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MARIA ANTONIETTA
S/T

11 gennaio 2012

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Avessi cinquant’anni mi appresterei a sputare su Maria Antonietta, al secolo Letizia Cesarini da Pesaro, e sul suo disco d’esordio. Unitamente sputerei su tutto il mondo che ha collaborato a gonfiare l’ennesima bolla dell’attesa mediatica: Rockit, i blog dei nerd con o senza occhiali, le ragazze con scarpe dalla foggia maschile e reflex (l’indie è ineluttabilmente femmina), tutti da distruggere carezzando i miei capelli sfibrati ma testardamente lasciati lunghi e/o il compact disc di “Mediamente Isterica” (non credo l’abbiano ristampato in Vinile). E lasciamo stare che quando uscì il secondo di Carmen Consoli di anni ne avrei avuti circa 35 e gli scazzi post-adolescenziali sarebbero dovuti essere un vago ricordo (femminili per giunta). Di anni però ne ho ventinove, portati con sportività, mi posso permettere il lusso di lasciar crescere i capelli e non soffro dell’annoso problema delle frustrazioni, né nei confronti dei più giovani e sbarazzini romantici (che osservo di nascosto ma non invidio) né tantomeno nei confronti dei più vecchi e influenti (ma meno di quel che credono) critici musicali.

A questa età, nonostante la sbrodolata soprastante, non posso esimermi dall’ammettere che la prima cosa ad arrivarmi è stata la voce, orribile, che Maria Antonietta ha deciso di adottare, perché va bene “l’attitudine punk” (ancora ci crede qualcuno?) però la cacofonia che ne viene fuori rovina il risultato finale di un disco che ha diverse cose da dire. Un disco fatto di scrittura rugginosa, fortemente e spudoratamente femminile, che ci racconta la giovinezza con una precisione che lascia di stucco, una onestà che prescinde domande o dubbi sull’effettivo autobiografismo. Un’opera che arriva al cuore di una generazione trovatasi ad affrontare la mercificazione della sessualità al suo ultimo stadio ma pure il rigurgito più violento e allucinato di una religiosità al limite del fanatismo iconico.

Nascono così canzoni come “Maria Maddalena” o “Santa Caterina” che non hanno paura di essere blasfeme perché  è il concetto stesso di blasfemia ad aver perso di significato; la confessione senza filtri di “La mia festa”, i racconti di “Con gli occhiali da sole” o “Estate ‘93″ denotano coraggio e voglia di emergere, cosa questa che non potrà mai essere considerata una colpa in un mondo che si chiama mercato. Arriva poi “Quanto eri bello” che col suo tiro è una hit dalle potenzialità pop infinite e per questo considerato quasi offensiva da un numero considerevole di ascoltatori che alla musica ha costruito un altare votivo nella propria cameretta, manco si trattasse di una divinità o peggio una cosa seria. Gente che unisce all’eleganza e alla purezza dei propri ascolti unici e rari asserzioni quali: merda, schifo, cacare o cagare a seconda della propria posizione rispetto al Rubicone.

La verità è tutta qua: se avessi ventuno anni e due cromosomi x questo disco lo canterei a squarciagola ma non è così e quindi mi rendo conto che l’eccessiva spinta sullo “scopare” alla fine scoccia e l’appeal dei pezzi è direttamente proporzionale a battiti e decibel. Ma allo stesso tempo do atto a Dario Brunori di aver fatto un ottimo lavoro di produzione e scelta dei suoni. Ma quella voce! Lo dicevano anche ad un’altra.

Maria Antonietta
[ Picicca - 2011 ]
Similar Artist: Courtney Love, Loredana Bertè, Ornella Vanoni, Carmen Consoli
Rating:
1. Questa è la mia festa
2. Con gli occhiali da sole
3. Estate ‘93
4. Quanto eri bello
5. Saliva
6. Maria Maddalena
7. Santa Caterina
8. Stasera ho da fare
9. Stanca
10. Motel
11. Tu sei la verità non io
12. Alla felicità e ai locali punk

Ascolta “Quanto Eri Bello”

 

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