PILLS ‘N’ THRILLS & BELLYACHES: Febbraio 2012, PT.1
Genere: pop-rock, post-rock, punk rock
| Tweet |
|

C’è qualcosa di dolce dentro le canzoni dei canadesi Shimmering Stars. Sarà che l’ho ascoltato mentre leggevo Blanckets, la graphic novel capolavoro di Craig Thompson, ma le sensazioni suscitate sono forti. Pop rock in stile anni ’60 e attitudine a bassa fedeltà, melodie lievi e armonie corali.
Chitarre scintillanti che riempiono le particelle d’aria, freschezza pop solo sfiorata da una lontana malinconia. Un album luminoso ed elegante.
|
Ascolta Violent Hearts’ Sampler
|

Band australiana che esordisce su Epitaph records con un una mezz’ora di furia rock’n’roll che profuma tanto di Hives e affini.
Non solo distorsioni, ma un approccio alla forma canzone in qualche modo orecchiabile, seppur a fedeltà molto basse e sommersa da distorsioni. Un disco non del tutto primitivo, con un proprio stile e una coerenza di fondo, anche nella durata, ottimale per questo tipo di produzioni.
|
Ascolta Movers N Shakers
|

Michel Grubbs interpreta un barista nella serie tv “One Three Hill”, praticamente il ruolo che svolgeva nella vita di tutti i giorni. In qualche modo è riuscito a dare alle stampe questo innocuo dischetto, aiutato da qualche passaggio televisivo delle sue canzoni.
Niente di stravolgente, anzi, la scrittura fa spesso cilecca e la banalità è dietro l’angolo seppur ben nascosta da una piacevolezza di fondo. Una mezza bocciatura per un disco che, se non avesse potuto sfruttare la visibilità televisiva, probabilmente non avrebbe mai visto la luce.
|
Ascolta Almost Everything I Wish I’d Said The Last Time I Saw You
|

Cosa c’è di nuovo da dire in ambito post-rock? Niente. I Kisses From Mars, band di Ravenna, quel “niente” lo ribadiscono ancora una volta ma lo fanno bene. Post-rock che quando alza i toni sembra più convincente di quando l’adrenalina cala e le atmosfere più liquide prendono il sopravvento.
Disco ben suonato che segue la scia dei più noti Explosion In The Sky. Niente male, anche se già sentito migliaia di volte.

Progetto di due batteristi, Dave Hyde dei Futurheads e Neil “Beast” Bassett dei Golden Virgins, “Slow Down” si offre all’ascoltatore come un bel disco in vecchio stile. Un po’ (molto) Beatles, con qualche spruzzata, sempre d’effetto vintage, a stelle e strisce. Non un semplice esercizio di stile, piuttosto un compendio di buona scrittura, gusto melodico e antiquariato pop-rock.
Capace di distinguersi nella miriade di piccole uscite mensili del sovraffollato panorama musicale attuale.

Devo superare le mie reticenze in ambiente shoegaze a bassa fedeltà per parlare di questo disco. Troppi, davvero troppi gli album che abusano di questa formula. Almeno le (sì, sono due fanciulle) No Joy lo fanno bene, con quel pizzico di genuinità di fondo che evita di confinare il disco nel novero dei copia e incolla in bella calligrafia.
Magari farà anche la gioia di qualche irriducibile del “guardarsi le scarpe” nelle nuove generazioni pop-rock.
Articoli Correlati:






