze ed incapace anche solo di premere un semplice tasto.

Lo ascolti ed intorno a te c’è solo quello e nient’altro, ti senti nudo ed indifeso al suo cospetto, non osi fiatare perché hai paura di rovinarne la magia, vorresti ballare ma resti fermo perché è la tua mente che balla e se ne va lontano da qui, lontano dal tempo e da te.
È un disco dance ma è anche tante altre cose.

(Federico “Accento Svedese”)

Ascolta Over


Cover Album

47. JAY Z & KANYE WEST

Watch The Throne
[Roc-A-Fella/Def Jam]

A conti fatti, “Watch The Throne” è sicuramente da avere, un must per gli appassionati, visto che al contrario di altri progetti simili due pesi massimi insieme sulla lunga distanza non sfigurano. In più ci sono degli spunti davvero validi, e alcune tracce davvero ottime.

Non il classico che magari era lecito aspettarsi, ma sicuramente un acquisto di cui non pentirsi. Probabilmente, il miglior disco di quest’autunno.
(Mirko “Mik” Jacono)

Cover Album

46. WASHED OUT

Within And Without
[Sub Pop]

“Within and Without” è un mondo in fiamme in cui si ha ancora la voglia di ballare. Di tuffarsi dietro la resina scura di vecchi WayFarer e lasciarsi andare alla nostalgia. È quel modo di guardare alle cose abbandonandosi alle sfumature.

“Within and Without” è l’inizio dell’estate. L’odore del mare che senti addosso. “Within and Without” è un disco grandioso.
(Angelo Murtas)

Cover Album

45. J MASCIS

Several Shades Of Why
[Sub Pop]

Alla fin dei giochi, chi conta veramente è Lui: un artista e uomo tanto ingombrante quanto simpatico; con una genialità che va di pari passo con la sua cazzonaggine.

Le sue schitarrate, la sua voce in bilico tra il bisbiglio e il lamento, infinitamente umana ed emozionante, la sua semplicità nell’essere sempre uguale a sé stesso e di conseguenza sempre unico.
(Marco Renzi)

Ascolta Not Enough

Cover Album

44. TV ON THE RADIO

Nine Types Of Light
[Interscope]

Ennesima botta, certamente meno irruenta, ma destinata a crescere nel tempo, la quarta fatica dei Tv On The Radio conferma il progetto guidato da Dave Sitek come un vero faro del music-biz contemporaneo.

(se poi avete la fortuna di procurarvi la versione deluxe dell’album ci troverete pure il magnifico gospel “All Fals Down”, perla che vale ogni centesimo speso in più)
(Nicolò “Ghemison” Arpinati)

Ascolta Second Song

Cover Album

43. THE KILLS

Blood Pressures
[Domino]

Uno di quei dischi che ti sorprendono perché non te lo saresti mai aspettato così fresco e coinvolgente, denso e con una varietà di soluzioni stilistiche che altri gruppi ben più celebrati manco si sognano.

Fondamentalmente è un disco conservatore che suona rock nel senso più classico del termine, ma che recupera cose già fatte in passato per rielaborarle in un modo assolutamente personale e peculiare: in poche parole, un disco che lo ascolti dall’inizio alla fine e ti rendi conto che – anche se ne parla perfino Vanity Fair – probabilmente qui da noi non verrà apprezzato e capito a dovere, e tutto perché quando si parla di The Kills si pensa subito a Kate Moss e non ad ascoltare con attenzione la loro musica.
(Federico “Accento Svedese”)

Ascolta Blood Pressures

Cover Album

42. ZOLA JESUS

Conatus
[Sacred Bones]

Le litanie claustrofobiche ora si aprono alla luce dell’appetibilità come belve addomesticate, se in passato eravamo in piena apocalisse ora possiamo dire di averla superata grazie ad una virata di eterea malinconia, un appeal che fa molto 90’s e le allucinazioni di Lady Gaga.
(Simona Vallorani)

Ascolta Seekir


Cover Album

41. RYAN ADAMS

Ashes & Fires
[Pax Am]

Capolavoro, probabilmente all’altezza delle cose migliori della lunghissima, fin troppo, produzione del Nostro. Molti forse non ci troveranno niente di così particolare in un disco di ballate follk. Per tutti gli amanti di certe soluzioni invece c’è solo un sentimento di pura gioia nell’affondare le proprie sensazioni in “Ashes &Fire”.

