TIM HECKER
Dropped Pianos

 
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di Marco "Orso" Ferretti
7 marzo 2012
 
Tim Hecker

L’opera di Tim Hecker è in fieri. Se “Ravedeath, 1972″, pubblicato nel marzo di un anno fa, è considerato il vero e proprio full-length, “Dropped Pianos”, rilasciato lo scorso novembre sempre su Kranky, non va ritenuto un mero EP, perché la sessione di registrazione dei brani di entrambi i dischi, tenutasi il 21 luglio 2010 all’interno della Fríkirkjan Church di Reykjavík, isolata chiesa islandese in cui i Sigur Rós hanno generato le parti più cupe del loro Von (1997), è stata la stessa. Tuttavia, le analogie non finiscono qui. Il titolo “Dropped Pianos” non è casuale, infatti, è tratto direttamente da “The Piano Drop”, prima traccia di Ravedeath, 1972. Inoltre, la copertina per entrambi i dischi presenta la medesima incorniciata immagine in bianco e nero, laddove sono i colori di tale contorno ad aver assunto tonalità chiare per “Ravedeath, 1972″ ed oscure per “Dropped Pianos”, a rimarcare per l’ennesima volta la sola e piccola differenza che li separa: l’atmosfera che emerge dal loro ascolto.

“Ravedeath, 1972″ è stato vibrante, organico, caratterizzato dai suoni dei sintetizzatori accompagnati dall’organo a canne locale e dalla sua (piacevole) pesantezza, a tratti devastante. “Dropped Pianos” l’esatto opposto: leggero, intimo, sognante e, dunque, più che mai glaciale. Non si tratta solo dell’altra faccia della medaglia. I nove sketch costituiscono quelli che potrebbero considerarsi gli esercizi preparatori di quanto cronologicamente è stato pubblicato mesi prima, seppur in presa diretta e poi manipolati in studio. I nove brani rivelano solide basi espressive rintracciabili, tra echi e riverberi, in un imperturbabile e quasi solenne minimalismo, privato di un successivo processo di digitalizzazione.

Nonostante il suo lato volutamente grezzo, la consueta maestria dell’artista canadese si manifesta nel percorso tracciato nell’arco di mezz’ora, a testimonianza della sua frammentata essenzialità, basandosi su evanescenti melodie intersecate a flussi eterei. “Dropped Pianos” presenta una sua equilibrata coerenza tra momenti riflessivi (come in “Sketch 4”) e rumorosi (ad esempio, in “Sketch 9”). Questi non sono né incompiuti, né incompleti, perché legati tra loro e tutti accomunati dalla presenza dei ripetuti, centellinati ed espansi elementi pianistici, talvolta nascosti nel precedente lavoro, che, invece, dominano la scena, per un’inversione completa di tonalità. Da ciò si evince la complessità di un disco per nulla in tono minore, ennesima convincente prova di Tim Hecker, le cui idee restano in continua espansione. Tra sacro e profano.

Dropped Pianos
[ Kranky – 2011 ]
Similar Artist: Aphex Twin, Biosphere, Boards Of Canada, Bvdub, Murcof
Rating:
1. Sketch 1
2. Sketch 2
3. Sketch 3
4. Sketch 4
5. Sketch 5
6. Sketch 6
7. Sketch 7
8. Sketch 8
9. Sketch 9

Ascolta “Dropped Pianos”

Tracklist
 
 

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