LANA DEL REY
Born To Die

 
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30 gennaio 2012
 
Lana Del Rey

Lizzy Grant nasce nello stato di New York nel 1986.
Il papà di Lizzy Grant è un imprenditore del web con un reddito sufficiente da spedirla in una scuola privata quando la ragazza inizia a indulgere in qualche vizio.
Lizzy Grant suona alle feste di liceo, ai concerti di beneficenza, si trasferisce in una roulotte in New Jersey decorata con inappropriate luci natalizie. La roulotte significa Guarda come sono fuori stagione. Guarda come sono inadeguata.
Nel 2008 Lizzy incide un Ep trascurabile, dissemina la rete di tracce: sequenze seriali di una ragazza con i capelli biondi, le guance lucide, le labbra strette in una linea piatta.
Poi un giorno Lizzy Grant sparisce.

Al suo posto arriva Lana Del Rey (e il nome ci dice già tutto quello che dobbiamo sapere: la diva di Hollywood Lana Turner nota per le sue burrascose relazioni sentimentali- quelle che ti procurano un occhio nero- e la Ford Del Rey, una macchina di produzione sudamericana diventata obsoleta prima del tempo). Fino a qui la storia sembra una versione edulcorata e corretta di “L.A. Confidential” di James Ellroy, dove la ragazza andava via nel nulla, la ragazza tornava in forma di prostituta, la ragazza non tornava affatto.
Durante l’estate del 2011 la ragazza che ‘mi disegnano così’ mette in circolazione un singolo e un video fulminanti: forse l’unico momento di onestà in tutta la vicenda Lana Del Rey – e sul valore dell’onestà ci sarebbe comunque da discutere- è rappresentato proprio da “Video Games”. Perché a quel punto della storia possiamo ancora crederle, possiamo ancora rispettare la sua allure melodrammatica e il suo retrogusto ridicolo e autoindulgente, il suo misticismo da piscina deserta alle due di pomeriggio.

Il caso vuole però che la ragazza e i suoi produttori alla Sony decidono che il punto di riferimento non è Judy Garland ma Anna Oxa a Sanremo e ci consegnano il singolo Born to Die la cui estetica non perfettibile nella sua ovvietà (la corona di fiori in testa, l’occhio da cane bastonato, le fiamme, live fast die young) ci arriva imposta, consumata, già stanca. E così che iniziamo a crederle un po’ di meno, e smettiamo di farlo del tutto quando esce il disco.
Perché difficilmente Lana Del Rey poteva fare qualcosa di peggio.
E’ tutto sbagliato: sono sbagliati i beats disinfettati (“I Grew Up On Hip Hop” dice) è sbagliato l’intreccio con la semantica di Katy Perry, è sbagliato credere che ci si possa spacciare per la regina di Coney Island (“Off The Races”) se poi di Coney Island non si ha l’intima tragedia.
Ed è paradossale, e forse non è mai successo nella storia della sua Hollywood sadcore (neanche David Lynch al suo peggio avrebbe potuto escogitare una beffa del genere), che proprio quando la stella viene scritturata per il film più importante dell’anno e si piazza al centro dei riflettori la stampa e il pubblico- non tutto, solo quello che lei voleva impressionare- le si ribelli, che lei venga esposta al suo martirio di rose appassite nel camerino, dove nessuno si preoccupa più neanche di mandarle lettere minatorie, dove le ragazze in fila nelle audizioni in periferia si preparano a farle posto, perché non c’è più niente di minaccioso in lei, una Lizzy Grant qualunque.

Lana Del Rey si è suicidata la sera del 14 gennaio quando ha cantato “Blue Jeans” davanti a milioni di americani sul palco del Saturday Night Live. Inadeguata nel suo vestito di pizzo ingiallito, visibilmente nervosa, ha dato luogo a una performance indifendibile, di quelle che ti costringono distogliere lo sguardo dallo schermo perché ti vergogni per lei.
La cosa davvero insopportabile nel romanzo della sua ascesa e del suo declino non è il fatto che un certo pubblico abbia smesso di crederle- con questo disco se l’è cercata- ma che abbia deciso di condannarla a priori per il suo ostentato flirtare con il pop dei grandi numeri, per la sua prevedibile consacrazione alla retromania industriale.
Per il pubblico indipendente assolvere artiste come Adele è facile: è lei che in qualche modo sta venendo da noi, è lei che in qualche modo presta omaggio a certe sonorità a cui prestiamo attenzione, e poi ha quella voce, e poi ha il cuore straziato. Come se non avere le labbra rifatte fosse indice di un tasso di manipolazione inferiore.
Ma assolvere Lana Del Rey è del tutto impossibile, perché in qualche modo è lei che sta andando verso di loro, è lei che sta saggiando le capacità di resistenza dell’indie come se fosse un elastico impossibile da spezzare. E invece l’elastico di spezza, e in “Mullholland Drive” Betty Elms non avrebbe mai dovuto trasferirsi a Los Angeles.

