CHILDISH GAMBINO
Camp

 
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di Antonio Sacristano
21 marzo 2012
 
Childish Gambino

Devo prima di tutto chiedere scusa alla memoria di Tupac Shakur e Notorious B.I.G. se ascolto, mi interesso ed addirittura scrivo di Childish Gambino (Childish Gambino ???).

Questo non sa niente del RAP; questo non sa niente della Cultura HIP-HOP; questo non sa niente della vita nel Ghetto; questo non sa niente della disperazione; questo non sa niente della ribellione alla disperazione.
Questo è un comico (stand-up comedian) abituato ad usare il linguaggio per far ridere, con humor tutto americano, il suo pubblico della classe media che dopo l’ufficio esce a cena fuori con gli amici e va poi a farsi prendere in giro da lui, pagandolo pure. E’ uno quindi che scrive monologhi, battute brevi, veloci, caustiche, usa e getta e quindi con tutto quello che è la “cultura HIP-HOP” non c’entra proprio niente.
Il suo vero nome è Glover “qualcosa” (inutile impegnarsi a ricordarlo) ed il suo pseudonimo da “rapper” lo ha tirato fuori da un “generatore automatico di pseudonimi” !
Penso di aver detto abbastanza.

Dopo questa premessa mi vedo costretto ad analizzare il disco e, vi assicuro, non c’è proprio niente da analizzare.
E’ un disco assolutamente inutile se non addirittura deleterio.
Risulta evidente che ha maldestramente tentato di seguire le orme di Kanye West in “College Dropout” ma non ha assolutamente niente della voglia di introspezione che aveva Kanye West all’epoca.
Le ritmiche su molti brani e alcune soluzioni melodiche non sono affatto male ma risultano evidentemente finte e totalmente distaccate dai testi.
I testi sono tutti esclusivamente incentrati su di lui, le sue difficoltà (finte) a farsi accettare come “negro”, i suo problemi con le fidanzatine ed altre banali amenità.
Si, sa “rappare” nel senso che il “flow” e la metrica gli vengono fuori bene però, come detto, è il suo mestiere lavorare costruendo monologhi. Pathos uguale a zero, però.

“Firefly”, il brano di apertura, ricorda evidentemente Kanye West ma aveva lasciato ben sperare per il seguito.
“Heartbeat” è sicuramente il suo prodotto peggiore, ma anche “That Power” non è da meno.
In “Backpackers” spreca una buona soluzione ritmica per scimmiottare malamente il gangsta-rap.
In “L.E.S.” ha scopiazzato Ne-Yo e Bobby Valentino per una canzoncina romantica.
In “You See Me” spreca un “flow” ed alcune soluzioni liriche simpatiche per un pezzo che sembra essere diventato solo un momentaneo tormentone nei college dei ricchi pargoli della West Coast (“I’m on my ballin each and every day/Asian girls everywhere, UCLA”).

In “Sunrise” ha scopiazzato “Sunrise” dei Yeasayer e proprio non si capisce perché !
In tutti i brani usa il “dissing” (le parolacce irrispettose) a casaccio, così … perché ce le doveva mettere.
Il resto, pure, è “fuffa”.

Un disco di che si annunciava di underground-rap pubblicato da una etichetta indipendente e preceduto da alcune mixtapes aveva suscitato la mia curiosità.
… ma vorrei non averlo mai ascoltato.

Camp
[ Glass Note – 2012 ]
Similar Artist: Ne-Yo, Justin Bieber
Rating:
1. Outside
2. Fire Fly
3. Bonfire
4. All the Shine
5. Letter Home
6. Heartbeat
7. Backpackers
8. L.E.S.
9. Hold You Down
10. Kids (Keep Up)
11. You See Me
12. Sunrise
13. That Power

Ascolta “Bonfire”

Tracklist
 
 

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