Il Ryan Adams che cercavamo da tempo. L’abbiamo ritrovato, speriamo possa durare.
(Enrico “Sachiel” Amendola )

Ascolta Ashes & Fire


Cover Album

40. LOU REED & METALLICA

Lulu
[Warner Bros]

Amato, odiato, criticato, tutto và bene purché se ne parli di questo mostro, idra a più teste e infiniti cervelli che familiarmente (e per brevità) è stato soprannominato “LouTallica”. Un esperimento d’ingegneria genetica dagli esiti imprevisti e imprevedibili, che comunque ha la forza di camminare con le proprie gambe. Quando la polvere della battaglia si sarà posata e passata molta acqua sotto i ponti vedremo come verrà considerato.

Lo rivaluteranno tra qualche anno, come è già successo a ben più illustri predecessori ? Forse, mai dire mai…
(Valentina Natale)

Cover Album

39. THE DRUMS

Portamento
[Moshi Moshi]

…Non mancano i passi falsi, come l’indugiare elettronico di “Searching for Heaven”, che si disperde risultando parecchio insipida. Alla fine dei conti però, è doveroso riconoscere che i the Drums si sono dimostrati in grado di maturare, superando degnamente il grande ostacolo del sophomore album. Ebbravi.
(Fabiana “Electra” Giovanetti)

Ascolta How It Ended


Cover Album

38. NOEL GALLAGHER

Noel Gallagher’s High Flying Birds
[Sour Mash]

Nessuna delle classifiche di fino anno riporta questo album, mi prendo la briga di farlo io allora (oasisiano doc). Un disco alla Noel Gallagher. Non più il solito rock’n'roll che ruotava attorno alla corde vocali del fratellaccio Liam, ma un disco da cantautore maturo.
Noel riparte dai suoni kinksiani e vi aggiunge un tono epico (degno del grande Ennio Morricone l’intro di “Everybody on the run”). Un bel disco che conferma l’ottima vena compositiva della ex mente del gruppo di fratelli ‘burrascosi’ più noti al mondo!
(Marco “Fratta” Frattaruolo)

Quello studio secondo il quale i fratelli maggiori sono più intelligenti rispetto ai minori sembra essere ulteriormente confermato da
questo album. Quell’altra ricerca secondo cui le persone mancine mostrano grande sensibilità e spiccato senso artistico pure. Curiosi riscontri scientifici in ambito musicale…
(Maria “berenix” Bonì )

Ascolta If I Had A Gun


Cover Album

37. LYKKE LI

Wounded Rhymes
[Atlantic]

…si spazia dal ripescaggio delle consuete atmosfere folk di “Unrequited Love” a quelle più movimentate e tribali di “Get Some”, dai momenti più pop-oriented di “Youth Knows No Pain” e di “Rich Kids Blues” alle rarefazioni di “I Know Places” (fare caso in quest’ultima alla bella coda di Sigur Rossiana memoria, già tema del virale “Untitled”), dal twee un po’ banalotto di “Sadness Is A Blessing” alla chiusura molto à la Bat For Lashes di “Silent My Song”, tra fiati e percussioni. Risaltano infine i ritornelli killer di “I Follw River” e “Jerome”, capaci d’innalzare la svedese a diva pop per indie-kids.

Un gradito ritorno, ben confezionato per evadere dagli ambienti meno mainstream delle classifiche.
(Marco D’Alessandro)

Ascolta I Follow Rivers (The Lost Sessions)


Cover Album

36. AUSTRA

Feel It Break
[Domino]

Un giorno mi è bastato ascoltare “The Beast”, brano conclusivo di questo esordio discografico degli Austra, capitanati dalla bellissima voce di Katie Stelmanis per rimanerne folgorato.

Un disco a metà strada tra Zola Jesus e i The Knife. Un disco molto bello. Imperiosi.
(Luigi “dj elleffe” Formica)

Ascolta The Beat And The Pulse


Cover Album

35. ATLAS SOUND

Parallax
[4AD]

Messo a segno l’ennesimo colpo vincente, sul talento cristallino di Bradford Cox ci si può ormai scommettere. E quando un giorno la memoria collettiva avrà finalmente assimilato e decodificato gli anni in cui viviamo, il suo nome sarà molto più che un semplice ricordo.

Un giorno, quando anche lui avrà abbandonato certe scappatoie forse ancora adolescenziali, di “Parallax” rimarranno le suggestioni e gli Atlas Sound, così come i Deerhunter, a quel punto, avranno fatto scuola.
(Angelo Murtas)

Ascolta Terra Incognita


Cover Album

34. BJÖRK

Biophilia
[One Little Indian]

Reinventarsi sapientemente ad ogni uscita non è cosa da tutti.

