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PRINZHORN DANCE SCHOOL
Clay Class

17 febbraio 2012

Genere:

Prinzhorn Dance School

Non traggano in inganno nome del progetto e provenienza DFA: con la musica dei Prinzhorn Dance School non si balla neanche un po’. È roba obliqua e tagliente, roba pericolosa, talmente intensa che mentre l’ascolti ti assorbe totalmente o al contrario ti causa disturbi da deficit d ‘attenzione ma quando ti riprendi è sempre lì, con le sue ripetizioni ossessive, con i suoi accordi minimali, con quel suo essere notevolmente malata e figlia dei tempi nostri come dei tempi in cui i Fall avevano tanto da dire (e quindi ora come a fine settanta, ma tant’è) e Johnny Rotten si tramutava definitivamente in John Lydon con “Metal Box” (o “Second Edition” per chi non ha avuto la fortuna di acquistare l’edizione con i dischi racchiusi in contenitori di metallo).

Nulla di nuovo dunque, nulla che non sia già stato detto o suonato in passato – ma trovami tu qualcuno che suona le stesse cose e le suona così vere e veritiere oggi che siamo nel 2012. I Liars, forse. O magari i Fuck Buttons se solo si decidessero finalmente a nutrirsi con una steady diet of Fugazi e a bandire del tutto l’elettronica per cimentarsi in una specie di blues urbano fatto solo di chitarra-basso-batteria ed occasionale voce femminile di un featuring o chissà chi (decidano loro, basta che ci provino. Io sarò contento a prescindere). Comunque, nessun orpello nella musica dei Prinzhorn Dance School, niente che vada a rivestire lo scheletro che costituisce impalcatura ed al tempo stesso essenza delle loro “canzoni” (il virgolettato è d’obbligo, perché le loro composizioni non hanno propriamente la canonica struttura della canzone pop. Anzi, mi correggo: il loro è pop autistico e artistico, tra Rain Man e Man Ray giusto per citare a sproposito il poeta urbano Dargen D’Amico).

Tanto per dire, talvolta i Prinzhorn Dance School arrivano perfino a lambire i tanto vituperati territori del pop-che-ti-ritrovi-a-canticchiare-quando-meno-te-l’aspetti (“I Want You”, “Shake The Jar”) se non fosse che questi tanto vituperati territori del pop-che-ti-ritrovi-a-canticchiare-quando-meno-te-l’aspetti vengono poi irrimediabilmente deturpati dalle bordate di “Sing Orderly” e dalla venefica filastrocca “Usurper”. Grande disco questo “Clay Class”, un’opera nella quale il vuoto diventa pieno e colma lo spazio che ci circonda, le ritmiche sono ridotte ai minimi termini e mentre l’ascolti ti ritrovi a pensare che i quattro anni dal debut album non sono passati invano e che la proposta del duo è notevolmente migliorata, facendosi meno dispersiva e più focalizzata al raggiungimento dell’obiettivo. Non è dato sapersi quale sia questo obiettivo, ma viste le facce da psicotici dei due sarei portato a pensare che il loro obiettivo nemmeno tanto nascosto sia incasinare in qualche modo il mondo. Ben vengano band così.

Clay Class
[ DFA - 2012 ]
Similar Artist: Fall, Fugazi, abuso di tranquillanti, Liars, P.I.L., i Fuck Buttons in comunità di recupero
Rating:
1. Happy In Bits
2. Usurper
3. Seed, Crop, Harvest
4. I Want You
5. Your Fire Has Gone Out
6. Crisis Team
7. The Flora And Fauna Of Britain In Bloom
8. Turn Up The Light
9. Sing Orderly
10. Right Night Kay West
11. Shake The Jar

 

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