TOP 10 ALBUM 2011 di Simona Vallorani
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Non riuscendo a stilare una classifica canonica (nome artista+numero di arrivo) dopo squilibrii pirotecnici e testate contro il muro della memoria ho deciso di rinunciare.
Conscia del fatto che stabilire una numero 1 ,2 o 7 nel corso di un anno di ascolti forse è anche irragionevole, cio’ che segue è un elenco puramente affettivo di cio’ che continua ad insinuarsi dentro, ad appassionarmi e a commuovermi.

Ipnotico e inquieto.Nella musica di Andy Stott c’è l’Africa, la danza tribale offuscata dalla battuta lenta e riverberata ( 100-130 bpm di sospensione magmatica). C’è l’ombra nera del cuore sulla mente e il respiro della terra.
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Ascolta Submission
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Un album denso e calibrato, tra algidità postmoderna e pathos classico. Forse un po’ incompiuto e solipsistico, il falsetto pitchato fino alla dissolvenza e
la sottrazione di nebulose sonore non dischiudono orizzonti felici.
Resta comunque un frutto del nostro tempo, volatile profondo e a tratti commovente

“Metals” ha un potere, rivela la natura alveare del pop nella sua forma piu’ schiva e rassicurante.
Feist ci ha regalato un classico forse senza saperlo.Disarmante per bellezza e sensualità.
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Ascolta How Come You Never Go There
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Free jazz in stato di grazia, disperato deflagrante e necessario.
Un linguaggio catartico fatto di urla, nenie ed esorcismi provenienti da un passato ancestrale

Annie Clark ragiona sulle forme del pop con personalità e coraggio. “Strange Mercy” è pieno di soluzioni ambiziose, ricerca e sperimentazione sono affidate ad una chitarra sublime. Non solo virtuosismo e appeal orchestrale ma una vera e prorpia fascinazione intellettuale

Un album di dub allucinato, strali di synth in liquefazione e narcotico torpore tra kraut new age e hippies floreali. A menzionare la parola acido partono gli oscillatori e lamentosi monosillabi in loop ipnagogico.
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Ascolta 3 tracce
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Un album verticale, che sta tra cielo e terra.
Il gruppo di Montreal si affida alle ripetizioni minimal, a gocce di piano che allagano gli occhi. Brillanti oltre l’impalpabilità (a volte fine a se stessa)della materia onirica.

Art-pop completamente fuori dagli schemi. Questi francesi divertono e si divertono ad abbattere i generi.
Destrutturazioni elettroniche e attitudine borderline, in ogni canzone ce ne sono almeno 10.
Geniali.

Abstract hip-hop deviato e oscuro.Spesso siamo di fronte a personalità ipertrofiche che vomitano in musica, qui il discorso è di sotanza. “Black up” attualizza l’imprinting epocale dei ClouDDEAD sgretolando l’attenzione in continue stratificazioni oppiacee.

Non so quali siano gli arcani per cui un disco possa rendere felici ma “Arabian Horse” lo fa, in modo potente e raffinato. Forse perchè c’e molto degli anni 90′, forse perchè la loro formula non puo’ prescindere da sensualità e maestria pop.
Ma soprattutto per quella capacità immensa di delineare le coordinate della dance music sopraelevandosi dalle centrifughe da dancefloor per ergersi a messaggeri divini.
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Ascolta Over
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L’amarezza che si fa autocoscienza o viceversa. Nelle parole di unòrsominore c’è l’essere umano sconfitto, derubato annichilito.
C’è la politica come habitus di solitudini irreversibili, l’accettazione di una cultura della sopravvivenza che si offre all’impoverimento.
Un pensiero lucido e illuminato sulla sostanza umana assente.
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17 gennaio 2012 @ 15:32
lista davvero bella, peccato solo per Blake. devo recuperare i Peaking Lights.
17 gennaio 2012 @ 20:05
Ma Blake è roba da signorine..
23 gennaio 2012 @ 19:44
ahhhh, Feist…