INTERVISTA CON SELAH SUE

 
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12 gennaio 2012
 

Se andassimo a dividere il 2011 (da un punto di vista musicale) in note positive e negative,  Selah Sue farebbe parte delle “note positive”. Un’artista che avrei visto benissimo al posto di Joss Stone nel mega progetto di Mick Jagger &co. Superheavy. Ogni volta che passa in radio “Miracle Worker” la immagino cantata dalla Sue. La mia riflessione non è del tutto infondata: nonostante sia un’emergente, Sleah Sue ha già collaborato con artisti del panorama internazionale. Quali? leggere per scoprire!

(Grazie a Giulia Di Giovanni della Warner, che ha reso possibile l’intervista.)

Ciao Selah, presentati ai lettori di Indie For Bunnies!
Ciao a tutti, sono Selah Sue,  ho 22 anni, provengo da un piccolo paese del Belgio e il mio album è uscito da qualche mese. Diventare una musicista di professione non era una delle mie maggiori intenzioni, ma è successo. Un artista (Milow, N.d.R.) mi ha scoperta in Belgio e l’ho supportato in tour, in seguito ho firmato un contratto discografico con una label, ho inciso il mio debut e… voilà!

Il tuo debut album è un bel mix di sonorità ragga, soul e r’n’b’, la tua è una vocalità piuttosto matura e ne hai gran padronanza. Di contro i testi raccontano di una ragazza nel periodo della sua adolescenza con le sue fragilità, pronta a combattere per camminare a testa alta giorno dopo giorno. Questo contrasto mi ha particolarmente colpita…
Sì. Parlo proprio della mia adolescenza. E’ stato un periodo davvero estremo e sofferto, tra alti e bassi, depressione e così via. Il modo migliore per superare tutto, come scrivere un diario per superare il momento, è stato quello di scrivere le canzoni che adesso sono nel mio album. Grazie alla musica ne sono uscita fuori. È stata la prova che tutto quello che ho passato non è stato per niente. E poi mi viene più naturale scrivere di me stessa piuttosto che scrivere di qualcosa che non mi appartiene.

Come è nata la collaborazione con Meshell Ndegeocello per il brano “Mommy”? Cosa hai imparato da questa esperienza in studio?
Quello di lavorare con Meshell è sempre stato uno dei miei più grandi sogni, penso che sia una delle poche musiciste in circolazione capace di combinare tristezza e dolore con tanta, tanta bellezza. È stata una grande opportunità lavorare su canzoni come “Summertime”, “Break” e la stessa “Mommy”. Ho avuto la notizia nel giorno del mio compleanno e poi siamo andate in studio a Parigi per due giorni, perché lei doveva esibirsi lì nel pomeriggio. È andato tutto molto bene, sapevo dall’inizio che non avrei avuto bisogno di dire molto, di essere in buone mani e che tutto sarebbe andato alla perfezione, e così è stato.

Per non parlare del fatto che hai aperto un concerto di Prince ad Anversa… L’hai conosciuto di persona?
Sì! (ride) Ho saputo due ore prima che avrei dovuto aprire il concerto per lui, è accaduto tutto così in fretta! Nel backstage mi è venuto incontro e mi ha detto: ‘Piacere di conoscerti’. Abbiamo parlato per una buona mezz’ora, mi ha detto che gli era piaciuta la mia performance, mi ha dato vari consigli, e gli ho chiesto cose che volevo sapere, tipo Sei felice?, e lui mi ha detto di sì, il che è una buona notizia! (ride).

Lavorare con artisti di calibro internazionale come lo stesso Prince, la Ndegeocello, ed avere un brano cantato in coppia con Cee Lo Green non soltanto nella tracklist del tuo album d’esordio, ma anche in quella di “The Lady Killer” dello stesso Cee Lo… tutto ciò sembra una favola, dei sogni, tanti sogni tutti realizzati nel giro di pochi anni. La voglia di sognare ti è venuta meno?
Beh,  per me è non è proprio come vivere una favola, voglio dire, sono davvero felice tutto questo è cool, ovvio. Amo viaggiare, ho un obiettivo nella vita e adesso ho anche un lavoro. Il fatto di aver lavorato con dei big non incide sulla mia felicità interiore, certo è una figata, è una cosa che mi piace davvero. Per il secondo album ho il desiderio di lavorare con altri artisti, il mio sogno più grande sarebbe collaborare con James Blake o Flying Lotus. Sarò davvero felice se la cosa andrà in porto, ma per me i desideri e la felicità stanno nel trovare un equilibrio tra i miei impegni di artista e la mia famiglia.

In “Black Part Love” parli della ricerca della propria identità,  tema peraltro ricorrente in altre tue canzoni. Quando guardi un tuo videoclip o ad esempio la copertina del tuo disco, vedi Selah Sue o Sanne Putseys?  (è il vero nome di Selah, n.d.R.) Quanto della ragazza che sei nella vita di tutti i giorni è rappresentato in quelle immagini?
Beh… Quella che vedo è esattamente Sanne. Il che è un bene, perché mi piace mantenere un’immagine che mi rispecchi veramente. Certo, è una parte particolare di me, per esempio quando sono sul palco dò molta energia, i miei movimenti sono molto sicuri e decisi, certo è una grande parte di me, molto spontanea pronta a manifestarsi, ma  dopo stacco la spina.

Qual è il tuo stile? Come ti piace vestire?
Non so molto di fashion icons, hypes o fashion brands, sebbene in Belgio sia sponsorizzata da un brand di moda e posso indossare quei capi! Ma ho un gusto particolare nello scegliere cosa indossare, questo sì.

Quali sono i musicisti del panorama indie della tua nazione (band o solisti) che ti piacciono particolarmente e che consiglieresti a chi leggerà l’intervista?
Mi piacciono molto gli Addicted Kru Sounds (fanno dubstep), ma anche gli SX (indie pop), Absynthe Minded e i Triggerfinger.

Grazie per la tua disponibilità Selah! Lascia pure un messaggio per i lettori di Indie For Bunnies.
Un bacione da Selah Sue, spero di vedervi presto ad un mio concerto in Italia!

 

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