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THE VASELINES – Live @ Bronson (Ravenna, 28/01/2012)

1 febbraio 2012

Genere: , ,

vaselines live

Che curiosità vedere i Vaselines oggi. Dopo gli elogi di Kurt Cobain e vent’anni di silenzio.
In tour con quattro date in Italia per presentare il nuovo (secondo) disco “Sex with an X”, Eugene Kelly e Frances McKee toccano anche il palco del Bronson di Ravenna, che li accoglie con un gremitissimo pubblico impaziente e tutte le prime file pienissime. Ad accompagnarli, Steve Jackson (chitarra) e Bobby Kildea (basso) dei Belle&Sebastian, e Michael Gaughrin dei 1990’s.

Se vent’anni fa il twee-pop low-fi doveva farsi largo in una scena dominata da ben altri suoni, col passare del tempo le mode cambiano e hanno fatto si che i Vaselines diventassero una piccola band di culto. E non solo musicalmente parlando (nella commistione di suoni dei nostri anni, ascoltare un loro brano, anche di molti anni fa, risulta paradossalmente attualissimo) ma anche per il loro carattere imperituro, che li porta oggi ad avere la stessa voglia di allora di suonare e di fare un nuovo disco. A vederli sul palco, infatti, pare di avere di fronte una band di ragazzini che muore dalla voglia di fare il primo tour, cosa assolutamente rara (e bellissima) da riscontrare oggigiorno.

Frances e Eugene sono a proprio agio, si rimbalzano un paio di battute guardando verso la folla, quasi che non ci sia un reale distacco tra il dualismo (voce di lui, voce di lei) che tanto contraddistingue i loro pezzi, e la realtà a tu per tu.
Tutto ciò, però, non basta a dargli quel chè in più per renderlo un concerto da ricordare… La band suona bene (impeccabili i due Belle&Sebastian), ma Frances e Eugene appaiono comunque invecchiati e forse un pelo più distratti. La tracklist è, giustamente, incentrata sul nuovo album, ma quando attaccano coi grandi classici (“Molly’s Lips”, “Son of a Gun” “Jesus Doesn’t Want Me for a Sunbeam”) il pubblico ne è decisamente più riconoscente. Giusto quei pezzi che siamo tutti felici di aver sentito dal vivo almeno una volta nella vita.

Trascorre un’ora circa e il concerto si chiude con un’accattivante “You Think You’re a Man” che risolleva un po’ gli animi e manda la band scozzese dietro le quinte e noi a rimuginare se sarebbe stata la stessa cosa vederli a fine anni Ottanta…

 

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