PILLS ‘N’ THRILLS & BELLYACHES: Gennaio 2012
Genere: ambient, folk, indie rock, pop-rock
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Un viaggio lisergico tra partiture folk e piccole derive pastorali. I Savaging Spires si muovono piuttosto agilmente tra schizofrenia psych in stile Animal Collective e passaggi acustici, sempre sotto acido.
Un disco non facilissimo per sua natura, ma capace di spunti interessanti e consigliato soprattutto agli amanti del genere.
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Ascolta When The Devil Says He’s Dead
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“Hatchback” cavalca l’onda ambient e lo fa con la giusta grazia, pur senza incidere particolarmente. Sei morbidissimi ed eterei episodi di musica elettronica d’ambiente che predispongono l’animo al relax assoluto.
Sufficienza stiracchiata per un disco che finisce un po’ troppo per autocompiacersi in soluzioni da “pilota automatico”.
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Ascolta The Violet Sequence (winter beard dub) |

Più che un concept, un vero e proprio romanzo in musica, che racconta la tormentata storia d’amore tra una commessa e un meccanico. Un intento “alto” e perfettamente riuscito; ballate folk, piccoli intermezzi acustici e una profondità stilistica notevole che alterna voce maschile e femminile con naturalezza,capace di regalare un album di grande spessore e coerenza.
Profondamente radicati nella cultura folk americana, i brani sfilano via tra malinconie ed episodi, pochi a dire il vero, più furiosi e propriamente rock. Gran disco che non sbaglia una nota. Complimenti ai Richmond Fontaine.
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Ascolta The Mechanic’s Life
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Non fatevi ingannare dai nomi altisonanti dei “similar artists”, sono semplicemente coloro a cui i parigini Underground Railroad vorrebbero somigliare. “White Night Stand” ha come proprio limite la frammentarietà dei riferimenti, che partono dal grunge, per passare per la new wave, finendo dalle parti dei Radiohead.
Per non farsi mancare nulla, ci mettono dentro anche qualche spruzzata di Sonic Youth. Semplicemente troppo e semplicemente troppi i quasi cinquantadue minuti di durata per un disco solo poco più che mediocre

Sufficienza piena per l’ultima fatica dei danesi Figurines, in giro da quasi una decade, senza però riscuotere quel grande successo che molte band simili hanno ottenuto negli scorsi anni.
Non sarà certo questo lavoro omonimo a far decollare la loro carriera, ma accontenterà quanti non si sono stancati dei clichè che l’indie-rock dell’ultimo decennio ha tirato fuori. Tra invenzioni in stile Arcade Fire e qualche episodio più affilato, le undici tracce ci riconsegnano una band in ottima forma, anche se fuori tempo massimo per le dure leggi dell’hype.
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Ascolta New Colors
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Troppo lungo il titolo del nuovo disco dei True Widow per scriverlo integralmente senza stravolgere la formattazione dell’articolo. A parte questo vezzo inutile, l’album fila via molto bene, inchiodato a stilemi di un cupo slow core, mellifluo e acido al punto giusto.
Si scivola tra l’attitudine pop trasversale dei Galaxie 500 e l’ombrosa lentezza delle soluzioni à la Low e affini. Persi da qualche parte, tra lenta malinconia e notte senza fine. Bello.

Il tocco soffuso di lente ballate alcoliche incorniciate in paesaggi notturni e bucolici. La musica di Christine Owman è dichiaratamente ispirata a Tom Waits e al Nick Cave meno rock, riuscendo ad avere anche una discreta personalità.
Un disco tortuoso e allo stesso tempo fruibile, elegante ma non sovrastrutturato. Una piacevole scoperta.
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Ascolta The Agreement
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