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The Lion’s Roar
Genere: folk, folk-pop, songwriting
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Qualche anno fa, nel periodo in cui mi affidavo a Youtube per scoprire chi fossero e cosa facessero i Fleet Foxes, mi imbattei per la prima volta in loro. Andava sempre a finire che, digitando “tiger mountain peasant song”, tra i primi risultati uscissero loro, le due sorelle Soderberg e il loro video “Fleet Foxes – Tiger Mountain Peasant Song (cover)”. Il video riprendeva Johanna e Klara sedute nel mezzo di una foresta, che accompagnate da una chitarra acustica, eseguivano una cover a dir poco suggestiva del pezzo delle ‘volpi’. Mai avrei pensato che oggi mi sarei trovato a recensire un album tutto loro, e invece.
E invece, non solo sono qui a parlare di The Lion’s Roar, ma guardando indietro mi ritrovo anche un precedente album, “The Big Black and the Blue”, e un primissimo Ep “Drunken Trees”, segno che in questi quattro/cinque anni ne hanno fatta di strada le due sorelle svedesi.
The Lion’s Roar, prodotto niente di meno che da Mike Mogis membro dei Bright Eyes, nonché produttore degli stessi e di altri gruppi come She and Him e Julian Casablancas, è un insieme di suoni vellutati, in cui le voci di Johanna e Klara nell’amalgamarsi, scivolano, in vortici melanconici e bucolici.
Pezzi come “In The Heart Of The Men”, una dolce ballata intrinseca di tristezza sostenuta da un leggero mellotron, “Emmylou” canzone tributo alla cantautrice statunitense Emmylou Harris, e in cui compaiono anche signori della musica made U.S.A. come Gram Parson, June Carter e Johnny Cash (“I’ll be your Emmylou and I’ll be your June / And you’ll be my Gram and your Johnny too”), o ancora la melanconica “The Lions Roar”, che da il titolo all’album, e il folk cavalcante di “King of the World”, in cui le due duettano con Conor Oberst, tengono sospesi tra la magia del passato e la speranza del futuro.
Futuro in cui le donzellette svedesi, continuando di questo passo, potrebbero continuare a dire la loro insieme alle altre reginette del nu-folk come l’inglesina Laura Marling o le americanine Joanna Newsom e Alela Diane.
Che altro dire di queste due fanciulle nordiche? Sono riuscite a far commuovere la sacerdotessa maudit del rock, Patti Smith, durante la loro cover di “Dancing Barefoot”, mica cosa che si possono permettere due sorelle, svedesi, qualsiasi…
2. Emmylou
3. In The Hearts Of Men
4. Blue
5. This Old Routine
6. To A Poet
7. I Found A Way
8. Dance To Another Tune
9. New Year’s Eve
10. King Of The World
Ascolta “Emmylou”
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23 gennaio 2012 @ 15:40
disco carino, nulla da dire, però forse ho ascoltato troppa roba simile negli ultimi anni per capire cosa lo distingue da mille produzioni del genere
23 gennaio 2012 @ 19:10
purtroppo è da 10/15 anni che si ascolta troppa roba simile.. direi comunque che sia apprezzabile la loro genuità, poi hanno una bella storiella alle loro spalle dai
23 gennaio 2012 @ 19:38
Ma infatti il disco e caruccio.
23 gennaio 2012 @ 19:39
“è” caruccio