SOAP&SKIN
Narrow

[ Pias - 2012 ]
7.5
 
Genere: dark, chamber pop
Tags:
 
9 Gennaio 2012
 

Nel 1988 Christa Päffgen in arte Nico, teutonica icona pop e musa del movimento goth, per molti nato proprio dai suoi “Desertshore” e “The Marble Index”, moriva in seguito ad una caduta da bicicletta. Due anni dopo, nel 1990, in un paesello austriaco nasceva Anja Plaschg, destinata a scrivere vent’anni dopo una delle migliori pagine del movimento dark. Casualità? Come sono collegate questi due avvenimenti? Cosa centrano uno con l’altro? Assolutamente nulla, però mi andava di fare il Roberto Giacobbo della situazione.

“Narrow” è il nuovo minialbum della giovane compositrice austriaca. Il seguito di “Lovetune for Vacuum”, apprezzato unanimemente dalla critica, arriva sugli scaffali in seguito a un paio di EP promozionali, alla partecipazione al tributo a Nico (ma guarda un po’) messo in piedi da John Cale e alla collaborazione con Apparat in “Goodbye” forse l’unico brano degno di nota dell’insipido “The Devil’s Walk”. Tanta gavetta insomma, premiata da un lavoro che consolida i punti di forza del debutto, sia insistendo sulla forma per solo piano e voce che creando un ponte tra questa e la dimensione electro-industriale, che trova il proprio apice in “Deathmental”, commistione tra i glitch manicomiali di “DDMMYYYY” e il lato più intimo della Plaschg, così come accade nella conclusiva “Big Hand Nalls Down”, meno ossessiva e scandita fluidamente da rintocchi d’orologio e percussioni perforanti.

La partecipazione della Plaschg alla pellicola austriaca “Stillleben” si delinea in “Voyage Voyage”, spettrale cover dell’anthem synthpop francese nonché tema del film, mentre le dolci “Wonder” e “Lost” sembrano smorzare il clima catacombale con melodie meno glaciali ma sempre un po’ inquietanti. Ma è proprio quando l’austriaca dà adito alla personale, gelida visione dell’esistenza umana che riesce a dare il massimo, in questo caso in due vere e proprie perle dark: l’iniziale “Vater”, interamente in tedesco, che nasce dalla consueta elegia pianistica progredendo in una concitata litania per poi esplodere definitivamente in un finale pregiato da scintille industrial, e il singolo “Boat Turns Toward the Port”, per piano e glitch, lamentosa e funerea come non mai, valorizzata da un video promozionale tanto semplice quanto angosciante. Insomma, non proprio un album per andare sulle macchine a scontro, ma se ascoltato nel mood giusto saprà lasciarvi molto.

Tracklist
1. Vater
2. Voyage Voyage
3. Deathmental
4. Cradlesong
5. Wonder
6. Lost
7. Boat Turns Toward the Port
8. Big Hand Nalls Down
 
 

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