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TOP 10 ALBUM 2011 di Nicolo’ “Ghemison” Arpinati

10 gennaio 2012

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Mi pare che questo 2011 abbia messo d’accordo buona parte della critica e del giornalismo musicale online nel sostenere unanimemente l’abbondanza di dischi pregevoli usciti nei suoi dodici mesi: negli anni passati mi sembrava di essere l’unico stilare faticosamente una classifica, polemizzando con colleghi e amici che lamentavano la povertà di album memorabili.

Ancora una volta, infatti, non è stato semplice giungere ad una top ten giusta e soddisfacente, capace di riassumere qualitativamente e simbolicamente un’annata che ha assistito all’esplosione internazionale del fenomeno OFWGKTA (e conseguentemente di opere affascinanti e potenti come il debutto di Frank Ocean o i sophomore album del leader Tyler e dei The Jet Age Of Tomorrow), che contemporaneamente ha visto l’importante ritorno di alcuni tra gli artisti che prediligo (Lamb, Boxcutter, Tv On The Radio, Andy Stott, Tinariwen, Wiley, Luke Vibert aka Wagon Christ, Pumajaw) e l’esordio di talenti davvero promettenti come la californiana Ema, il dj inglese Benji Boko, la cantautrice elettronica Graciela Maria, il sofisticato genio dance Nicolas Jaar, la mitteleuropea orchestra techno-folk The National Fanfare Of Kadebostany, l’innovativo hip-hop astratto del giovanissimo Clams Casino).

Non tutti hanno mantenuto le aspettative (Björk al di sotto dei suoi soliti altissimi standard, Red Hot Chili Pepper e Moby oramai persi in una inevitabile mediocrità, James Blake clamoroso e noiosissimo abbaglio), ma al già ampio range di lavori notevoli si sono aggiunte le seconde fatiche ufficiali di alcuni tra i nomi più chiacchierati dell’ultimo lustro: l’accoppiata Kode9 & the Spaceape, i massicci Battles attesi con curiosità dopo l’abbandono di Tyondai Braxton, il collettivo newyorchese Hercules and Love Affair, il duo brittanico Africa Hitech e il suo peculiarissimo sound afrostep, i celebrati producer milanesi Crookers.

Anche in Italia, inoltre, non sono mancate le uscite meritevoli: se Aucan e Casa Del Mirto hanno fatto un giustissimo botto internazionale, è soprattutto dall’underground DIY che sono giunte le cose migliori (mi riferisco, nello specifico, agli ottimi lavori di Kmaiuscola, L’Amo, Umberto Palazzo e Mole MoonWalktet e agli iperproduttivi Digi G’Alessio e UXO). Ma è giunto il momento di concludere questa breve introduzione con una dovuta citazione all’ennesima (questa volta quasi perfetta) ristampa del capolavoro di Serge Gainsbourg, “Histoire de Melody Nelson”, e lasciare spazio alla classifica.

Cover Album

10. MUNK
The Bird & The Beat

[Gomma]

l’italo tedesco Mathias “Munk” Modica (anche membro fondatore della label Gomma) al terzo album porta la propria musica oltre la spacconeria nu-disco e la dimensione dei club per abbandonarsi a un viaggio ora nostalgico ora beffardo in trent’anni di musica e cultura dance, mixati con un gusto definito, appassionato, attento e perfettamente attuale.
Irresistibile.

Ascolta Can I Have Your Attention (excerpt)


Cover Album

9. BOXCUTTER
The Dissolve

[Planet Mu]

Il percorso di Barry Lynn e del suo alias Boxcutter si è sviluppato coerente dal dubstep primordiale dell’esordio “Oneiric”, tramite il terzomondismo idm di “Gliphic” e le avvisaglie funk-step di “Arecibo Message”, fino al nuovo “The Dissolve” che spinge il talento sonico del produttore nordilandese ad affondare le mani tra psichedelia kraut, sensualità black, inaspettate bombe techno e il solito amore per i bassoni.
Ipnotico.

Cover Album

8. TYLER THE CREATOR
Goblin

[XL]

Tyler, leader e mente della giovane crew Odd Future Wolf Gang, si confessa al microfono come se fosse di fronte all’analista, sopra un tappeto autogestito di rumor bianco, paranoia funk e levigato hip-hop.

Già al secondo disco (il primo edito tramite i canali ufficiale del mercato discografico) l’appena ventenne losangelino sforna un imponente lavoro che si prospetta come spartiacque per il genere tutto.
Swag.