Gli stessi cedimenti del precedente “Volta” avevano fatto un po’ temere, ma mai ci si sarebbe aspettati un recupero così singolare, che va oltre la solita confezione altisonante per dare atto a una prova musicale apparentemente scarna e un po’ arrangiata, ma che si rivela dopo qualche ascolto come una delle migliori esperienze dell’artista islandese.
(Marco D’Alessandro)

Ascolta Crystalline (edit;erase Remix)


Cover Album

33. REAL ESTATE

Days
[Domino]

Perché i veri sobborghi sono del New Jersey- dove invece dell’alzabandiera la mattina si recitano passi scelti dall’opera omnia di Philip Roth- con buona pace di Win Butler e della sua ascendenza texana. “Days” ha due chiavi di lettura: la prima coincide con la copertina (case a schiera, sole ovattato, ognuno tragga le sue conclusioni).

La seconda chiave di lettura risale invece al giorno in cui avete usato la bici senza rotelle per la prima volta mentre vostro padre rimaneva a guardarvi dall’altro lato della strada. La banalità, si sa, è una faccenda spietata.
(Claudia Durastanti)

Ascolta Municipality


Cover Album

32. WILD BEASTS

Smother
[Domino]

Amplessi sul velluto.

Il terzo figliuolo delle Belve si fa largo seguendo i tremiti provocati da una lieve tensione erotica, alla ricerca di una misteriosa, intima passionalità.
(Luca “Dustman” Morello)

Ascolta Burning


Cover Album

31. BRUNORI SAS

Poveri Cristi – Vol.2
[Pippola]

Il secondo capitolo di Dario Brunori ha colpito nel segno. Non solo perché dal precedente disco abbiamo un lavoro più maturo e completo, ma perché ogni canzone è un gioiello che brilla di luce propria.

Uno dei miei dischi preferiti di quest’anno. Ma anche uno dei dischi maggiormente osannati in questo 2011 nel panorama italiano. Da ascoltare assolutamente.
(Luigi “dj elleffe” Formica)


Cover Album

30. LOW

C’Mon
[Sub Pop]

Negli otto frammenti dedicati a Kurt Cobain, Jim Carrol scrisse uno di quei versi destinati a essere riciclati nei momenti più insoliti: Pressure. That’s how diamonds are made. Ci hai ripensato quando hai ascoltato il nuovo disco dei Low, che è soffocante e ti trascina nel cuore lento
delle cose.

Poi si riscatta, poiché sembra che per loro la pressione- a differenza del cantante per cui quel verso è stato scritto- non sia l’unica alternativa ma una libera scelta. Conciliabile con la vita, e con il tuo privato modo di accettarla.
(Claudia Durastanti)

Ascolta Especially Me

Cover Album

29.YUCK

Yuck
[Fat Possum]

Una commistione di generi, un mix d’influenze (Pavement, Sonic Youth, Dinosaur Jr, Pixies, Belle & Sebastian per citarne alcuni) che compendiano in un debutto promettente, anche se ancora acerbo. Non ci resta dunque che attendere cosa abbia ancora in serbo la nuova onomatopea del mondo musicale
(Fabiana “Electra” Giovanetti)

Ascolta Rubber


Cover Album

28. VINICIO CAPOSSELA

Marinai, profeti e balene
[Warner Music]

Capossela ci restituisce la conoscenza e la coscienza dell’essere sommersi: una vita sorge in mezzo al mare dove i momenti ridicoli quasi spariscono al cospetto della terra.

“Marinai, profeti e balene” ci riconduce all’amore per l’indistinto, per l’inafferrabile, e inevitabilmente, per il cantore di tali docili storielle. Qualcosa di simile a correre sommersi dal mare.
(Federico Pevera – SentireAscoltare)

Cover Album

27. THE BLACK KEYS

El Camino
[Nonesuch]

La dinamite che manda in frantumi il 2011. Il duo di Akron spara a raffica i soliti proiettili garage-blues, ma questa volta il tutto suona più catchy.

Senza troppi giri di parole va data ragione a Michael Hann del Gurardian, Auerbach e Carney suonano come una band che pensa di aver fatto il miglior album rock dell’anno, forse perché è proprio ciò che hanno fatto.
(Marco “Fratta” Frattaruolo)

Ascolta Lonely Boy

Cover Album

26. THE STROKES

Angles
[Rough Trade]

Il ritorno degli Strokes vede un significativo cambiamento nel sound del gruppo che destabilizza ma non si disdegna. Una vaga aura di spensieratezza pervade i brani.

Sfido chiunque a non iniziare a muovere la testa a ritmo di musica all’ascolto di “Macchu Picchu”.
(Fabiana “Electra” Giovanetti)

La seconda parte della classifica:

 

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