La verità è che Lana Del Rey ci dice molte più cose sulla fragilità del nostro statuto digitale, sulle nostre insicurezze e sulla nostra ambizione più di quante ce ne dirà mai sulla musica.
Se un giorno potessimo reinventare tutto quello che siamo in cambio di un corpo nuovo, forse neanche la fede nell’autenticità basterebbe a fermarci.
In se l’autenticità non è altro che un ricatto morale, non presuppone onore né sofferenza.
Non è vero che Lizzy Grant era più brava di Lana del Rey e non è vero che perseverando ce l’avrebbe fatta. E’ una costrizione terribile pensare che non possiamo cambiare, mai; credere che l’etica sia solo di chi non si corrompe è un’idea che appartiene a un mondo già vecchio.
Lizzy Grant un giorno ha deciso di sparire. Al suo posto, non avremmo fatto tutti lo stesso?

Born To Die
[ Interscope – 2012 ]
Similar Artist: non è Nancy Sinatra
Rating:
1. Born To Die

2. Off To The Races

3. Blue Jeans

4. Video Games

5. Diet Mountain Dew

6. National Anthem

7. Dark Paradise

8. Radio

9. Carmen

10. Million Dollar Man

11. Summertime Sadness

12. This Is What Makes Us Girls

Tracklist
 
  • http://www.indieforbunnies.com Gianluca Ciucci

    In attesa di una Norimberga dei chirurghi plastici mi prendo il lusso di ignorare questa signorina

  • Helmut

    Ha come unico merito, mi pare, l’essere somigliante alla donna di Luther nella prima stagione di tale serie..

  • http://trent-yrasor.tumblr.com Trent

    Fai male…

  • http://www.indieforbunnies.com ghemison

    c’è una tipa del mio paese che è davvero uguale all’Alice di Luther.
    comunque è tutto il pomeriggio che leggo di questa Lana e, se avevo una qualche curiosità, il tuo articolo ha archiviato ogni possibilità di ascolto.
    grazie Claudia, sempre efficace. ;)

  • Dan

    mi intriga

  • Dan

    il fenomeno non mi interessa. le sue canzoni le trovo gradevoli. una che ha fatto un disco di canzoni. possono piacere o meno.
    se poi…il pubblico indie si innamora d’una merda creativa come Anna Calvi, ben venga Lana del Rey

  • http://whiterusssian.wordpress.com/ stu

    I primi singoli sono belli? si.
    Lei sembra gnocca? si.
    é raccomandata. Probabilmente.
    Vi intasano la bacheca di fb coi i suoi video? Anche troppo.
    Dal vivo ha fatto cagare? Si.
    Dal vivo non è tutta questa bellezza? esatto.
    All’inizio faceva figo parlare di lei. Si
    Adesso fa figo parlare male di lei? Si.
    Ok, abbiamo speso anche troppe lettere…

  • http://trent-yrasor.tumblr.com Trent

    Quanto mi sono stancato del mondo delle webzine musicali… ho smesso di leggere ondarock molto tempo fa più o meno per lo stesso motivo per cui mi sta passando la voglia di venire qui: MAI una CAZZO di volta in cui qualcuno parli davvero di musica, mai che venga citato un cazzo di testo, una frase… tutti che si credono esperti di marketing musicale e che analizzano mosse o contro mosse di questo o quest’altro artista o che si lanciano in disquisizioni pseudo-sociologiche de sto cazzo…

    eh lo so, lo so Alessio, me l’avevi chiesto di scrivervela io qualche recensione…

  • miccoli

    trent ha detto tutto.

  • Angelo Murtas

    Non condivido il voto, secondo me una mezza stella in più ci poteva stare. Per il resto sono d’accordo con la recensione (ottima). E Trent, vuoi che si parli di musica ma a me non sembra di leggere della situazione economia nel Maghreb, poi se pretendi di leggere tutto quello che ti passa per la testa allora sì, la recensione te la devi scrivere da solo.

  • Michele

    finalmente una recensione non entusiastica!

  • ManuManu

    A me piace moltissimo!! E, modestamente, credo che questo sia sufficiente per decretarla una star.
    Tutto il resto sono chiacchiere.

  • emiscript

    eh sì leggo finalmente questo articolo dopo un bel po’ di tempo in cui ho spudoratamente ignorato tutta la faccenda LizzyGrant/LanaDelRey. Sono andata a cercare subito l’esibizione al SNL ed è una pena pazzesca.

    In più sottoscrivo questa frase e me la ricopio a caratteri cubitali nella mente:
    “Se un giorno potessimo reinventare tutto quello che siamo in cambio di un corpo nuovo, forse neanche la fede nell’autenticità basterebbe a fermarci”

  • Marco

    Sarà che ho sempre adorato quel tipo di misticismo da piscina deserta alle due di pomeriggio e per questo continuo ad ascoltarla da mesi, senza essermi ancora stancato.

  • Massimo

    condivido la recensione e dire che video games mi aveva illuso..
    però dire che adele è assolvibile?!? non credo di aver mai sentito cosa più becera e scontata.

  • Annamaria

    Sinceramente, non la trovo così male.
    Ho ascoltato tre sue canzoni- le più famose- pochi minuti fa, su insistenza di una mia amica e sinceramente non mi sono dispiaciute.
    Sento di peggio in giro.

 

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