TOP 10 ALBUM 2011 di Antonella Iacobellis
Genere: lists
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È tempo di relax, è tempo di topten. Le classifiche: un mio limite. Incasellare la musica da qualche parte non è facile. Ci provo.
Menzione per Ex-Otago “Mezze stagioni” e Paolo Benvegnù “Hermann”.

È un disco dei R.E.M.: marchio di fabbrica riconoscibilissimo. Non rivoluzionario, non aggiunge alcun quid pluris a questo gruppo. Con tutta evidenza si tratta di una mia debolezza.$
Cedo ad un bieco sentimentalismo e ammetto a testa bassa che questa decima posizione è il mio tributo (fortunatamente non cantato) a questo gruppo.

È un disco di grande spessore qualitativo e compositivo in cui voce e chitarra si accompagnano perfettamente.

Immancabile blues. Fluido, orecchiabile, canticchiabile e ovvio, furbesco.
“El Camino” non si nasconde, è subito chiaro fin dal singolo “Lonely Boy”: ritornello loop e video strepitoso.

È un lavoro coraggioso e corposo che mi ha accompagnato per tutto il 2011. Difficile commentare tutti i brani: alcuni bellissimi altri meno.
Non riesco ancora a comprendere le ragioni del doppio album: una sintesi di questo lavoro, forse, avrebbe dato vita al capolavoro dei Verdena. Detto ciò, Wow mi piace davvero tanto. Ah dimenticavo, sempre più bravi dal vivo!
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Ascolta Razzi Arpia Inferno e Fiamme
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“The Whole Love” prosegue sul sentiero intrapreso con “Sky Blue Sky”: né uggioso né insignificante.
Gli arrangiamenti colorano di notevoli sfumature anche i pezzi più immediati e lineari. Trasporto e dolce passione.

C’è sempre la classe degli Elbow.
Sincero e forse a volte un po’ troppo misurato.

Altamente malinconico in un folk essenziale e profondo.
È Ryan Adams.

Con “The Deep Field” riemergono dopo una lunga apnea emozioni trascurate.
Traccia bellissima: “Forever And A Year”, affascinante perdizione.
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Ascolta Nervous
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Feist ha trovato la sua giusta dimensione con quest’ultimo lavoro. C’è qualcosa che va oltre la musica, con rapida frequenza si susseguono fotogrammi: “Metals” è sentire ed immaginare.
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Ascolta How Come You Never Go There
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È un disco che mi ha reso felice. Il 2011 è stato un anno di buoni dischi ma scarno di eccellenze, salvo eccezioni: “Let England shake”, per esempio. Capita di crescere con la musica e poter scoprire a distanza di anni che quell’artista di sempre riesce a sorprenderti ancora, è pura e semplice felicità. Basta lasciare spazio alle sue canzoni: risolutive e confortanti.
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Ascolta The Words That Maketh Murder
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25 gennaio 2012 @ 19:33
Bella classifica! Onesta e serena! Trovo la fotografia fatta di WOW dei Verdena estremamente lucida e veritiera!