FARMER SEA
A Safe Place

 
 
15 febbraio 2012
 
Farmer Sea

Da sempre, considero i gruppi italici che si dilettano nel cantare in inglese, una mezza presa per i fondelli. È una questione di contesti. Sono convinto del fatto che i gruppi che propongono una musica presa in prestito dal paese a stelle e strisce o dalla più vicina albione, cercano solamente di sopperire al fatto di aver avuto la sfortuna di nascera a Biella piuttosto che a Seattle. C’ho sempre trovato poca autenticità e originalità, come a dire “lasciate il britpop a chi è veramente, nel sangue, brit”, “il grunge agli sfattoni di Seattle, o giù di lì”.
I Farmer Sea rientrano in questa categoria di gruppi che ho accolto sempre con la puzza sotto al naso, e con estrema diffidenza, seppur ciò che fanno, va dato loro il merito, lo sanno fare più che egregiamente bene.

A dimostrazione del mio snobismo per i gruppi nostrani, c’è il fatto che del gruppo torinese, nato nel 2004, mi sono perso sia il precedente album “Low Fidelity in Relationship” uscito nel 2009, che i due ep “Where People Get Lost And Stars Collide” del 2005 e “Helsinki Under The Great Snow” datato 2007.

Avrete sicuramente capito l’andazzo, giuro però che c’ho provato a farmelo piacere questo“A Safe Place”, ma niente, o quasi. Devo dire che la partenza m’aveva anche entusiasmato, la malinconica “The Fear” e il jinglepop di “To the Sun” erano pezzi di tutto rispetto, ma che lasciavano tuttavia intendere quale strada avrebbe percorso il disco dei torinesi: un alternarsi di pezzi grigioscuri (“Lights” “Summer Always Comes Too Late For Us”) e altri vagamente più solari (“Small Revolutions” e “Nothing Ever Happened”), ma sempre avvolti da uno strato di nubi, che alla lunga, al sottoscritto, facevano risultare l’insieme dei 10 pezzi un po’ pesantuccio.

Non me ne vogliate se mi son permesso di bistrattare questi quattro torinesi, ma tra me e la loro si è alzato come un muro, che non ha permesso alla loro musica di arrivare dritta al mio cuore, come invece successo a gran parte della critica nostrana… vi consiglio comunque fortemente di ascoltarli, perchè forse, alla fine, si tratta solo di un problema di incomunicabilità emozionale tra loro e il sottoscritto, che probabilmente si risolverà nel giro di qualche ascolto.

A Safe Place
[ Dead End Street Records – 2012 ]
Similar Artist: Notwist
Rating:
1. The Fear
2. To the Sun
3. Lights
4. Small Revolutions
5. The Green Bed
6. Nothing Ever Happened
7. Number 7
8. Summer Always Comes Too Late For Us
9. Disappearing Season
10. For Too Long




Ascolta “The Fear”

Tracklist
 
  • adut

    e allora che la fai a fare sta recensione??
    bah…
    detto questo, a me dei farmer non frega
    ciao

  • http://www.indieforbunnies.com Marco “Fratta” Frattaruolo

    mi incuriosivano, li ho presi a scatola chiusa..e questo è quanto. Da quando piuttosto le recensioni debbono essere solo ed esclusivamente positive?

  • adut

    Assolutamente, che si bocci pure.
    Se tu non avessi scritto le ultime righe non sarei neanche intervenuto.
    Non non so neanche come siano i loro lavori precedenti.
    Il gruppo in questione non mi interessa. Potrebbe essere qualsiasi altro gruppo.
    Prendo solo spunto per una riflessione, a riguardo della metodologia applicata per le recensioni.
    Nel finale dici che forse con il tempo, potrebbe pure piacerti. Allora sarebbe stato più opportuno aspettare prima di mettere on line la recensione o non metterla proprio. Girarla a qualcun altro che magari non abbia pure pregiudizi su chi non usa la lingua italiana.

    In fin dei conti ognuno ha il proprio stile di volersi porre come recensore.
    Questo è il tuo. Punto.
    Ciao.

 

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