Ascolta Goblin


Cover Album

7. HELADO NEGRO
Canta Lechuza

[Asthmatic Kitty]

Sangue ecuadoregno, trascorsi hip-hop, una passione per le potenzialità dell’arte multimediale e New York come base operativa: questo il magico mondo di Helado Negro (Roberto Carlos Lange), che al secondo disco ibrida sapientemente i suoni delle proprie tradizioni e origini con lisergiche intuizione elettroniche e magnifico pop antigravitazionale.
Caleidoscopico

Ascolta Regresa

Cover Album

6. BENJI BOKO
Beats, Treats And All Things Unique

[Tru Thoughts]

Big-beat 2.0: se volevate una definizione svelta per il debutto discografico dell’acclamato dj inglese Benji Boko, eccola lì. Ma dietro le classificazioni c’è molto di più: non è semplice nostalgia, ma perfetta attualizzazione di un’elettronica contaminata e varia, coraggiosa e colorata, lontana dal minimalismo e dall’isolamento settoriale. Un’esplosione di ritmi e suoni.
Pirotec(h)nico.

Cover Album

5. TV ON THE RADIO
Nine Types Of Light

[Interscope]

Quattro dischi e non sbagliare mai: in poche parole la carriera fin qui dei newyorchesi Tv On The Radio, poi si può aggiungere che questi quattro album sono tutti bellissimi, diversi eppure riconoscibilissimi.

E “Nine Types of Light” non fa differenza: questa volta il materiale è pop, limpido e delicato, ma l’attitudine, il gusto e la sperimentazione sono quelle solite, capaci di unire Africa e shoegaze, soul e CBGB.
Immaginifico

Ascolta Second Song

Cover Album

4. LAMB
5

[Strata]

Dopo ben sei anni e uno scioglimento che si pensava definitivo (vedi le rispettose carriere soliste di Lou ed Andy) tornano i Lamb con un album essenziale sin dal titolo; non aspettatevi incursioni dubstep (anche se le massicce distorsioni di “She walks” sono un ottimo tentativo) né svolte rivoluzionarie, il duo mancuniano continua a fare ciò che gli riesce meglio: magnifiche canzoni elettroniche in cui la voce sempre più matura (e già era devastante prima) di Lou Rhodes duetta con le grandiose architetture trip-hop di Andy Barlow.
Commovente.

Cover Album

7. ANDY STOTT
We Stay Together + Passed Me By

[Modern Love]

Due ep (tredici brani per settanta minuti di musica) per uno dei producer techno-dub più talentuosi e schivi del decennio appena trascorso: lontano dalle algide geometrie del passato, ora il discorso di Andy Stott si divide equamente tra spirito nerissimo e metafisiche dilatazioni soniche, tra ricordi soul e personalissima visione post-step.
Profondissimo.

Ascolta Submission

Cover Album

2. TINARIWEN
Tassili

[Anti]

La band di rivoluzionari tuareg continua a preferire le chitarre ai kalashnikov, anche se questa volta stacca la corrente elettrica e, con un manipolo di importanti featuring (su tutti Tunde Adebimpe), realizza il proprio album più tradizionale e intenso: psichedelia intima e folk desertico si uniscono in una ricetta austera e povera, ma terribilmente sincera e potente.
Ancestrale.

Ascolta Tenere Taqqim Tossam


Cover Album

1. BLU
N O Y O R K

[autoprodotto]

Blu è un genio e insieme un provocatore. Questo disco avrebbe dovuto essere il suo esordio con una major (la Warner), ma, poiché l’etichetta si mostrava titubante, Blu ha tagliato corto: “N O Y O R K .” è uscito in free-download con un leak alquanto sospetto a pochi giorni dalla data ufficiale.

Insomma: Warner, vaffanculo. Ma oltre la ribellione commerciale e l’astuta promozione c’è un disco che spacca i culi. Accompagnato da numerosi featuring e da un manipolo di produttori (Madlib e Flying Lotus per dirne due) Blu ha sfornato un fottuto capolavoro nel quale è impossibile distinguere tra soul, hip-hop e dubstep/wonky perché è tutto troppo splendido.
Enorme.

Come consuetudine chiudo la mia top ten augurandovi il meglio per le feste e per l’anno che sta iniziando e segnalandovi un paio di fumetti che meritano assai: solitamente ve ne consiglio solo uno, ma quest’anno in Italia sono stata ristampate due opere assolutamente imperdibili.

La benemerita e giovane BAO Publishing ha pubblicato l’integrale di “Bone”, pluripremiata pietra miliare scritta e disegnata dall’americano Jeff Smith: un vortice di storie emozionanti, avventurose e drammatiche, solo apparentemente fantasy.
Invece la Planeta DeAgostini (nota soprattutto per la bassa qualità delle sue traduzioni) ha completato l’edizione in albetti (quindici per la precisione) di “Y: L’Ultimo Uomo”, serie Vertigo creata da Brian K. Vaughan e Pia Guerra: semplicemente il miglior romanzo di formazione della letteratura contemporanea.

 

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